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	<title>Main Offender &#187; Racconti</title>
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		<title>Main Offender &#187; Racconti</title>
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		<title>Narciso</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 19:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lurida la pioggia gonfia senza ritegno l&#8217;afa che non può sciogliere. Le auto in fila sono un solco colorato nel finestrino del treno, segni di vandali sulla strada che un tempo accolse legioni vittoriose.
Dove sto andando? Da dove sono partita? Cosa ne è stato dei sogni che inseguivo?
Sfasciacarrozze e supermercati inseguono senza sosta il mio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=172&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Lurida la pioggia gonfia senza ritegno l&#8217;afa che non può sciogliere. Le auto in fila sono un solco colorato nel finestrino del treno, segni di vandali sulla strada che un tempo accolse legioni vittoriose.</p>
<p><em>Dove sto andando? Da dove sono partita? Cosa ne è stato dei sogni che inseguivo?</em></p>
<p>Sfasciacarrozze e supermercati inseguono senza sosta il mio sguardo, carta vetrata sulle mie iridi. Lo squallore monta nello stomaco, la nausea si alza dal profondo.</p>
<p><em>Le nuvole là fuori ansimano.</em></p>
<p>Le risa  sguaiate della Regina del Quartaccio, sordida compagna di scompartimento in questo viaggio mai desiderato svegliano in me la voglia di urlare, ma non c&#8217;è suono e non c&#8217;è confine, i pezzi cadono in me uno dietro l&#8217;altro.</p>
<p><em>Io, io in questa vita avrei potuto&#8230;se solo&#8230;</em></p>
<p>poi i freni i binari esplodono in dissonante agonia il mio corpo improvvisamente leggero si stacca dal sedile senza speranza batte duro sull&#8217;acciaio il naso che si spezza il sapore del mio sangue le orecchie colme del grido delle ruote, dell&#8217;urlo tuo, del macchinista</p>
<p><em>Chi eri? Da dove eri partito? Cosa ne è stato dei sogni che inseguivi?</em></p>
<p>Ora il tuo sangue è sparso dove in un giorno lontano marciavano sicuri i centurioni, le tue membra scomposte e immemori delle vite che hai sfiorato sono sale sulla mia lingua. Ti odio Narciso e ti disprezzo, superbo tu, invadente nel Suicidio, ti odio anche se mi hai liberata anche se infine la pace mi abbraccia.</p>
<p><em>Il mio respiro rallenta.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Da qualche parte al di là delle palpebre chiuse sento il pianto del macchinista.</p>
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		<title>Esterno giorno</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 23:18:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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		<description><![CDATA[Esterno giorno in primavera, sole e sangue. Ossa spezzate. La voce di una bambina rotta dai singhiozzi.
- Ti prego. Ti pregooooooooo! Ti prego n&#8230;.
&#8230;
Il tuo sorriso è carezza sul mio basso ventre, sei come carne putrida nei mille occhi di una mosca. Le tue labbra umide. I tuoi capelli. L&#8217;idea di toccarti e distruggerti mi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=167&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><i>Esterno giorno in primavera, sole e sangue. Ossa spezzate. La voce di una bambina rotta dai singhiozzi.</i></p>
<p><i>- Ti prego. Ti pregooooooooo! Ti prego n&#8230;.</i></p>
<p>&#8230;</p>
<p>Il tuo sorriso è carezza sul mio basso ventre, sei come carne putrida nei mille occhi di una mosca. Le tue labbra umide. I tuoi capelli. L&#8217;idea di toccarti e distruggerti mi scava nel profondo. La brama di strapparti i capezzoli inietta i miei occhi di sangue, succhia tutta la mia saliva e il cuore batte indemoniato e non mi importa più di avere settantasei anni. Non mi importa nemmeno che tu ne abbia nove.</p>
<p>-</p>
<p><span id="more-167"></span>Mi sveglio lentamente, più del solito, sulle spalle il fardello dei sogni è pesante e infame: le immagini si sciolgono svelte per non farsi catturare. Mi sveglio lenta, troppo lenta, oddio mi sa che non sto bene. Mi metto a sedere, la testa gira, il braccio sinistro si lamenta, trafitto da uno sciame di spilli cattivi.</p>
<p>-</p>
<p>Mi sono svegliato presto, del resto i sogni di te mi fanno dormire poco. I sogni di leccarti, ma solo quando sarai morta. Tutte le mattine ti accompagno a scuola: oggi però nel tuo zaino ho infilato un martello e una tenaglia. Camminiamo mano nella mano, tu annusi l&#8217;aria e il sole, freno la fame di spezzarti le dita e mentre non guardi mi lecco i baffi bianchi.</p>
<p>-</p>
<p>Mi alzo dal letto, un dolore sordo si fa strada sotto il mio seno, il braccio sinistro, il braccio urla sempre più forte è il cuore è il cuore Luisa mio Dio mio Dio metti su qualcosa Luisa vola al Pronto Soccorso l&#8217;ospedale è vicino si è vicino, sei anziana ma ce la puoi fare. Scendi piano le scale Luisa non far cadere le chiavi della macchina, appoggiati alla ringhiera, la vecchia 127 è parcheggiata lì fuori, Luisa&#8230;<br />
vale la pena<br />
ancora<br />
vivere<br />
almeno ancora un po&#8217;.</p>
<p>-</p>
<p>Sogno il tuo volto imbrattato di sangue&#8230;e magari di altro, lì sotto qualcosa si muove eppure pensavo fosse in pensione hehehe. Nello zaino il martello e la tenaglia sbatacchiano tra loro, si scambiano umori ferrei. Siamo quasi all&#8217;altezza del parco, camminiamo lungo il muretto di cinta che proteggerà le nostre effusioni. Ancora qualche passo e arriveremo al cancello che è sempre aperto come tu sarai tra poco.</p>
<p>-</p>
<p>Le mani tremano sul volante, il dolore nel petto è sempre più cattivo, il braccio mi sta per abbandonare ma sento ancora battere il cuore ti prego non fermarti, non adesso, manca poco, pochi minuti. All&#8217;altezza del parco gira a destra Luisa, non sbagliare. Poi il dolore nel petto diventa una spada, gli occhi si riempiono di sabbia, non ho più forza e il cuore batte una volta ancora ma sa che è l&#8217;ultima.</p>
<p>&#8230;</p>
<p><i>Esterno giorno in primavera, un muretto di mattoni. Una bambina che ride al profumo della vita. Una vecchia 127 che slitta inconsapevole guidata da una morta. Un anziano con i baffi umidi di saliva.</i></p>
<p><i>Il vecchio si volta a guardare nove quintali di lamiera che precipitano verso di lui decisi a schiacciarlo sul muretto e mentre il paraurti frantuma le sue gambe mentre il motore si schianta nel suo petto mentre la notte cala nel suo sguardo lui realizza che quella è la sua macchina e che gli occhi sbarrati della vecchia dietro il volante sono quelli di sua moglie.</i></p>
<p><i>Sole e sangue. Ossa spezzate. La voce di una bambina rotta dai singhiozzi.</i></p>
<p><i>- Ti prego. Ti pregooooooooo! Ti prego nonno non morire!</i></p>
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		<title>La Luna</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2007 22:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;And when I&#8217;m walking a dark road
I am a man who walks alone&#8221;
La morte mi avvolge come il gelo la pioggia. La sera è profonda, la luna racconta storie perverse. La cerata nera è un sudario sulle mie spalle, gli stivali arrancano nel fango. Le mie mani rosse del ghiaccio di dicembre stringono appassionate la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=155&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>&#8220;And when I&#8217;m walking a dark road<br />
I am a man who walks alone&#8221;</em></p>
<p>La morte mi avvolge come il gelo la pioggia. La sera è profonda, la luna racconta storie perverse. La cerata nera è un sudario sulle mie spalle, gli stivali arrancano nel fango. Le mie mani rosse del ghiaccio di dicembre stringono appassionate la vanga. La terra ti copre da poche ore Isabella: terra bagnata e molle, l&#8217;odore di pioggia mi fa già assaporare la tua pelle fredda. Cammino lungo i  vialetti del cimitero, i lumi delle tombe mi fanno da guardia. Poi la tua lapide Isabella&#8230;la tua lapide grigia. Il vento e la pioggia la accarezzano, scavo nella terra. Non si può morire a diciotto anni. Isabella io e te e la nostra infanzia spesa ad inseguirci sui prati, fiori rossi Isa, rotolavamo nell&#8217;erba e nel rosso e ridevamo. Ricordi? Ora l&#8217;acqua scende, dal cielo e non ha pietà Isabella, mentre la vanga rimuove il peso che ti schiaccia le tue immagini tornano nella mia mente. Ci volevamo bene io e te io ti accarezzavo eri così bianca, tu ti guardavi in giro perché avevi paura che qualcuno ti vedesse con me, che i dottori dicevano ero ritardato. La buca ormai è profonda, l&#8217;odore della terra nelle narici, respiro il freddo mentre spunta la tua bara. Ti ricordi il Luna Park? La notte era chiara e tu avevi bevuto, Isa-bella bionda io pensavo di essere in cima alla montagna io pensavo di pisciare giù sul mondo. Le mie braccia tremano mentre sollevo il coperchio, sei bella, sei bianca Isabella, il tuo collo ha segni viola ma a me piaci così. Ti abbraccio. Quella sera e il Luna Park, Isa, quel tuo sorriso imbarazzato mi hai detto che io non ero il tuo ragazzo che eravamo solo amici che abbracciarsi e darsi due baci non vuol dire niente che&#8230;sollevo la tua testa, sai di terra Isa mentre ti bacio ancora. Ma quella sera mi hai fatto tanto arrabbiare, eravamo soli sulla stradina di fango, i tuoi occhi erano verdi e tu mi dicevi che non ci potevamo sposare mai. Mai&#8230;MA ORA COSA SONO QUESTE LUCI ISA QUESTI RUMORI CHI E&#8217; CHE GRIDA DI ALZARE LE MANI, IO SONO SCAPPATO QUELLA SERA DOPO CHE MI AVEVI FATTO ARRABBIARE DOPO CHE TI AVEVO STRETTO LA GOLA AMORE MI METTONO LE MANETTE AMORE URLANO TUTTI PERCHE&#8217;? PERCHE&#8217;?</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Piango in macchina con i signori poliziotti, piango perché ti ho uccisa. Perché ero tanto arrabbiato perché ti ho stretto la gola e poi me ne sono andato come niente fosse, perché ti amavo, perché quando è arrivato quel tizio non mi sono voltato perché tu gridavi aiuto ma io avevo paura Isa, anch&#8217;io come te e mentre tu morivi io camminavo nel fango.</p>
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		<title>Il cuore di Carmelo</title>
		<link>http://offender.wordpress.com/2007/12/06/il-cuore-di-carmelo/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2007 23:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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		<description><![CDATA[Le gomme bruciano l&#8217;asfalto, divorano la strada. Due sagome nere incidono nel vento una scia scura, si inseguono a perdifiato verso un&#8217;unica rossa e palpitante meta. Il cuore di Carmelo.
&#8230;
La casa è una boa di mattoni in un oceano di colline nude, una brezza nervosa fa tremare i panni nel cortile: macchie colorate nelle iridi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=154&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Le gomme bruciano l&#8217;asfalto, divorano la strada. Due sagome nere incidono nel vento una scia scura, si inseguono a perdifiato verso un&#8217;unica rossa e palpitante meta. Il cuore di Carmelo.</em></p>
<p>&#8230;</p>
<p>La casa è una boa di mattoni in un oceano di colline nude, una brezza nervosa fa tremare i panni nel cortile: macchie colorate nelle iridi scure di Anna, immerse nelle nuvole che passano davanti alla finestra della cucina.</p>
<p>Anna è innamorata, oggi e da sempre.</p>
<p><span id="more-154"></span> &#8211; Che cazzo guardi, fuori, eh?<br />
Anna si volta verso la cucina.<br />
- Niente, Carmelo.<br />
- Nieeente, Carmeeeloooo!<br />
Anna cerca il silenzio. Carmelo la guarda con quegli occhi che dicono sei inutile. E stupida.<br />
- Non mi distrarre cretina! Non lo vedi che sto lavorando?</p>
<p>Anna guarda il tavolo colmo di alambicchi e i sacchetti di polvere bianca accumulati sul pavimento.</p>
<p>Carmelo ha lavorato, sì. Tutta notte. E ora ha gli occhi rossi di insonnia e adrenalina come quando è tornato a casa tre giorni fa con quella borsa piena di soldi, perché lui da Anna torna sempre anche dopo averla lasciata sola per molte settimane, in braccio alla fame, alla solitudine, ai rumori nella notte. E puzzava quando è tornato, di sudore e di alcol ma soprattutto di paura, l&#8217;ha sentita Anna la paura nei suoi pugni perché Carmelo quando ha paura beve, e quando beve picchia e Anna cerca di farsi piccolina, piccolina fino a scomparire, fino a diventare trasparente, fino a scordarsi di se stessa.</p>
<p>Anna pensa alla borsa e ai soldi che gli alambicchi stanno trasformando in droga, Anna chiude gli occhi per dimenticare la schiena dolorante di calci e all&#8217;improvviso sente un ronzio. E&#8217; leggero e insieme cupo, porta con sé qualcosa di cattivo.</p>
<p>- Carmelo, hai sentito?<br />
- Che cosa?<br />
- Que&#8230;questo rumore.<br />
Carmelo annusa l&#8217;aria, gli occhi allucinati vagano per la stanza poi si stringono a fessura.<br />
- Taci. CRETINA. Taci.</p>
<p>Anna sente la paura gorgogliare nelle vene. Il ronzio è cresciuto. Ora è un rumore di sottofondo. Le fusa di una tigre.</p>
<p>Poi il ruggito dei motori spazza il cortile e Carmelo spalanca gli occhi, poi il canto dei mitra e Anna grida di terrore e si butta sotto il tavolo mentre i proiettili disintegrano i vetri, frantumano gli alambicchi, scavano crateri nelle pareti.</p>
<p>Anna nasconde la testa fra le mani mentre l&#8217;inferno alita per la stanza, nelle braccia di Carmelo è spuntato un fucile, la porta di ingresso vibra sotto le raffiche di mitra e poi si schianta inerme. Anna vede un demone nero entrare in casa poi Carmelo spara e il demone crolla a terra. Ma dietro c&#8217;è un&#8217;altra ombra scura, il mitra grida ancora e le gambe di Carmelo si spezzano.</p>
<p>Poi finalmente è silenzio. Anna sente ronzare le orecchie, il naso pieno di lacrime e dell&#8217;odore della polvere da sparo.</p>
<p>I pesanti stivali neri fanno scricchiolare piano i vetri sul pavimento. Carmelo rantola come un cane ferito. Anna piange. L&#8217;ombra si ferma. Si è accorta di lei, gli stivali si muovono lenti verso il tavolo. Anna trema di orrore e chiude gli occhi, non vede il calcio del mitra abbattersi sul suo viso. Una vampata di dolore la morde feroce, poi Anna crolla a pancia in giù e scivola nell&#8217;oblio.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Anna apre gli occhi e fra le lacrime e il sangue vede un femore di Carmelo spuntare dalla coscia lacerata. Il Demone è seduto sul pavimento e le volta le spalle nascondendo il volto del compagno di Anna. Sta fumando una sigaretta.</p>
<p>- Te lo chiedo un&#8217;altra volta Carmelo. L&#8217;ultima.<br />
La voce è pacata è tranquilla.<br />
- Hhhnnnnhh&#8230;<br />
- Dove sono i soldi?<br />
- Li ho usati per la droga te l&#8217;ho detto te l&#8217;ho detto ti prego non ce li ho più ti prego ti pregoooo&#8230;.<br />
La voce di Carmelo è l&#8217;agonia di una bestia azzoppata. Il Demone si passa una mano nei lunghi capelli neri.</p>
<p>- Così non va bene cazzo Carmelo, lo capisci che non va bene? Secondo te posso andare a raccontare questa cosa al Capo?</p>
<p>Anna si guarda in giro. Il cadavere del demone numero uno è disteso a pancia in giù, la chioma bionda sparsa sul pavimento. I mobili della cucina sono gonfi di proiettili. Un&#8217;antina si è spalancata vomitando sul pavimento scatolette e detersivi.</p>
<p>E una bottiglia di alcol.</p>
<p>Anna muove il braccio sinistro pregando di non fare rumore. Tende la piccola mano verso la bottiglia, la sfiora con le unghie. Piano&#8230;</p>
<p>- Perché vedi, il Capo è tanto incazzato con te.</p>
<p>Per un infinito istante sembra che la bottiglia voglia scivolare via, poi comincia a rotolare piano verso Anna.</p>
<p>- E c&#8217;ha ragione, Carmelo. Cioé, lo capisco.</p>
<p>Anna afferra la bottiglia e la preme leggermente. Un filo di alcol comincia piano a disegnare una macchia sulle piastrelle, lambendo la camicia scura che il Demone porta fuori dai jeans neri.</p>
<p>- Perché non puoi cercare di fottere il Capo, Carmelo. E non puoi nemmeno cercare di fottere me.</p>
<p>Carmelo singhiozza. Anna infila una mano in tasca ed estrae l&#8217;accendino mentre la macchia di alcol si allarga sul pavimento.</p>
<p>- Quindi mi spiace, ma sei tu che te la sei cerc&#8230;</p>
<p>Il Demone ha sentito qualcosa, un rumore, un odore, appoggia le mani sul pavimento  inzuppandole nell&#8217;alcol mentre Anna fa scattare l&#8217;accendino. Il Demone balza in piedi urlando di rabbia e stupore, le mani sono torce, le fiamme divorano la sua camicia. Anna rotola lontano dal fuoco e imbraccia il fucile di Carmelo.</p>
<p>Il Demone avanza verso di lei imprecando, poi Anna fa fuoco e lui cade senza un lamento. Anna ansima stringendo il fucile mentre guarda le fiamme estinguersi piano.</p>
<p>Poi si alza e cammina lenta verso Carmelo. Lui la guarda come un neonato guarda le tette di mamma. E sorride. Cazzo, sorride.</p>
<p>- Sei&#8230;sei grande bambina.</p>
<p>Anna sente la nausea invadere le sue viscere.</p>
<p>- O&#8230;ora chiami un&#8217;ambulanza. Diciamo che sono ladri. Che ci siamo difesi. Starò bene bambina, non preoccuparti per me.</p>
<p>Le braccia di Anna tremano.</p>
<p>- Ti amo&#8230;BAMBINA.</p>
<p>Anna punta il fucile e preme il grilletto.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Zanardi</title>
		<link>http://offender.wordpress.com/2007/11/22/zanardi/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 11:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[offender]]></category>

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		<description><![CDATA[Bologna, Ferragosto 2006. Una città fantasma, uno stato d&#8217;animo particolare. Due righe scribacchiate su un taccuino, che Emma mi ha ricordato con il suo post su Pazienza.

Sotto i portici deserti della Bologna di Ferragosto non c’eri più nemmeno tu, Zanna, eppure ti ricordi quante ne abbiamo fatte insieme.
Sotto il sole spietato e nel silenzio irreale, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=143&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Bologna, Ferragosto 2006. Una città fantasma, uno stato d&#8217;animo particolare. Due righe scribacchiate su un taccuino, che Emma mi ha ricordato con il suo <a href="http://milanovalencia.wordpress.com/2007/11/21/post-maivisto-%e2%80%93-post-preparatorio/" target="_blank">post</a> su Pazienza.</em></p>
<p><a href="http://offender.files.wordpress.com/2007/11/zanardi.jpg" title="Zanardi"><img src="http://offender.files.wordpress.com/2007/11/zanardi.jpg" alt="Zanardi" /></a></p>
<p>Sotto i portici deserti della Bologna di Ferragosto non c’eri più nemmeno tu, Zanna, eppure ti ricordi quante ne abbiamo fatte insieme.</p>
<p>Sotto il sole spietato e nel silenzio irreale, ho cercato nelle piazze e lungo i viali dell’Università: ma dei giorni passati a ritrovare il male, solo i volantini dimenticati sulle bacheche sembravano conservare la memoria.</p>
<p>Però tanto lo sai che alla fine ci rivedremo, Zanna, per ridere ancora di mille feste pagane, per brindare con il sangue dei nostri bottini, per un poker e per un Jack Daniel’s e per scoprire</p>
<p>CHI ERAVAMO</p>
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			<media:title type="html">Zanardi</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>I nani</title>
		<link>http://offender.wordpress.com/2007/11/19/i-nani/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Nov 2007 22:12:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[offender]]></category>

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		<description><![CDATA[Vivevo tranquillo e beato finché non sono arrivati i nani. Piccoli, fottutissimi, bastardi nani negri. Mi hanno succhiato ogni voglia di vivere, bevono il latte dal mio frigorifero. Figli di troia! Da quando mamma non vive più qui hanno cominciato ad aggirarsi per casa come se non gliene fregasse nulla. Alti che so, sessanta centimetri? [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=139&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Vivevo tranquillo e beato finché non sono arrivati i nani. Piccoli, fottutissimi, bastardi nani negri. Mi hanno succhiato ogni voglia di vivere, bevono il latte dal mio frigorifero. Figli di troia! Da quando mamma non vive più qui hanno cominciato ad aggirarsi per casa come se non gliene fregasse nulla. Alti che so, sessanta centimetri? Più il cappello bianco a cono? Strafottenti e senz&#8217;altro incuranti di causarmi fastidio e ripugnanza. La mattina me ne sto sulla tazza e me li trovo davanti, in due o tre a saltare e litigare, a urlare assordanti, srotolando la carta igienica (che a me serve) e ridacchiando puzzolenti. La notte vado a coricarmi, e proprio quando sto per prendere sonno, i piccoli bastardi entrano in processione nella stanza, emettendo suoni osceni, saltando ignudi sul letto, gridando canzonacce così da non farmi addormentare. Addirittura ieri sera mi accingevo a consumare la mia cena, ed ecco giungere in sala da pranzo un drappello di nani bavosi! Si mettono in fila e mi mostrano le chiappe negre, guastandomi come è ovvio l&#8217;appetito. Devo pensare a una soluzione. Finora sono sempre rimasti nascosti in casa, ma presto potrebbero saltare in macchina e mettermi in imbarazzo sul lavoro. E questo non lo posso permettere.</p>
<p>&#8230;<span id="more-139"></span></p>
<p>- Ma non era una scena di un film &#8217;sta storia qua?<br />
- E che cazzo te ne frega?<br />
- Minchia daiiii&#8230;<br />
- Ma che cazzo te ne frega? Che cazzo te ne frega? Ascolta, te la posso raccontare tutta o no?<br />
- Eh, sì, racconta dai&#8230;<br />
- Allora. Allora. Tu entri nella gioielleria, ok?<br />
- Eh.<br />
- Eh, e quando arrivi lì dal commesso, però quello lì che t&#8217;ho detto, ok? Quello anziano sfigato?<br />
- Sìììì&#8230;<br />
- Minchia che palle. Arrivi lì, ok? Arrivi lì e gli fai il sorriso da figa&#8230;<br />
- Ecco. Mi spieghi a che cazzo serve che gli faccio il sorriso da f&#8230;<br />
- Serve! Serve! Lo metti sulla difensiva va bene? Allora, arrivi lì, gli fai il sorriso da figa e a quel punto tiri fuori il cellulare, glielo piazzi in mano e gli dici: &#8220;Ascolti qui&#8221;.<br />
- Gli devo dare del lei?<br />
- Non importa. Non importa. Ascolta, lui piglia il cellulare, se lo mette all&#8217;orecchio e&#8230;sì, sì, non fare la faccia da cazzo, se lo mette all&#8217;orecchio e a quel punto dall&#8217;altra parte ci sono io&#8230;<br />
- Eh.<br />
- &#8230;ci sono io, e gli dico &#8220;Abbiamo tua madre. Se non riempi di gioielli la borsetta di questa donna la ammazziamo. Niente scherzi&#8221;.<br />
- Minchia, &#8220;niente scherzi&#8221;&#8230;<br />
- O quel cazzo che mi viene in mente, il concetto è quello. La madre c&#8217;ha tipo 95 anni e sta all&#8217;ospizio perché è malata, ma lui ci è affezionato, la va a trovare tutte le settimane.<br />
- E se non ci crede?<br />
- Ci crede! E comunque non può correre il rischio e poi il negozio non è nemmeno suo, che cazzo gliene frega?<br />
- Te dici che funziona?<br />
- Sì. Fidati. Ok?<br />
- Ok&#8230;</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Maledetti nani negri e bastardi, stanotte ho chiuso a malapena occhio! Sul lavoro devo essere vigile, ma a loro no, non interessa! Mostriciattoli! Lo sanno che maneggio merce di valore, ma se ne fregano, saltano sul lenzuolo e si denudano, mi fanno vedere anche il coso e urlano succhialo! Succhialo, ma scherziamo? E ce l&#8217;hanno anche bello grosso quegli gnomi schifosi! Succhialo! Urlano&#8230;mamma mia. Sono sudato? Sono sudato. Le mani, mio Dio&#8230;la fronte. Se se ne accorge il direttore sono guai. Mi devo dare un&#8217;asciugata con il fazzoletto. Dove l&#8217;ho messo? Dio! Dio! Ho dimenticato il fazzoletto! No! Bastardi! Siete stati voi piccoli negri, non l&#8217;ho mai dimenticato in quarant&#8217;anni, me l&#8217;avete rubato voi prima che usciss&#8230;</p>
<p>- Buongiorno.<br />
Madonna una cliente. Mamma mia. Sono sudato. Mamma mia.<br />
- Buon-giorno signorina.<br />
Sorride. Lasciva, sicuramente è una prostituta. Allunga un braccio mamma mia speriamo non mi voglia stringere la mano sudata mamm&#8230;<br />
- Ascolti qui.<br />
Un cellulare? Cosa succede? Cosa succede? Prendo il telefono. Lei continua a sorridere. E&#8217; una prostituta, sicuro sicuro sì.<br />
- P-pronto?<br />
- Pronto.</p>
<p>- (Mi ascolti bene abbiamo sua madre)<em> Questa donna è la mamma di tutti i nani.<br />
</em>- Come? Come scusi?<br />
- (Abbiamo sua madre e le faremo del male se lei non seguirà le mie istruzioni)<em> Questa donna è la mamma di tutti i nani e fra poco dalla sua gonna ne usciranno a decine e cominceranno a cacare per la stanza.<br />
</em>- No! No!<em><br />
</em>- (Riempia di gioielli la borsetta di questa donna e sua madre si salverà)<em> E tireranno fuori IL CAZZO e lo agiteranno in giro finchè tu non glielo succhi.<br />
</em>- No! Sono al lavoro! Sono al lavoro la prego!<br />
- (Faccia quello che le dico e nessuno si farà male)<em> Mi spiace. Il tuo destino è segnato.</em></p>
<p>Chiudo il cellulare. Brutta stronza, allora sei tu che partorisci quei mostri. Sul lavoro. Sul lavoro no, non lo posso permettere. Non ho scelta. Infilo una mano sotto il bancone, la mia mano sudata stringe il tagliacarte che mamma mi ha regalato per il cinquantesimo compleanno. I suoi occhi ammiccano senza pudore, le mani da prostituta aprono la borsetta. Vedo già gli schifosi minuscoli negri brulicare sotto la sua gonna. No. Non qui. Sento le loro voci stridule, il loro odore nauseabondo. No!</p>
<p>No.</p>
<p>Uno scatto e la lama affonda nel mio collo, il sangue esplode caldo e i nani,</p>
<p>i nani finalmente tacciono.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Ossa</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 22:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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		<description><![CDATA[Le mie ossa reggono poca carne e troppi tatuaggi, le vene scolpiscono le mie mani coperte d&#8217;oro. La tempesta si avvicina come il marciare dei miei ricordi, immagini perdute che non so più dove ho lasciato. Trascina e soffia dentro di sé foto e dischi e articoli di giornale, tette morse e dimenticate in quarant&#8217;anni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=130&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Le mie ossa reggono poca carne e troppi tatuaggi, le vene scolpiscono le mie mani coperte d&#8217;oro. La tempesta si avvicina come il marciare dei miei ricordi, immagini perdute che non so più dove ho lasciato. Trascina e soffia dentro di sé foto e dischi e articoli di giornale, tette morse e dimenticate in quarant&#8217;anni di orgasmi e agonia. Oltre le vetrate le luci della città ridono sguaiate attraverso i miei lunghi capelli grigi. Il vento annusa i muri di questa villa, sbatte contro i vetri le memorie degli anni sessanta. Lucidi scorci di un cervello bagnato di droga, di un milione di labbra abbandonate, dei pavimenti che bollivano di LSD.</p>
<p>Chi avrebbe scommesso che sarei stato l&#8217;ultimo a reggersi in piedi? Butto giù un altro bicchiere. Mi alzo e la vodka pulsa nelle mie gambe, avanzo nel salone, i muri coperti di dischi dorati e di ingordigia. I vetri fremono e ansimano mentre il vento li violenta, la stanza vibra, vomita immagini di orge forsennate, di amici perduti, di condoglianze gelide spedite lontano.</p>
<p>Ragazzo, tu sei ancora in piedi. Tu sei ancora vivo, mentre schiere di volti Riposano In Pace.</p>
<p>La tempesta spalanca le finestre, la pioggia mi schiaffeggia mentre danzo solo. Litigo scherzoso con l&#8217;acqua e con l&#8217;aria, nuoto nel gelo come una strega morente, in fondo al salone una porta di noce. La bufera ha conquistato ormai la casa, i tappeti sono fradici sotto i piedi nudi, una maniglia dorata, il sussurrare dei cardini, poi una culla intrisa di silenzio.</p>
<p>Chiudo gli occhi, non serve che i neon vengano a incendiare la stanza, in ginocchio accarezzo tutte le mie chitarre. Vedo passare arene urlanti, piccoli e fumosi locali tumulati nel sepolcro dell&#8217;adolescenza. E poi lei piccola si sdraia nelle mie mani  e  un fiume di note mi invade immemore di ciò che è stato. La sfioro incerto ed eccitato come quel giorno di mille anni fa, quando tutto era ancora grande, quando tutto era da cantare, quando il vento portava solo buoni odori.</p>
<p>E mentre la tempesta si sbatte lontana, io abbraccio lei e comincio a suonare piano.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/offender.wordpress.com/130/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/offender.wordpress.com/130/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/offender.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/offender.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/offender.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/offender.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/offender.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/offender.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/offender.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/offender.wordpress.com/130/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/offender.wordpress.com/130/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/offender.wordpress.com/130/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=130&subd=offender&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Amarcord</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Nov 2007 17:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[offender]]></category>

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		<description><![CDATA[I Navigli d&#8217;autunno appassiscono piano, non vogliono arrendersi all&#8217;abbraccio dell&#8217;inverno. La veranda del locale riscaldata dai funghi a gas è un&#8217;isola di tavolini e divanetti colorati. Aspiro fumo dalla mia Lucky Strike.
Una cameriera dal trucco pesante e dall&#8217;aria annoiata trascina il culo fino al mio tavolo. Deve essere nuova, perchè qui non l&#8217;ho mai vista. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=129&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>I Navigli d&#8217;autunno appassiscono piano, non vogliono arrendersi all&#8217;abbraccio dell&#8217;inverno. La veranda del locale riscaldata dai funghi a gas è un&#8217;isola di tavolini e divanetti colorati. Aspiro fumo dalla mia Lucky Strike.</p>
<p>Una cameriera dal trucco pesante e dall&#8217;aria annoiata trascina il culo fino al mio tavolo. Deve essere nuova, perchè qui non l&#8217;ho mai vista. Mi guarda come una cameriera guarda all&#8217;una di notte l&#8217;ultimo cliente. Per di più un fottuto carabiniere.</p>
<p>- Una caipiroska, grazie.</p>
<p>Culo Annoiato si allontana senza proferire parola.<br />
<span id="more-129"></span><br />
&#8230;</p>
<p>La mia mente risale piano dai pozzi oscuri di qualche droga aggiunta a quel fottuto cocktail. La coscienza si fa strada lenta e dissolve i frammenti di un sogno confuso. La carezza gelida di un tavolo d&#8217;acciaio risveglia la mia schiena, attorno a braccia e gambe la stretta ruvida di pesanti cinghie di cuoio. Apro gli occhi e sollevo la testa, muovo gli occhi ma vedo solo mura spoglie e&#8230;</p>
<p>c&#8217;è qualcuno nella stanza con me. Qualcuno che respira pesante dietro la mia testa. Faccio ruotare le pupille ma non riesco a vedere nulla.</p>
<p>- Ciao Capuozzo.<br />
La voce bassa e roca mi riporta a qualche secolo fa.<br />
- Ti ricordi il carico a Palermo, Capuozzo?<br />
Cazzo se mi ricordo. Sì.</p>
<p>&#8230;</p>
<p><span style="font-style:italic;">Stanotte il cielo di Palermo non sembra meno grigio di quello di casa mia. Il freddo addensa il nostro respiro mentre io e Carmela guardiamo i due ragazzi caricare il camion. Cento casse di roba, sei milioni puliti nelle mie tasche. Mi attende un bel viaggetto verso il Nord con la mia compare.</span></p>
<p><span style="font-style:italic;">Poi i miei occhi registrano qualcosa, qualcosa di sbagliato, cazzo uno dei ragazzi sta afferrando la pistola, è un attimo, è un secondo, è istinto di sopravvivenza, tiro fuori il mio ferro e faccio fuoco, il mio proiettile gli apre un buco nel petto e mentre lui cade a terra io mi volto e il bastardo numero due ha la pistola puntata alla gola di Carmela.</span></p>
<p><span style="font-style:italic;">- Adesso metti giù la pistola e te ne vai e io mi faccio un giro con il camion. </span><br />
<span style="font-style:italic;">- Sparagli Capuozzo! Sparagli!</span><br />
<span style="font-style:italic;">L&#8217;adrenalina monta, punto la pistola, guardo Carmela e guardo lui, sei metri di distanza, i due volti troppo vicini, cazzo è troppo rischioso.</span><br />
<span style="font-style:italic;">- Non fare stronzate&#8230;amico ascoltami non fare stronzate, metti giù quella pistola. Voglio solo il carico, non me ne frega un cazzo di voi.</span><br />
<span style="font-style:italic;">- Sparagli!</span><br />
<span style="font-style:italic;">Carmela con uno scatto gira il volto di profilo lasciandomi qualche centimetro di spazio.</span><br />
<span style="font-style:italic;">- Sparagliiiiiii!!!</span><br />
<span style="font-style:italic;">E sparo. Il proiettile abbandona la canna, vola sicuro verso il collo del bastardo e lì si affonda. Ma prima colpisce il volto di Carmela, trapassandole una guancia, facendo schizzare il sangue, spaccandole i denti e la mascella, facendo volare frantumi di osso e poi tutti e due si accasciano come fantocci. Cazzo.</span></p>
<p><span style="font-style:italic;">Mi avvicino. Ai due bastardi resta poco da vivere. Carmela è una maschera di carne, gli occhi chiari puntati su di me, la faccia sfondata. Tossisce sangue e schegge ossee, respira a fatica bolle di saliva rossa. Mi inginocchio e la guardo. Ha un cratere al posto della bocca. Se sopravviverà, ha poche speranze di diventare Miss Universo. Poi in lontananza sento urlare le sirene. Qualcuno ha sentito gli spari. Cazzo. Mi alzo. Carmela solleva un braccio verso di me ed emette un suono lamentoso e implorante&#8230;</span></p>
<p>- Mi hai lasciata lì, Capuozzo.<br />
Ci sono momenti in cui un uomo fa meglio a stare zitto.<br />
- Mi hai lasciata lì come un sacco di spazzatura. Mi hai lasciata in mano agli sbirri dopo avermi rovinata per sempre.<br />
Un <span style="font-style:italic;">shacco</span>. Per <span style="font-style:italic;">shempre</span>. Cristo.<br />
- Sei un vigliacco.<br />
- &#8230;<br />
- Oltre che un tiratore del cazzo.<br />
- Ero giovane Carmela, ora sono migliorato un sacco e&#8230;<br />
- Taci!<br />
- &#8230;<br />
- Taci. Taci pezzo di merda. Tu non sai cosa ho passato in questi anni. E ti posso dire che non mi sono iscritta al concorso per Miss Universo. Dimmi un po&#8217;, figlio di puttana, secondo te cosa ti farà ora la tua vecchia amica Carmela?<br />
- Mi ucciderai?<br />
- Ucciderti? E perché dovrei? Davvero credi di potertela cavare così facilmente? No, Capuozzo, non è la morte che ti aspetta.<br />
Carmela allunga un braccio e comincia ad accarezzarmi il volto. Poi nel mio campo visivo appare l&#8217;altra mano, e dentro quella mano c&#8217;è un coltello. Fa scorrere la lama lentamente sulla mia guancia. Cazzo.<br />
- Vedi Capuozzo, sono mesi che ti seguo. E ti fotografo. E raccolgo prove. Dei tuoi lavoretti extra, dei tuoi traffici del cazzo e dei morti che ti lasci dietro. Ah, mi si è spezzato il cuore la sera in cui hai salvato la ragazzina albanese. Veramente. E ora tutte quelle prove sono bene impilate in quelle due scatole appoggiate al muro. Fra poco i Carabinieri riceveranno una soffiata. Qualcuno telefonerà avvertendoli che in una fabbrica abbandonata fuori città c&#8217;è qualcosa che li può interessare. Ma nessuno dei tuoi colleghi ti riconoscerà quando entreranno in questa stanza, Capuozzo. Perché prima di andarmene da qui voglio giocare un po&#8217; con il coltello e con la tua faccia.</p>
<p>Carmela punta la lama sulla mia guancia e un rivolo di sangue comincia a scorrere.</p>
<p>Poi un colpo di pistola fa rimbombare la stanza e lei con un rantolo si accascia a terra.</p>
<p>- Pensavo non arrivassi più, Mary Ann.<br />
- Non sai far altro che lamentarti.<br />
- Ti decidi a slegarmi?</p>
<p>Mentre i suoi scagnozzi mi liberano dalle cinghie, Mary Ann mi guarda con un sorriso sarcastico. E&#8217; arrivata dall&#8217;Irlanda da ragazzina e ora possiede atelier di moda e locali notturni, ma sono solo coperture, sfizi in cui investire soldi, e i suoi soldi arrivano dall&#8217;Iraq, dal Congo, dalle guerre che violentano il pianeta. Dove due popoli decidono di sterminarsi, lei è pronta ad armare entrambe le schiere. Lavoro con Mary Ann da un po&#8217; di tempo e quando mi sono accorto che Carmela mi stava pedinando abbiamo deciso insieme di stare al suo gioco, perché non sapevamo cosa avesse già in mano. E non c&#8217;è come frequentare sempre gli stessi locali per rendersi un bersaglio facile.</p>
<p>Mi alzo massaggiandomi i polsi. I ragazzi di Mary Ann stanno spargendo benzina per la stanza mentre lei osserva il cadavere di Carmela e il suo volto sfigurato.</p>
<p>- Glielo hai fatto tu questo lifting, Capuozzo? Ci credo che era incazzata!<br />
L&#8217;odore di benzina si è fatto intenso.<br />
- E&#8217; meglio che andiamo a fumarcela fuori, una sigaretta, Mary, che ne dici?<br />
- Ottima idea. Anzi, ti va un giro in centro? Ce la facciamo una caipi?<br />
- Vaffanculo.</p>
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		<title>Pasqualina</title>
		<link>http://offender.wordpress.com/2007/10/28/pasqualina/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Oct 2007 00:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[offender]]></category>

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		<description><![CDATA[La cintura fa più male delle mani papà. Male sul culetto papà ti prego basta. Ti. Prego. Basta. Prego papà.
- Ummmmfff! Hahhhhh&#8230;.Ummmmfffff!
Non hai più forze papà basta picchiare per favore basta sento tanto male basta ti prego.
&#8230;
Nunzio mi chiamo, come mio nonno che è morto a settant&#8217;anni e io settanta ne ho. Anche lui come [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=109&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>La cintura fa più male delle mani papà. Male sul culetto papà ti prego basta. Ti. Prego. Basta. Prego papà.</em></p>
<p><em>- Ummmmfff! Hahhhhh&#8230;.Ummmmfffff!</em></p>
<p><em>Non hai più forze papà basta picchiare per favore basta sento tanto male basta ti prego.</em></p>
<p><em>&#8230;</em></p>
<p><em>Nunzio mi chiamo, come mio nonno che è morto a settant&#8217;anni e io settanta ne ho. Anche lui come me lo prendevano in giro perché era tanto grande e grosso. Faccio il portinaio, pulisco la merda degli altri e firmo raccomandate. Nunzio è il mio nome, Pasqualina era il suo prima che se ne andasse. Me l&#8217;ha portata via il cancro. Al cervello. Mi diceva, Nunzio, e poi gngngngngnngn si incantava come un disco rotto. Quando è morta, nessuno dei signori del palazzo si è presentato al funerale. E ora sono solo. Solo e domani me ne vado in pensione, il portinaio nuovo è arrivato stamattina, già gli ho fatto vedere tutte le cose. Pasqualina perdona a Nunzio, in pensione cosa ci vado a fare? Perdonami Pasquali&#8217;.</em></p>
<p><span id="more-109"></span><em>&#8230;</em></p>
<p>Mentre Nunzio rovista alla ricerca di una corda e la notte abbraccia densa il palazzo, Marco di nove anni sta a pancia in giù nel suo lettino e le scudisciate di papà friggono nel buio. Marco chiude gli occhi, cerca come sempre di non ascoltare il dolore, e piano piano scivola verso il sonno. Un istante prima che gli incubi lo afferrino, la sua testa e il suo corpo martoriato vibrano forte e lui balza a sedere. Dorme Marco ma è a metà tra i vivi. Scende dal letto e si incammina in pigiama per il corridoio.</p>
<p>Nella penombra delle cantine, appena scalfita dalla luce giallognola di una vecchia lampadina, Nunzio ha preparato la sua morte. C&#8217;è uno sgabello di legno, lo stesso dove si è seduto per anni in portineria, scaldandosi d&#8217;inverno con il caffè di Pasqualina, rinfrescandosi d&#8217;estate con la limonata che lei gli portava. Appesa a una delle travi del soffitto, legata a forma di cappio, la spessa corda che ha recuperato nello stanzino degli attrezzi. Nunzio accende una sigaretta e osserva il suo ultimo lavoro. Come può essere semplice e banale la morte. Non ha preparato nemmeno un biglietto, non sapeva cosa scriverci e poi, chi lo avrebbe letto? Una lacrima gli scende piano lungo una guancia.</p>
<p>Mentre Marco scende per le scale buie, lento nella sua trance, i piedi nudi sui gradini freddi, in un appartamento del settimo piano papà spalanca gli occhi nel suo letto. Tra il sonno e la veglia ha sentito qualcosa. Forse la porta d&#8217;ingresso che si apriva? Forse dei passi? Si alza e si incammina verso la camera di Marco. Da quando sua madre è in ospedale per le conseguenze di un&#8230;ehm&#8230;incidente, il piccolo stronzo si è fatto prendere da attacchi di sonnambulismo, come se già un padre non avesse casini a sufficienza. Lo ha già beccato una notte in cucina mentre maneggiava dei coltelli con lo sguardo perso nel vuoto. Un&#8217;altra si è svegliato improvvisamente e il bastardino se ne stava in piedi vicino al suo letto, gli occhi fissi su di lui. Papà accende la luce nella cameretta. Le lenzuola qua e là sono macchiate di sangue, e sì che cazzo glielo dice sempre di fare attenzione, ora gli toccherà fare il bucato prima che arrivi la donna delle pulizie. Lo stronzo però nel letto non c&#8217;è. Uno sguardo nel corridoio: la porta d&#8217;ingresso è socchiusa. Inutile cercare per casa la piccola merda.</p>
<p>Nunzio è salito sullo sgabello e ha infilato la testa nel cappio. Sta succhiando fumo dalla sua MS. I suoi occhi sono chiusi, ma vede Pasqualina e i suoi capelli ricci la sera in cui lui le ha chiesto di sposarlo. Erano una coppia buffa, lui e Pasqualina, lei piccola e magra, lui alto e grosso e con quelle goffe manone. Quella sera avevano sognato tanti bambini e il ristorante che avrebbero aperto su al nord, dopo avere messo via un po&#8217; di soldi. Ma di bambini non ne erano mai arrivati e i pochi soldi scivolavano sempre via. E&#8217; arrivato il momento di dare un calcio allo sgabello e alla vita. Nunzio butta la sigaretta, strizza gli occhi: non è più solo nella cantina. Ai piedi dello sgabello, in un pigiama azzurro macchiato di rosso, c&#8217;è Marco, il bimbo del settimo piano. Sta fermo e guarda Nunzio fisso negli occhi.</p>
<p>Papà ha pochi dubbi su dove andare a cercare Marco. Quando lui litiga con sua moglie e magari le tira un paio di sani ceffoni, il piccolo codardo scappa spesso di casa per andare a rintanarsi in cantina con i topi. Vigliacco ed inutile come sua madre. Papà comincia a correre giù per le scale. Non vede l&#8217;ora di mettere le mani addosso al bastardo. Prima dell&#8217;alba verrà servita una razione extra di cinghiate.</p>
<p>Nunzio scende piano dallo sgabello: che ci fa qui il bambino a quest&#8217;ora? I suoi occhi sono aperti, ma sembra che stia sognando. Nunzio si inginocchia per guardarlo meglio.<br />
- Piccolino, ma questo è sangue! Che ti hanno fatto?<br />
Marco non risponde. Nunzio gli solleva delicatamente la casacca del pigiama e gli occhi gli si riempiono nuovamente di lacrime.<br />
- Avevi ragione tu, Pasqualina&#8230;<br />
Prima di ammalarsi, la moglie di Nunzio lo diceva sempre che l&#8217;architetto del settimo piano era un uomo cattivo. Che la moglie e il bimbo erano sempre tristi, che tenevano gli occhi bassi quando passavano davanti alla portineria, come se si vergognassero di qualcosa. Diceva che l&#8217;architetto invece aveva gli occhi del demonio. Ma Pasqualina non aveva paura di guardarlo in faccia. Lei piccola e anziana lo fissava sempre quasi sfidandolo. Le manone di Nunzio tremano mentre soffocano il pianto e la rabbia.<br />
- Maledetto bastardo&#8230;tuo padre è un maledetto bastardo.<br />
Dal fondo del corridoio arriva all&#8217;improvviso il suono di un sarcastico battere di palmi. Un&#8217;ombra nera sta applaudendo lentamente.<br />
- E bravo il mio piccolo stronzetto del cazzo! E bravo il marito della gallina morta! Co-co-coooooo! Avevi intenzione di impiccarti coglione? Ebbene sappi, hai tutta la mia approvazione. Ora però io e mio figlio ti dobbiamo lasciare, scusaci ma abbiamo qualche discorso in sospeso. Però tu fai pure con calma, eh? Strozzati per bene e vai a raggiungere la tua puttana all&#8217;inferno degli sfigati. Marco! Vieni qui!<br />
Marco non si muove, continua a guardare Nunzio negli occhi. Il vecchio portinaio sente il sangue salire verso la testa. Si alza in piedi e mette un braccio intorno al collo del bambino, stringendolo a sé.<br />
- Ahhhh bene, abbiamo un eroe qui stasera! Che c&#8217;è, hai deciso che impiccarsi non è chic? Preferisci che ti stacchi io la testa dal collo?<br />
L&#8217;ombra comincia ad avvicinarsi a grandi passi e finalmente si rivela alla luce, il viso è tronfio di cattiveria e vigliaccheria, i piedi nudi martellano il pavimento. Mentre la grossa corporatura di Nunzio trema di adrenalina, nei suoi ricordi il sorriso della moglie appare a dargli forza.<br />
- Pasqualina, come ho fatto a non vedere?<br />
Il bastardo ormai è a un metro di distanza, le vene del collo gonfie di rabbia, lo sguardo carico di odio. Poi il suo piede destro incontra la brace morente di una sigaretta abbandonata pochi minuti prima e lui sbarra gli occhi imprecando, perde l&#8217;equilibrio e vola tra le braccia di Nunzio.</p>
<p>E&#8217; un abbraccio folle e disperato, è un abbraccio imbevuto di rabbia e rimpianto. Nunzio stringe il bastardo con tutte le sue forze.<br />
- LASCIAMIIIII! LASCIAMI FIGLIO DI PUTTANA LASCIAMIIII&#8230;.! TI AMMAZZO QUANTEVVEROIDDIO AMMAZZO TE E STO STRONZO E POI VADO IN OSPEDALE A FINIRE LA TROIA DI SUA MADREEEEEEEE! LA AMMAZZO E PRENDO A CALCI IL SUO CADAVERE! LASCIAMI! Lasciami! lasc&#8230;hhh..lashhhh&#8230;.uh. uhhhh&#8230;grnggggg&#8230;</p>
<p>Sta soffocando. Il verme sta soffocando. Sta perdendo conoscenza. Non te la caverai così facilmente, pensa Nunzio, e guarda in alto. La corda pende dal soffitto. Nunzio dà un colpo di reni, la sua schiena carica di anni scricchiola, la testa del padre di Marco si infila nel cappio. Nunzio afferra la corda con la mano sinistra mentre regge il verme con il grosso braccio destro, la stringe intorno al suo collo e poi molla la presa mentre allontana lo sgabello con un calcio. E&#8217; in quel momento che l&#8217;architetto del settimo piano riprende conoscenza e realizza ciò che lo attende. Poi i suoi occhi si riempiono di sangue e i suoi piedi annaspano cercando l&#8217;aria che non respireranno più e la sua lingua esce dalla bocca spalancata insieme a rantoli disumani, mentre lo sguardo che Pasqualina reggeva coraggiosa si spegne lentamente.</p>
<p>Nella cantina è tornato il silenzio. Il cadavere del bastardo penzola inerte. Nunzio ansima pesante. Pasqualina, come ho fatto a pensare di uccidermi? Come ho fatto Pasquali&#8217;? Si guarda intorno alla ricerca del bambino: poi sorride. In fondo al corridoio, lento e tranquillo, Marco si sta avviando su per le scale.</p>
<p>Nunzio si incammina piano verso il suo appartamento, domattina il nuovo portinaio chiamerà la polizia, al giorno d&#8217;oggi la gente si ammazza per i motivi più insulsi. Nunzio si spoglia e si butta sul letto, per un attimo gli sembra di vedere al suo fianco la minuscola sagoma di Pasqualina.</p>
<p>Sette piani più su, un bambino si sta infilando sotto le coperte. In un ospedale a pochi isolati di distanza, una donna fragile sta aprendo gli occhi.</p>
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		<title>Leggere e scrivere</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2007 20:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante il weekend riflettevo su come l&#8217;impatto che ha uno scritto (nel mio caso un racconto) su chi lo legge sia talvolta del tutto inaspettato. Alcuni miei racconti dei quali sono piuttosto soddisfatto piacciono poco a molte persone a cui li faccio leggere; alcuni pezzi che piacciono poco a me risultano invece piuttosto graditi. Il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&blog=1499384&post=83&subd=offender&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Durante il weekend riflettevo su come l&#8217;impatto che ha uno scritto (nel mio caso un racconto) su chi lo legge sia talvolta del tutto inaspettato. Alcuni miei racconti dei quali sono piuttosto soddisfatto piacciono poco a molte persone a cui li faccio leggere; alcuni pezzi che piacciono poco a me risultano invece piuttosto graditi. Il racconto &#8220;Jazz Club&#8221;, che ho scritto tempo fa e che ho appena aggiunto alla sezione &#8220;Vecchie (?) Storie&#8221; nella barra laterale, è uno di quelli di cui non sono assolutamente convinto. Voi che ne pensate?</p>
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