Sera qualsiasi di un giorno marchiato a fuoco, nella camicia nera pulsa lento il mio sudore.
Respiro piano la mia sigaretta, attorno al piccolo forno della pizzeria da asporto si è radunato un pugno d’anime surriscaldate. Respirano anch’esse, seppure in moviola, affaticate si trascinano, bisbigliano al cellulare. Un ricordo di alcol sul mio palato, le palpebre si chiudono in un sospiro di brezza calda. Poi in due passi di sandali annoiati la brezza mi porta te. Non apro gli occhi dietro le lenti scure, il tuo profumo è colorato e impetuoso, i sensi esplodono come lava, trasportano ricordi di questo stesso profumo, di pelle, di labbra, di gesti disegnati al buio. No, non mi va di aprire gli occhi, non so chi sei né chi mi ricordi, mi va di cullarmi nel profumo che hai addosso, di accarezzare memorie che tornano a pezzi, di toccare una donna di cui non so più il nome. Ti sento camminare lenta, nel passo di chi attende, poi da dietro il bancone qualcuno chiama
- Giulia!
Il tuo passo ora è affrettato, non so se sei bionda, bruna o rossa ma in qualche modo ti sento sorridere. Prendi la tua pizza e te ne vai, i ricordi che ho sfiorato si dissolvono abbracciati al tuo profumo.


