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		<title>Per Elisa (II)</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 17:37:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Attenzione! Per la prima parte della storia cliccare qui Parte Seconda: Il Quarto Uomo Luglio 2009 IX. Angela cammina da sola in mezzo a un immenso prato. E&#8217; notte e il cielo è pieno di stelle. Avanza piano reggendo fra le mani un bicchiere colmo di aranciata. Deve trovare Elisa, Elisa ha sete e ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=428&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Attenzione! </span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Per la prima parte della storia cliccare </strong><a href="http://offender.wordpress.com/2010/02/18/per-elisa-i/"><strong>qui</strong></a></p>
<h3 style="text-align:center;">Parte Seconda:<br />
Il Quarto Uomo</h3>
<h3 style="text-align:center;">Luglio 2009</h3>
<h3 style="text-align:center;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-weight:normal;"><span style="font-size:medium;"><strong><br />
</strong></span></span></span></h3>
<p style="text-align:center;"><strong>IX.</strong></p>
<p><em>Angela cammina da sola in mezzo a un immenso prato. E&#8217; notte e il cielo è pieno di stelle. Avanza piano reggendo fra le mani un bicchiere colmo di aranciata. Deve trovare Elisa, Elisa ha sete e ha bisogno di bere. <span id="more-428"></span>Ma la distesa d&#8217;erba è un deserto infinito senza nome né confine e Angela ha camminato tanto ed è stanchissima e la sua gola è secca. Il bicchiere è fresco nelle mani, l&#8217;aranciata frizza invitante. Elisa, non ce la faccio più a camminare, dove sei? Angela si ferma. Guarda il bicchiere che è diventato enorme, come un secchio trasparente e traboccante. Che male c&#8217;è se ne bevo un po&#8217;? Ce n&#8217;è abbastanza per tutte e due. Angela chiude gli occhi e comincia a bere a grandi sorsi, l&#8217;aranciata scorre a fiumi nella gola ed è buona e fresca (è quella dei grilli!) e lei si sente forte e viva. Scosta il bicchiere dalla bocca e mentre si lecca dalle labbra le ultime gocce, dietro di lei una mano gelida le sfiora le gambe.<br />
- Angela, mi hai portato da bere?<br />
Angela non sa perché, ma ha tanta paura. Apre gli occhi e l&#8217;erba è scomparsa, lasciando il posto a un&#8217;arida distesa di sabbia. Nelle sue mani il piccolo bicchiere è vuoto. La voce dietro di lei è sofferente e roca.<br />
- Ho tanta sete e la cometa non arriva.<br />
Angela si volta e lo stomaco le si riempie di terrore. Elisa la guarda con orbite vuote. I capelli impiastricciati di sangue raggrumato sono scomposti sul cranio sfondato. Angela cerca di urlare ma non esce suono, la bambina tende verso di lei le manine, le braccia sono coperte di tagli e lividi.<br />
- Non è avanzato niente per me?<br />
Le piccole dita di Elisa le afferrano le cosce e penetrano ghiacciate nella carne.<br />
- Tu sei scappata, ma lui ti cerca ancora.<br />
Angela spalanca la bocca</em></p>
<p>e balza a sedere, un grido di orrore le esce finalmente dalla gola. Allunga un braccio nel buio, la mano annaspa sul comodino e il cellulare e il posacenere cadono fracassandosi sul pavimento, poi la lampada alla fine si accende e per un attimo Angela è sicura di vedere Elisa seduta sul letto, la veste bianca macchiata di sangue, il volto tumefatto, finché il sogno si dissolve e il terrore si scioglie nelle lacrime.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>X.</strong></p>
<p>Angela è seduta in accappatoio sul balcone del suo appartamento e osserva le luci della città dietro la brace della sigaretta. L&#8217;aria estiva è una carezza nei suoi capelli bagnati, ma la doccia non è servita a lavare via l&#8217;angoscia. Da qualche parte, un campanile batte le tre del mattino. Angela alza gli occhi verso il cielo. Non ci sono molte stelle stanotte, Elisa. Non ci sono state più stelle come quella notte. La sua mente torna al titolo sul giornale che l&#8217;ha colta di sorpresa quasi venti ore prima, mentre gustava tranquilla un cappuccino seduta nel bar sotto casa. L&#8217;articolo era affogato nelle notizie di cronaca, a fondo pagina.</p>
<p><em><strong>Morta a 86 anni Suor Michela Moretti</strong><br />
La religiosa, direttrice dell&#8217;orfanotrofio balzato alla cronaca negli anni &#8217;80 per la tragica vicenda della piccola Elisa Sormani, si è spenta lunedì mattina dopo una lunga malattia. L&#8217;annuncio del decesso è stato dato da Suor Letizia Casale, che ha gestito l&#8217;istituto insieme alla consorella per quasi un trentennio. Suor Letizia ha anche dichiarato che l&#8217;orfanotrofio, che ospita attualmente solo tre bambine, verrà chiuso nelle prossime settimane, come da tempo annunciato, e le piccole trasferite presso un&#8217;altra struttura. Nell&#8217;autunno del 1985&#8230;</em></p>
<p>L&#8217;articolo continuava con una breve descrizione del rapimento e dell&#8217;assassinio di Elisa e con il messaggio di condoglianze del vescovo, concludendosi con la data delle esequie, fissate due giorni dopo. Angela veniva citata come &#8220;la compagna di stanza&#8221;. L&#8217;autore del pezzo non faceva il nome di nessuno degli agenti coinvolti all&#8217;epoca nelle indagini, ma dava risalto alla figura del &#8220;quarto uomo&#8221; e al fatto che non fosse mai stato catturato. Angela chiude gli occhi espirando fumo.</p>
<p>Come se non me lo ricordassi, che quel figlio di puttana è ancora in giro da qualche parte. Del resto ci pensi sempre tu Elisa, a rinfrescarmi la memoria nelle tue visite notturne. Dio santo, devi essere incazzata veramente tanto con me, dovunque tu sia. Non che io non ti capisca, eh. Non so se adesso faresti il medico, come raccontavi alle coppie che venivano in visita, o l&#8217;avvocato come quella cretina della tua compagna di stanza o che altro. Ma di sicuro saresti tu a chiamare papà e mamma quei due signori anzianotti che abitano in centro e che mi hanno dato tutto quello che doveva essere tuo. Certo loro non avrebbero avuto bisogno di mettere settecento chilometri fra te e l&#8217;orfanotrofio, né di spendere una fortuna in psichiatri. E non si sarebbero fatti tutte quelle notti in bianco, quando mi svegliavo urlando e mamma mi teneva fra le braccia e cercava di convincermi che non ti avevo uccisa io, che tu non eri arrabbiata con me e che l&#8217;uomo nero non poteva farmi del male. E in questi ventiquattro anni me lo sono ripetuto io stessa un milione di volte, che se mi fossi fermata a svegliarti, probabilmente quello stronzo che poi si è impiccato in carcere ci avrebbe prese entrambe. Che sicuramente il branco di pazzi assassini aveva preso di mira una stanza a caso e che al &#8220;quarto uomo&#8221; di me non gliene poteva fregare di meno. Però col cazzo che sono mai riuscita a liberarmi veramente di lui. Quando vado a letto la prima volta con un uomo, o qualcuno in spiaggia mi chiede da accendere, il mio sguardo cade sempre sul petto a cercare quel pentacolo di merda con cui i giornali andavano a nozze. E anche tu Elisa ogni tanto ti arrampichi su per il pozzo in cui ho gettato le mie paure di bambina: al tuo compleanno, a Natale, quando sento qualcuno parlare della Cometa di Halley. Sempre con addosso quella tunica bianca con cui immaginavo ti avessero messa nella bara e con la testa spaccata come aveva spiegato l&#8217;ispettore alle suore quando era venuto a dire che ti avevano trovata. Io stavo con l&#8217;orecchio attaccato alla porta e sentivo la voce di Suor Michela che parlava cercando di non piangere. E adesso lei non c&#8217;è più. Mamma oggi al telefono mi ha detto che dovrei andare almeno al suo funerale, visto che non ho mai avuto il coraggio di tornare a trovare lei e Suor Letizia e nemmeno di venire a mettere un fiore sulla tua tomba. E io mi sono incazzata perché lei aveva ragione, perché in fondo l&#8217;ultimo atto di coraggio di Angela Orsini è stato alzarsi di notte sfidando il coprifuoco, passare in punta di piedi davanti alle stanze delle suore e uscire in giardino per aspettare una stronza cometa che non si sapeva quando sarebbe passata. E ora amica mia, la nostra casa chiuderà per sempre e quel giardino si riempirà di erbacce e le stanze dove abbiamo giocato, mangiato e sognato verranno coperte dalla polvere e dalle ragnatele, e cazzo io non voglio rimanere seppellita lì con te!</p>
<p>Angela si accorge di stare piangendo. La sigaretta si è consumata tra le sue dita. Lancia il mozzicone nel vuoto e si asciuga il viso con il dorso della mano, poi sente se stessa pronunciare a voce alta:</p>
<p>- Io sono viva Elisa. E sono stanca di avere paura.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>XI.</strong></p>
<p>Valeria è una ragazza alta e prosperosa, con uno scorpione tatuato sul collo e la stessa faccia da stronza che aveva a nove anni, ma che per qualche motivo adesso mi sta simpatica. Da ragazzina ha girato svariati istituti per minori, fatto ingrigire prematuramente i capelli di tre coppie di genitori adottivi e scontato due anni di riformatorio. Quando ha saputo che faccio l&#8217;avvocato mi ha chiesto di lasciarle il biglietto da visita, ché &#8220;non si sa mai&#8221;, e io sono scoppiata a ridere. Da qualche anno è tornata in paese e ha aperto un tattoo shop. Melissa è bassa e tonda ed è incinta di sei mesi. Quando mi ha vista mi ha detto che assomiglio a Uma Thurman. Abita a pochi chilometri dall&#8217;orfanotrofio ed è venuta con il marito, un tipo calvo e viscidino che non mi piace molto, l&#8217;ho anche beccato un paio di volte a sbirciare le tette di Valeria. Nessuna delle altre bambine dell&#8217;85 si è presentata e di loro si sa poco o nulla. Melissa ogni tanto sente Roberta che vive in Germania con la sua ragazza! La notizia ci ha fatte sorridere. Comunque quando ci siamo incontrate in giardino in mezzo a tutta la gente ci siamo abbracciate e Valeria ha preso per il culo Melissa perché aveva i lacrimoni agli occhi dalla commozione. Certe cose non cambiano mai. Il momento clou però è stato l&#8217;incontro con Suor Letizia, che ha quarantasette anni ma è in forma smagliante e ha ancora il fisico asciutto di quando era ragazza. Ci ha baciate tutte e tre e ha ringraziato il Signore per la nostra presenza. Ci ha fatte ridere e piangere raccontando che Suor Michela, la sera prima di morire, ha voluto che lei le preparasse le sue leggendarie melanzane alla parmigiana. Al funerale c&#8217;era molta gente e anche se l&#8217;occasione era triste, sembrava che lo spirito gioioso e buontempone della vecchia suora pervadesse tutti. Solo le ultime tre bambine  rimaste nell&#8217;orfanotrofio sembravano un po&#8217; frastornate e mi hanno fatto pena. Dopo la cerimonia le hanno caricate su un bus del comune per trasferirle in un istituto in città. Melissa è tornata a casa subito perché si sentiva stanca, ma io e Valeria siamo andate con Suor Letizia a visitare la tomba di Elisa. Siamo restate lì qualche minuto senza dire nulla ed è stato meno difficile di quanto pensassi. Uscendo dal cimitero Suor Letizia mi ha sorriso e mi ha detto che questa volta non ce l&#8217;avrebbe fatta a prendermi in braccio e portarmi via. Io mi sono ricordata di quanto le volessi bene. Poi io e Valeria ci siamo scambiate i numeri di telefono e ci siamo lasciate con la promessa di sentirci presto. Quando le ho detto che sarei ripartita domani con il volo delle dieci, lei mi ha offerto di passare la notte a casa sua, ma io l&#8217;ho ringraziata dicendo che mi ero già accordata con Suor Letizia.</p>
<p>Stanotte dormirò nella mia stanza.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>XII.</strong></p>
<p>Angela beve un sorso di vino dal suo calice. La cucina dell&#8217;orfanotrofio è molto più piccola di come se la ricordava. E&#8217; in piedi con la schiena appoggiata alle ante della dispensa, la stessa dove tanti anni prima Giulia e Valeria avevano nascosto Ernesto. Suor Letizia è ancora seduta al tavolo dove le due donne hanno appena finito di cenare.</p>
<p>- Allora sei sicura di volere la tua stanza?<br />
Angela sorride. E&#8217; la terza volta in poche ore che risponde a quella domanda.<br />
- Sì, Suor Letizia. Sicurissima.<br />
La suora scuote piano la testa osservando i riflessi del vino nel calice che tiene tra le mani.<br />
- Nessuna delle bambine ci ha voluto più dormire da quella notte.<br />
Per un attimo il silenzio avvolge la cucina. Oltre la porta a vetri, la sala del refettorio è avvolta nell&#8217;ombra. Angela pensa che probabilmente le sue luci non si accenderanno più.<br />
- Non mi aspettavo di vederti oggi, sai?<br />
- Lo immagino. Nemmeno io mi sarei aspettata di venire.<br />
- E cosa ti ha fatto cambiare idea?<br />
Angela fa un lungo sorso ripensando all&#8217;incubo di due notti prima.<br />
- Penso di essere semplicemente stanca di scappare. Capisce?<br />
- Ti capisco benissimo, Angela.<br />
- Suor Letizia, lei è mai riuscita a chiudere con la storia di Elisa?<br />
- Credo proprio di no.<br />
- Beh, io penso che sia ora dopo tutti questi anni.<br />
La suora fissa un punto nel vuoto, assorta nei suoi pensieri. Angela si accorge di non avere mai capito quanto fosse stato difficile per lei e per Suor Michela. Quando sei bambino pensi che i grandi siano indistruttibili.<br />
- Mi scusi, Suor Letizia.<br />
- Non ti preoccupare, cara.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>XIII.</strong></p>
<p>Angela fuma una sigaretta affacciata alla finestra da cui tanti anni prima un&#8217;anima buia era entrata a prendere la vita di Elisa. Sotto di lei la stretta viuzza è seppellita nell&#8217;ombra. L&#8217;aria è calda, ma il cielo è coperto e oscuro. Forse le stelle sono andate tutte via, insieme alle bambine dell&#8217;orfanotrofio. Quella notte invece erano tante, le avevo viste prima di coricarmi e avevo voglia di stare con loro ad aspettare la cometa. Dio mio Elisa, se ci fossero state le nuvole al posto delle stelle forse non sarei uscita. Forse sarei venuta con te. Angela scuote il pensiero dalla testa e butta la sigaretta. Si gira verso la stanza e per un attimo le sembra di vedere i lettini, le ciabatte, i peluche, il profilo di Elisa che dorme beata e ignara. Poi un soffio di vento entra dalla finestra abbracciandola e lei rabbrividisce sicura che le mani del meccanico stiano per afferrarle la gola. Si volta di scatto e chiude le imposte. Il quarto uomo è ancora libero, Angela. E potrebbe essere nella via qui sotto, con la sua scala, ad aspettare che ti addormenti. Il cuore le batte forte nelle tempie. Scaccia l&#8217;impulso irresistibile di andare a bussare alla porta di Suor Letizia per chiederle di ospitarla nella sua stanza. Ce la devo fare. Devo stare tranquilla. Del resto c&#8217;era da immaginarselo che non sarebbe stato facile. Angela decide che può fumarsi un&#8217;altra sigaretta anche senza aprire le imposte. Tanto questo ormai sembra più un ripostiglio che una camera da letto. A parte la branda preparata da Suor Letizia, e la lampada da tavolo sistemata sul pavimento, la camera delle due bambine degli anni ottanta in effetti ricorda da vicino un solaio o uno scantinato. Nel tempo le suore hanno riempito la stanza maledetta con vecchi oggetti che non riuscivano a buttare via, come ha fatto Angela con i suoi ricordi. Una bicicletta da bambina, arrugginita e monca di una ruota, riposa appoggiata a uno dei muri scrostati. Alla sua sinistra, una pila di vecchie riviste di cucina giace vicino a un&#8217;anziana lavatrice. Contro la parete accanto sono appoggiati alcuni pezzi di tubo, probabile residuo di qualche lavoro di ristrutturazione, e un piccolo scaffale metallico su cui sono disposte in tre file una dozzina di scatole di cartone. Angela le osserva incuriosita. Che cosa potranno mai contenere? Guarda l&#8217;orologio: mezzanotte e venti. Beh, sonno ancora non ne ho e non mi sono portata nemmeno un libro. Posa la sigaretta che stava per accendere e si dirige decisa verso le scatole. Curiosare fa meno male alla salute. Di sicuro. Forse.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>XIV.</strong></p>
<p>Angela è seduta a gambe incrociate sul pavimento, circondata da una montagna di vecchie e incredibilmente polverose carabattole. Sul suo volto è stampato un sorriso infantile, che insieme alla macchia di sporcizia che si è lasciata sul naso con un dito la rende particolarmente buffa. Ha trovato nell&#8217;ordine: una sua vecchia maglietta (me la appendo in camera!) che a sette anni le andava già stretta e che ora è tutta bucata e più stinta di come la ricordasse, dopo essere sicuramente passata per il guardaroba di altre due o tre bambine; la palla (sgonfia) con cui Valeria una volta aveva centrato in pieno un vaso nell&#8217;ingresso, causando una grandissima incazzatura delle suore; e anche gli occhiali da sole con la montatura di plastica blu con i quali si pavoneggiava nelle giornate estive. Ora è alle prese con la scatola del Presepe, dove oltre alla capanna, ai Re Magi e a un piccolo esercito di pecore ha trovato la Cometa. Angela se la rigira tra le mani per qualche istante, pensando all&#8217;ultimo Natale passato con la compagna di stanza. Poi la posa sul pavimento e afferra l&#8217;ultima scatola che le resta da vuotare. In cima è appoggiata una vecchia tovaglia piegata in quattro. La solleva con un gesto distratto e poi soffoca un grido. Elisa la sta guardando sorridente. E&#8217; seduta sull&#8217;erba del giardino in jeans e maglietta, con il vento nei capelli, e tiene in braccio Ernesto. La foto che la ritrae è incollata sulla copertina di un quaderno ad anelli e sopra i colori sbiaditi dell&#8217;istantanea, nell&#8217;inconfondibile calligrafia di Suor Letizia, sono vergate a grandi lettere quattro parole e una data:</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>In memoria di Elisa<br />
13-9-1985</em></strong></p>
<p>Prende il quaderno tra le mani e lo apre. Le pagine sono cartelline di plastica trasparente, ciascuna delle quali contiene uno dei disegni che lei e le compagne avevano fatto in ricordo di Elisa nel giorno del suo funerale. Il primo è proprio il suo. Angela osserva commossa il lavoro delle sue mani di bambina. Lei ed Elisa hanno le braccia aperte: esultano per l&#8217;arrivo della cometa, che occupa praticamente tutto il cielo. Le farfalle sono coloratissime e grandi quasi quanto Ernesto. Mancano solo i grilli, e Angela sorride pensando che nemmeno ora sa come sono fatti. Le pagine del quaderno scorrono una dietro l&#8217;altra. Roberta ha dipinto con i colori a tempera una versione pantagruelica e impressionista del pranzo di Natale. Giulia ha scelto come soggetto la festa di compleanno di Elisa. Poi Angela si imbatte nel disegno di Valeria, firmato in corsivo in un angolo ed eseguito con una tecnica sorprendente per una bambina di nove anni. Nulla di strano che tu sia diventata una tatuatrice, Vale. Il disegno ritrae Elisa su un prato circondata da alcune delle compagne, tra le quali l&#8217;autrice e ovviamente Angela, riconoscibile dagli occhiali scuri con la montatura blu. Vicino alle bambine si staglia la figura alta e longilinea di Suor Letizia. Era una bellissima ragazza, lo dicevano sempre tutti. Lo sfondo è occupato da tre cime innevate. La gita in montagna! Un weekend dimenticato di venticinque anni prima torna a farsi strada nella memoria di Angela, lei ha un brivido e cerca di scacciare il ricordo perché nel suo cuore sente che viene dallo stesso pozzo in cui ha seppellito Elisa. Ma è troppo tardi: il tempo corre all&#8217;indietro veloce come un treno e in un istante la sua vecchia stanza si dissolve e i muri chiazzati di muffa svaniscono, lasciando il posto alle pareti di legno di una pensioncina di montagna, nel mezzo di una notte di tanto tempo fa.</p>
<p><em>Uff! Elisa si addormenta sempre all&#8217;istante e io resto qui da sola come una scema e fa pure freddo. Oggi però ci siamo divertite tanto a camminare sui sentieri, abbiamo incontrato anche un cerbiatto! Era piccolo, con le zampine sottili e gli occhi neri come quelli di Suor Letizia. Quando ci ha viste è scappato subito. Che peccato. E che peccato che non è venuta Suor Michela! Come al solito aveva mal di pancia e per di più arrivava una bambina nuova e lei doveva restare ad aspettarla. La montagna è bella ma il viaggio in pullman è stato lungo lungo e mi sono un po&#8217; annoiata. Io, Elisa ed Ernesto stavamo davanti vicino a Suor Letizia e all&#8217;autista che è magrissimo e con i capelli lunghi e unti. Ha gli stivali da cowboy e la faccia tutta piena di buchi, Valeria dice che è l&#8217;acne e che verrà anche a me quando mi crescono le tette. Io non ho voglia di avere le tette. Comunque l&#8217;autista è brutto e puzza di quella cosa che beve dalle lattine con scritto pils. Ne beve tanta e poi fa tanti rutti che a me fanno schifo. Suor Letizia non gli dice niente, la prossima volta se viene Suor Michela lo sistema lei. Brrrr! Fa freddissimo in questa stanza, in orfanotrofio ci sono sempre tante coperte nell&#8217;armadio ma qui ce n&#8217;era solo una e se l&#8217;è presa Elisa. Forse Suor Letizia mi può aiutare.</em></p>
<p><em>Angela esce dalla stanza e comincia ad avanzare a tentoni nel buio. E&#8217; la prima volta che dorme in una pensione. La camera di Suor Letizia è l&#8217;ultima in fondo, vicino al bagno. Giunta a qualche passo dalla porta la bambina comincia a sentire qualcosa di strano, come un ansimare a intervalli regolari. Sembra quasi che la suora si stia lamentando, forse non si sente bene. Certo che sia lei che Suor Michela sono proprio delicate, si ammalano in continuazione! Ora Angela è davanti alla soglia e oltre al curioso lamento di Suor Letizia sente anche cigolare le molle del materasso. Che succede? La bambina bussa due volte e la stanza piomba nel silenzio.<br />
- Ch..chi è?<br />
- Sono Angela.<br />
Dopo qualche istante la maniglia gira e la porta si apre parzialmente. Insieme a uno spiraglio di luce, dalla camera esce l&#8217;odore di quella roba che beve l&#8217;autista. Oddio, speriamo che non abbia cominciato a berla anche la suora! Poi fa capolino il volto di Suor Letizia. In effetti deve stare veramente male. Angela non l&#8217;ha mai vista così. E&#8217; tutta rossa in viso e i capelli sudati sono appiccicati alla fronte. Respira affannosamente e la guarda come se fosse un alieno. Poi abbozza un sorriso nervoso.<br />
- E&#8217; tardi cara. Come mai non dormi?<br />
La bambina getta uno sguardo all&#8217;interno della stanza. La finestra  è socchiusa e nel vetro è riflessa la porta, e insieme alla porta le gambe, il sedere e la schiena di Suor Letizia. Angela non capisce: se ne sta nuda in camera? E con la finestra aperta? Forse è per questo che si è ammalata.<br />
- Non riesco a dormire perché ho freddo. Lei ha una coperta in più?<br />
La suora alza gli occhi verso il soffitto e sospira.<br />
- Sì. Aspetta qui.<br />
La porta si chiude e si riapre dopo qualche istante. Suor Letizia allunga una mano e le passa un vecchio plaid marrone congedandola con una sola parola.<br />
- Buonanotte.</em></p>
<p>Per la seconda volta in due giorni, Angela sta piangendo senza accorgersene.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>XV.</strong></p>
<p>A pochi metri dalla porta di Angela, l&#8217;unica altra stanza illuminata nel buio del vecchio orfanotrofio odora di vapore e docciaschiuma. Sul letto è sdraiata scomposta una veste da suora. Abbandonati sul pavimento, un reggiseno e delle mutandine di pizzo. Nel bagno, una donna mora ha appena finito di asciugarsi il corpo longilineo. Ora passa una mano sullo specchio appannato e guarda apparire i capelli corvini ancora umidi, la carnagione chiara del viso; e appena sopra il seno, il marchio a cinque punte che in una notte lontana lei e tre uomini ora cadaveri si erano impressi nella carne. Spalanca gli occhi neri e sorride alla propria immagine riflessa:</p>
<p>- Buonasera, Suor Letizia.</p>
<p>La donna congiunge le mani come in preghiera e assume l&#8217;espressione pia con cui tutti la conoscono. Poi scoppia a ridere.</p>
<p>- Hai ragione tu, Angela. E&#8217; ora di chiudere questa storia.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>XVI.</strong></p>
<p>Seduta in mezzo ai ruderi della sua infanzia, Angela si copre la bocca con una mano. Il suo corpo trema, dagli occhi sbarrati le lacrime scendono a rigarle le guance. I demoni del passato le danzano intorno. Dio mio Dio mio quella faccia butterata dall&#8217;acne era su tutti i giornali e alla televisione solo pochi mesi dopo la montagna, era uno degli assassini e io quella notte in albergo non potevo capire ma Cristo poi sono cresciuta e&#8230;</p>
<p>&#8230;e ho finto con me stessa di non ricordare.</p>
<p>Le immagini del 1985 scorrono nella testa di Angela in vividi fotogrammi.</p>
<p>Io ed Elisa un pomeriggio di quell&#8217;estate maledetta giocavamo in giardino e lei</p>
<p><em>- Angela, lo sai cosa ho fatto stamattina?<br />
- No, cosa hai fatto?<br />
- Ho chiesto a Suor Letizia se è vero che dorme nuda come mi hai raccontato tu!</em></p>
<p>E poi la notte in cui è sparita Elisa io camminavo sull&#8217;erba ed era umida sotto i piedi e c&#8217;erano le suore e i poliziotti e la macchina era grossa e mi faceva paura e tutti e quattro avevano gli occhi puntati su di me ma Suor Letizia era stupita e spaventata&#8230;</p>
<p>&#8230;come se sapesse dove sarei dovuta essere.</p>
<p>E due giorni dopo io avevo l&#8217;orecchio sulla porta e l&#8217;ispettore parlava con voce greve e</p>
<p><em>- Suore, ce la stiamo mettendo tutta ma quell&#8217;uomo è sparito nel nulla, dovremmo averlo trovato a questo punto, non è la prima volta che diamo la caccia a un assassino ma in questo  caso c&#8217;è qualcosa&#8230;</em></p>
<p>&#8230;qualcosa che non torna. E tu cazzo Angela lo hai sempre saputo.</p>
<p>Tu lo hai sempre saputo cosa non tornava.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>XVII.</strong></p>
<p>Suor Letizia solleva il doppio fondo dell&#8217;armadio portando alla luce una tunica nera e un grosso coltello da caccia. La suora ripensa eccitata alla notte in cui ha leccato da quella stessa lama il sangue di Elisa, assaporando il nettare di una vergine prima che i ragazzi le dessero una lezione. Una festa divertente, non c&#8217;è che dire, nonostante l&#8217;assenza dell&#8217;ospite d&#8217;onore, che poi ha pensato bene di rifugiarsi nella stanza della vecchia cornacchia. E io ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco, con due dei ragazzi morti e uno in galera. Cazzo. Quando la piccola troia ha raccontato la storia della cometa, mi sarei tagliata la gola da un orecchio all&#8217;altro al pensiero che gliene avevo parlato proprio io. Il campanile batte le due del mattino. Suor Letizia indossa la tunica facendola scivolare sul corpo nudo, poi afferra il coltello. E&#8217; ora di farti visita, puttana. Ma non ti finirò a sprangate in testa come hanno fatto i ragazzi con la tua amichetta: ti insegnerò parecchie cose prima di lasciarti andare. La suora esce dalla stanza e si incammina lenta per il corridoio, le dita strette sul manico del coltello, gli occhi fissi davanti a sé. Spiacente, non sarai tu a prendere un aereo domattina, cara. Sarò io a volare via, verso qualche isola remota mentre tu marcirai a pezzi nel bosco. Suor Letizia si ferma davanti alla camera di Angela. Dalla soglia non filtra luce. Bene. Apre piano la porta e fa un passo nel buio, poi qualcosa sibila nell&#8217;aria e il suo volto esplode di dolore. Il coltello cade sul pavimento e lei crolla a terra, poi la luce si accende e la sagoma di Angela appare nella sua vista annebbiata. Tenta di alzarsi ma un oggetto metallico le schiaccia la gola, la sua voce esce in un rantolo.</p>
<p>- Brutta troia, ma tu non dormi mai?<br />
- Mi sono permessa di prendere in prestito uno di quei tubi, suora. Spero che non sia un problema.<br />
- Mi&#8230;mi stavi aspettando stronza maledetta.<br />
- Sì, Suor Letizia. Ti stavo aspettando da ventiquattro anni.<br />
La suora la guarda senza rispondere. I suoi occhi brillano di una luce malata. Il ghigno di una strega si fa largo fra i denti spezzati, dalla bocca esce un rivolo di sangue. Angela alza il tubo sopra la testa e la sua voce risuona nel silenzio del vecchio orfanotrofio, rabbiosa e acuta come il grido di una belva ferita.<br />
- QUESTO E&#8217; PER ELISA!</p>
<h3 style="text-align:center;">Epilogo</h3>
<h3 style="text-align:center;"><em>Febbraio 2010</em></h3>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><strong>XVIII.</strong></p>
<p>Angela è sdraiata sul letto nel suo appartamento e osserva il soffitto con un sorriso sulle labbra. E&#8217; stata una giornata piena di emozioni. Stamattina è passata da casa dei suoi genitori a recuperare il piccolo cinghiale di pezza che ora stringe fra le braccia. E&#8217; in perfette condizioni, mamma lo ha curato amorevolmente in tutti questi anni. Nel pomeriggio le ha telefonato il commissario Scalise, per darle conferma definitiva che nessun capo di accusa sarebbe stato formulato contro di lei. Il commissario faceva parte della squadra che aveva trovato Elisa e ha raccontato ad Angela che era stato il suo mitra a stendere l&#8217;uomo con la faccia butterata. L&#8217;ha salutata dicendole che era stato un piacere comunicarle personalmente la decisione del giudice, e di contattare pure il suo ufficio per qualsiasi problema. Angela si sente stanca, le palpebre si stanno facendo sempre più pesanti. Da quanto tempo non mi faccio una notte tranquilla, Ernesto? Il cinghiale non risponde, probabilmente si è già assopito. Un attimo prima di addormentarsi, Angela pensa che ora è sicura che le stelle siano le bambine del cielo.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>XIX.</strong></p>
<p>- Nessun capo di accusa quindi? E&#8217; passata la tesi della legittima difesa?<br />
- Esatto.<br />
- Allora adesso è veramente finita, Scalise.<br />
- Direi di sì, ispettore.<br />
- La vuoi piantare con &#8216;sto ispettore? Sono in pensione da dieci anni e passo la giornata a giocare a scopa con gli amici e a non farmi beccare da mia moglie con una sigaretta in mano.<br />
- Non ce la faccio, ispettore, è più forte di me.<br />
- Allora io ti chiamo commissario.<br />
All&#8217;altro capo del telefono Scalise sorride scuotendo la testa: l&#8217;ispettore è in pensione da soli sette anni, ma ha sempre avuto un po&#8217; la tendenza a esagerare. Dalla morte di Suor Letizia, il vecchio ha voluto essere costantemente aggiornato sul caso. Non è mai riuscito a dimenticare la piccola Elisa. Negli anni &#8217;90, quando la prova del DNA cominciava a dare la possibilità di riaprire alcuni casi irrisolti, l&#8217;ispettore aveva ottenuto che le prove fossero riesaminate. Ma l&#8217;esito era stato quello che tutti si aspettavano: all&#8217;epoca del delitto il casolare era abbandonato già da parecchi anni ed era spesso utilizzato da coppiette, tossici e senza tetto. Dai reperti era stato isolato il codice genetico di almeno una trentina di persone di entrambi i sessi.<br />
- Come vuole, ispettore.<br />
- Quando mi vieni a trovare? Con la tua dolce metà e le bambine?<br />
- Presto.<br />
- Certo, dici sempre così e poi non vieni mai! Te ne pentirai quando sarò nella tomba.<br />
- Non succederà per i prossimi trent&#8217;anni.<br />
- Sì, sì, prendi pure in giro un povero vecchio. Ora devo andare o mia moglie mi scanna, è già la terza volta che mi chiama per cena.<br />
- Va bene ispettore. Un bacio.<br />
- Un bacio a te, Antonella.</p>
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		<title>Per Elisa (I)</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 19:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[offender]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Parte Prima: Le Bambine del Cielo Settembre 1985 I. La notte è tiepida e avvolge delicata la penombra della stanza. Suor Letizia ha spento la luce già da un po&#8217;, ma Angela ancora non riesce a dormire. Se ne sta a pancia in su sopra le coperte, le mani intrecciate dietro la testa, i piedini [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=401&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align:center;"><strong>Parte Prima:<br />
Le Bambine del Cielo</strong></h3>
<h3 style="text-align:center;"><em>Settembre 1985</em></h3>
<p style="text-align:center;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>I. </strong></p>
<p>La notte è tiepida e avvolge delicata la penombra della stanza. Suor Letizia ha spento la luce già da un po&#8217;, ma Angela ancora non riesce a dormire. Se ne sta a pancia in su sopra le coperte, le mani intrecciate dietro la testa, i piedini accarezzati dall&#8217;aria che entra dalla finestra e fa danzare leggera le tende. Nel lettino a fianco, il respiro di Elisa è lento e regolare.<span id="more-401"></span></p>
<p>Uff! Che noia! Elisa si addormenta sempre in un lampo, come se non gliene fregasse niente di niente. E sì che domani la vengono a prendere! I signori che sono venuti oggi hanno deciso di adottarla. Suor Letizia e Suor Michela stamattina hanno svegliato prestissimo tutte noi bambine. Ci hanno mandate alle docce, poi ci hanno fatto indossare il vestitino buono e ci hanno spazzolato i capelli. Quando sono entrati i signori, eravamo tutte in fila e sorridenti, come sempre quando arrivano delle coppie in cerca di bambine da adottare. Stavolta si sapeva che andava Elisa. Ha cinque anni ed è la più piccola di quelle rimaste. Io ne ho sette come Roberta e Melissa. Melissa dice che oggi ha sentito le suore mormorare che ormai siamo troppo grandi perché qualcuno ci voglia portare a casa. All&#8217;inizio ci sono rimasta male ma poi ho pensato che in fondo non mi interessa molto, cosa me ne faccio di una mamma e un papà che non conosco neanche? Però è triste che domani sera non ci sarà più la mia amica. Speriamo che non rimango in stanza da sola, anzi speriamo che non mi mandano Giulia o Valeria che sono due streghe e mi stanno antipatiche. Oggi prendevano in giro Elisa perché era tutta contenta e felice: stamattina ha chiesto ai signori se poteva portare con sé Ernesto se la sceglievano. I signori hanno riso e hanno detto di sì. Ernesto è un piccolo cinghiale di pezza e dorme tutte le notti con lei. Oggi però è sparito durante l&#8217;ora della merenda. Secondo me lo hanno nascosto Giulia e Valeria perché sono invidiose. Elisa ha pianto, ma poi Suor Michela le ha detto che sicuramente Ernesto era andato a salutare le farfalle e i grilli che vivono in giardino e che quando tornava glielo avrebbe riportato. Lei è piccola e ci ha creduto. Suor Michela è buona. Anche Suor Letizia è buona. Stamattina in classe ci ha raccontato la storia della Cometa di Alli. E&#8217; una stella con la coda luminosa come quella di Gesù Bambino. Suor Letizia ci ha detto che dopo tantissimi anni la cometa sta passando di nuovo sopra la Terra. Io le ho chiesto se noi bambine potevamo restare alzate un po&#8217; ad aspettarla, magari fino alle dieci, ma lei ha detto che non si sa quando passa e che non possiamo stare tutte le sere a vedere se appare. Che peccato. A Natale quando facciamo il presepe le suore mi lasciano sempre mettere la cometa. E&#8217; tutta lucente come uno specchio e ti lascia sulle mani un po&#8217; di polvere dorata. All&#8217;Epifania io la faccio volare intorno alla stalla ed Elisa fa arrivare i Re Magi. Uff! Pensa se la Cometa di Alli passa proprio stasera e io sono qui a guardare il soffitto. Certo che quasi quasi&#8230;poco fa il campanile ha suonato e ho contato fino a undici. A quest&#8217;ora le suore dormono già di sicuro. E se facessi un giro in giardino? Mi porto la coperta e sto sdraiata a guardare il cielo. Se quando il campanile suona la mezzanotte la cometa non è apparsa torno a letto, tanto a quel punto ormai passerà un&#8217;altra sera.</p>
<p>Nel buio della viuzza sul retro dell&#8217;edificio, a pochi metri dalla stanza di Angela ed Elisa, un uomo sta sistemando una scala sotto la finestra delle bambine.</p>
<p>Angela si siede sul letto e si massaggia i piedini. E&#8217; indecisa se svegliare l&#8217;amica e coinvolgerla in questa avventura notturna, o se lasciarla dormire. E se le suore ci scoprono? Senz&#8217;altro ci sgridano tanto, e magari domani quando arrivano i signori a prendere Elisa glielo dicono e loro non se la vogliono più portare a casa. E&#8217; meglio che vado da sola.  Se vedo la cometa, domattina a colazione faccio schiattare di invidia Giulia e Valeria. Angela si alza e comincia a tirare verso di sé la coperta. Uff! Suor Letizia fa sempre i letti stretti stretti!</p>
<p>L&#8217;uomo sta salendo su per la scala, lento e silenzioso. Il suo cuore batte veloce, impaziente di assaporare il terrore delle bambine.</p>
<p>La coperta alla fine cede e Angela se la avvolge intorno alle spalle. Poi in punta di piedi raggiunge la porta e abbassa piano la maniglia, stando attenta a non fare rumore.</p>
<p>La bambina si volta a guardare Elisa che dorme tranquilla e la saluta con la mano. L&#8217;uomo è arrivato in cima alla scala.</p>
<p>Angela chiude la porta dietro di sé. La finestra si spalanca e un&#8217; ombra scura entra nella stanza con un balzo. L&#8217;uomo si guarda intorno: uno dei due letti è vuoto. Cazzo.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>II.</strong></p>
<p>In un angolo del giardino, Angela è sdraiata sulla coperta e guarda affascinata il cielo limpido e luccicante di stelle. La cometa ancora non si è fatta vedere. I grilli cantano rumorosamente. Angela sorride pensando ad Ernesto e alla storia inventata da Suor Michela per calmare Elisa: chissà se il piccolo cinghiale è davvero impegnato a chiacchierare con gli amici del giardino. Magari i grilli e le farfalle gli hanno anche offerto un&#8217;aranciata e lui sta raccontando a tutti che domani partirà con Elisa. Uff! Dove è finita la cometa? Perché le cose belle della vita si devono sempre fare aspettare così tanto? Angela si stiracchia: comincia a sentirsi stanca. Che ore saranno ormai? Il campanile per adesso tace. Certo che il cielo è proprio bello stasera, le stelle sono tantissime. Magari anche loro aspettano la cometa. Tutte in fila e sorridenti, come noi bambine quando arrivano i signori. Chissà se una di loro partirà insieme alla cometa quando passa. La bambina sbadiglia, le sue palpebre sono sempre più pesanti. I grilli continuano a cantare, probabilmente commentando le notizie della giornata. Un attimo prima di addormentarsi, Angela pensa che forse le stelle sono le bambine del cielo.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>III.</strong></p>
<p>Suor Michela apre gli occhi nel buio della sua stanza. Lo stomaco stasera ha deciso di non lasciarla dormire. Maledetta golosità! Le tre porzioni di melanzane alla parmigiana ora si sono trasformate in un bruciore infernale. Il campanile suona la mezzanotte. La suora si siede sul letto e strizza gli occhi comprimendosi l&#8217;addome con le mani. Ah, la vecchiaia! Suor Letizia ha l&#8217;età dalla sua, e infatti digerisce anche le pietre. Ora starà ronfando della grossa. Cosa fare per questo povero stomaco? Suor Michela si alza e indossa la vestaglia: nella dispensa in cucina ci deve essere un po&#8217; di bicarbonato. La suora esce dalla stanza e comincia a scendere le scale massaggiandosi la pancia. Si sente stanca, ma pensa che è stata una giornata felice, perché una delle bambine ha trovato una famiglia. Ogni volta che succede il suo cuore si riempie di gioia, anche se è difficile reggere lo sguardo deluso delle compagne, specie di quelle più grandi. Giulia ha otto anni, Valeria quasi dieci. Le loro speranze diventano sempre più sottili. Suor Michela accende le luci nella cucina e si dirige decisa verso la dispensa. Apre le ante di legno, sbarra gli occhi e poi soffoca una risata: tra una pila di scatole di tonno e un barattolo di olive, un cinghiale di pezza la sta osservando con uno sguardo che sembra incuriosito. La suora sorride mettendo i pugni sui fianchi.</p>
<p>- Ah, ecco dove eri finito! Lo sai che è tutto il giorno che ti stiamo cercando? Su, vieni con me, prendo un cucchiaino di bicarbonato e poi ti metto a nanna insieme alla tua padrona.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>IV. </strong></p>
<p><em>Angela ed Elisa sono sedute su una coperta in mezzo a un immenso prato. E&#8217; sera e il cielo è pieno di stelle. Stanno bevendo un&#8217;aranciata ed Elisa è allegra e sorridente. Anche Angela si sente felice, perché sa che fra poco arriverà la cometa. Ernesto saltella in mezzo all&#8217;erba rincorrendo le farfalle. Speriamo non si allontani troppo, altrimenti Elisa sarà di nuovo triste. Come è buona e fresca l&#8217;aranciata, possibile che l&#8217;abbiano veramente preparata i grilli? Mentre Angela si versa un altro bicchiere, il prato si illumina di una luce azzurra. Lei alza gli occhi al cielo e spalanca la bocca estasiata. La cometa è arrivata ed è bellissima. E&#8217; enorme, ha la coda lunga lunga ed è blu, non gialla come se la immaginava! Anche Elisa la guarda sognante. Ernesto e le farfalle hanno smesso di correre e si stanno godendo lo spettacolo. La cometa continua a pulsare della sua strana luce azzurra. Anche i grilli sono eccitati dal suo arrivo, e cantano a pieni polmoni, sempre più forte. La loro voce è diventata quasi umana e ad Angela sembra di distinguere delle parole</em></p>
<p>- &#8230;che non siano scappate? O che non siano da qualche parte nell&#8217;edificio?<br />
- Sono due bambine tranquille, è impossibile che siano scappate, è la terza volta che glielo dico! Le abbiamo cercate da tutte le parti! Perché non mi vuole ascoltare?<br />
- Suor Michela, stia calma, stiamo solo cercando di capire cosa possa essere successo, va bene?</p>
<p>Angela apre gli occhi e si mette a sedere. Elisa è sparita. Le stelle sono ancora al loro posto, ma la cometa non c&#8217;è più. Davanti al cancello, i lampeggianti di una macchina della polizia invadono il giardino con la loro luce azzurra e intermittente. Oddio, hanno scoperto che sono uscita! Ora sono dolori! Le suore se ne stanno in piedi in vestaglia insieme a due poliziotti. Suor Letizia ha la faccia scura e le braccia conserte e tiene la testa bassa. Suor Michela punta il dito contro i due uomini in divisa. Dalla voce sembra molto arrabbiata.</p>
<p>- State perdendo tempo! Due bambine sono state rapite e voi state perdendo tempo! Dovete andare a cercarle!</p>
<p>Due bambine rapite? Cosa è successo? Angela si alza e si incammina verso il cancello, i piedini nudi sull&#8217;erba umida. La macchina della polizia è sempre più vicina e ora le sembra enorme e minacciosa. Uno dei due poliziotti si volta verso di lei, fa un sorrisetto e poi si rivolge alle suore.</p>
<p>- Forse una l&#8217;abbiamo già trovata.</p>
<p>Angela si ferma. Non sa perché, ma ha tanta paura. Gli occhi di tutti sono puntati su di lei. Suor Michela si avvicina e la guarda negli occhi preoccupata.</p>
<p>- Piccola, stai bene?<br />
La suora le accarezza i capelli. La bambina sente un nodo alla gola.<br />
- Sì.<br />
- Cosa è successo tesoro? Dov&#8217;è Elisa?<br />
Angela scoppia a piangere.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>V. </strong></p>
<p>L&#8217;uomo è pallido e ossuto e le sue costole sembrano sul punto di forare la pelle tatuata. In mezzo al torace nudo campeggia una stella a cinque punte marchiata a fuoco. Il cranio rasato a zero gronda di sudore, il volto è una maschera di sangue. L&#8217;uomo alza gli occhi e le sue labbra tumefatte sogghignano.<br />
- Non ti dico un cazzo.<br />
Il calcio della pistola lo colpisce duro in pieno viso e lui finisce a terra con la sedia alla quale è legato. La testa batte sull&#8217;assito di legno, l&#8217;uomo cerca di urlare ma sputa sangue e denti, poi un peso schiaccia il suo petto e nella vista annebbiata dal dolore si compone la sagoma del poliziotto che è chinato sopra di lui, con un ginocchio puntato sul suo torace.<br />
- Bastardo mi stai soffoc&#8230;<br />
Il poliziotto gli infila in bocca la canna della pistola.<br />
- Ascoltami bene, testa di cazzo. Ora valutiamo insieme la situazione in cui ti trovi, ok?<br />
L&#8217;uomo ansima lottando per respirare, l&#8217;aria entra ed esce a fatica con un sibilo acuto.<br />
- Innanzitutto, il fatto che tu e i tuoi compari vi siate scelti come rifugio un casolare abbandonato in mezzo alla campagna, in questo momento non è un punto a tuo favore, perché se anche io e i miei colleghi qui presenti ti strappassimo le unghie ad una ad una con la pinza, nessuno ti sentirebbe urlare. Non è vero, ragazzi?<br />
Gli agenti armati di mitra fanno un cenno affermativo con il capo. Le pupille dell&#8217;uomo si muovono frenetiche.<br />
- In secondo luogo, come puoi notare tu stesso, due dei tuoi amici sono sul pavimento ripieni di pallottole, con ancora in mano le loro pistoline e questo, lo ammetterai, non è di buon auspicio per te.<br />
Il viso dell&#8217;uomo si sta facendo cianotico, negli occhi scavati comincia ad affiorare la paura.<br />
- Ma soprattutto, nella stanza qui a fianco c&#8217;è il cadavere di una bambina di cinque anni, con il cranio sfondato e segni di torture schifose. Ora figlio di puttana, queste sono cose che la gente a posto non prende bene e che a me personalmente mettono voglia di farti fuori qui. Hai capito? Niente udienza preliminare, niente giudice né processo, ti spariamo nei coglioni e la facciamo finita. Ci sediamo a fumare una sigaretta e ti guardiamo morire dissanguato.<br />
Il respiro dell&#8217;uomo ora è il rantolo di un moribondo.<br />
- Quindi, per l&#8217;ultima volta, dato che ci manca un quarto pezzo di merda con il pentacolo sul petto per fare poker, mi dici come si chiama il topo di fogna che è scappato dal retro quando siamo entrati? E dove lo possiamo andare a prendere? Risparmiaci un po&#8217; di lavoro, perché alla fine lo becchiamo lo stesso ma magari se ci metti un po&#8217; di impegno finirai in galera e non direttamente sottoterra.<br />
Gli occhi dell&#8217;uomo a terra si stanno rovesciando, il poliziotto scatta in piedi e lui tossisce sangue, inspira convulsamente cercando di riempire i polmoni d&#8217;aria, la sedia si ribalta su un fianco. L&#8217;uomo in divisa si china e gli punta la pistola in mezzo agli occhi.<br />
- Allora, coglione?<br />
L&#8217;uomo alza lo sguardo e osserva l&#8217;arma per un istante prima di aprire bocca:<br />
- Vaf-fan-culo.<br />
Il calcio della pistola si abbatte nuovamente sul suo viso e l&#8217;uomo perde i sensi. Il poliziotto si alza e lo osserva per un attimo massaggiandosi la fronte con una mano, poi ripone l&#8217;arma nella fondina e si volta verso i colleghi.<br />
- Scalise, dammi una sigaretta.<br />
Uno degli agenti estrae dalla tasca un pacchetto stropicciato.<br />
- Tenga, ispettore.<br />
L&#8217;ispettore afferra una sigaretta e la accende dal fiammifero che Scalise gli porge. Poi fa un passo e si ferma sulla soglia della stanza accanto. Il corpo nudo di Elisa è steso sul pavimento sozzo, in mezzo a un pentacolo disegnato probabilmente con il sangue della bambina in qualche istante delle venticinque ore più orribili della sua vita. Il poliziotto chiude gli occhi ma continua a vedere il corpo della piccola, i tagli, i lividi e le manine, Cristo santo le manine! Si volta di scatto e punta un dito verso i compagni che arretrano di un passo. La sua voce è un tuono, la sua mano trema di rabbia.<br />
- Trovatemi quel figlio di puttana! Sfondate le porte di tutte le cascine, svegliate tutti i contadini del cazzo, prendete a calci chi vi pare MA NON TORNATE SENZA QUEL PEZZO DI MERDA!</p>
<p style="text-align:center;"><strong>VI. </strong></p>
<p>Le suore stamattina hanno svegliato prestissimo tutte noi bambine e ci hanno mandate alle docce. Poi ci hanno fatto indossare il vestitino più scuro che avevamo e ci hanno spazzolato i capelli. Alle dieci c&#8217;è stato il funerale di Elisa. C&#8217;era tantissima gente, anche quelli della televisione che cercavano di chiederci se eravamo tristi e se la nostra amica ci mancava ma Suor Michela si è arrabbiata tanto e loro sono stati zitti. Abbiamo pianto tutte, anche Giulia e Valeria. Il prete ha fatto un discorso lungo lungo dicendo che tutto il paese voleva bene a Elisa e che ora lei sta in cielo ma io non so se ci credo. Quando la bara è scesa nella tomba, io mi sono sentita male e stavo per svenire, allora Suor Letizia mi ha presa in braccio e mi ha portata via. In questi giorni mi capita spesso di non sentirmi bene e avere paura e infatti per ora dormo con Suor Michela nella sua stanza, meno male perché faccio tanti incubi. La notte, sotto la finestra, c&#8217;è sempre anche una macchina della polizia. Oggi pomeriggio le suore ci hanno fatto fare dei disegni in ricordo della nostra compagna. Hanno detto che dopo li metteranno tutti in un libro così attraverso noi Elisa vivrà per sempre. Io ho disegnato me e lei che beviamo l&#8217;aranciata insieme a Ernesto e nel cielo c&#8217;è la cometa. Ci ho messo anche le farfalle di tutti i colori, i grilli però non li ho disegnati perché non so come sono fatti. Suor Letizia ha detto che andava bene anche se non era un ricordo.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>VII. </strong></p>
<p>Angela è seduta nell&#8217;ufficio di Suor Michela, che se ne sta dietro la sua scrivania a massaggiarsi la pancia. Suor Letizia è in piedi vicino alla finestra. A fianco di Angela sono seduti i signori che dovevano diventare il papà e la mamma di Elisa. Nessuno parla e la bambina ha un po&#8217; paura perché pensa che la vogliano sgridare. Poi Suor Michela sorride e lei si sente più tranquilla.</p>
<p>- Tesoro, ti ricordi questi signori?<br />
Angela deglutisce prima di rispondere.<br />
- Sono i genitori di Elisa.<br />
- Certo cara, ma tu lo sai che lei purtroppo non è più con noi, vero?<br />
- Sì.<br />
- Vedi Angela, loro hanno pensato che anche se non possono più fare del bene a Elisa, lo possono fare a un&#8217;altra bambina, lo capisci?<br />
- Sì.<br />
Angela si chiede cosa stia succedendo. Il sorriso di Suor Michela si fa ancora più largo.<br />
- Bene tesoro. Ho una bellissima notizia da darti. Stamattina i signori Orsini sono venuti a trovare me e Suor Letizia e ci hanno detto che vorrebbero tanto, se a te va bene, diventare la tua mamma e il tuo papà.<br />
La bambina si guarda intorno e per un istante il gruppetto di persone pende dalle sua labbra. Poi si volta decisa verso l&#8217;uomo e la donna che stanno seduti al suo fianco.<br />
- Ernesto può venire con me?</p>
<p style="text-align:center;"><strong>VIII. </strong></p>
<p>- Ispettore, siete sicuri che fossero solo in quattro?<br />
- Niente è sicuro, signor Orsini, ma per quanto sappiamo in questo momento, sembra di sì. C&#8217;è  un agente sotto copertura in cella con l&#8217;uomo che abbiamo arrestato, finora però non è riuscito a ottenere molto.<br />
- Quello che sta in carcere faceva il meccanico in paese, esatto?<br />
- Esatto, e ci era noto da tempo perché vicino agli ambienti neonazisti. Mentre gli altri due, come già saprà dai giornali e dalla televisione, avevano a che fare con l&#8217;orfanotrofio.<br />
- Sì, quelli che sono rimasti uccisi, giusto? Uno era conducente di autobus&#8230;<br />
- &#8230;e un paio di volte aveva accompagnato in gita le suore e le bambine. L&#8217;altro aveva un negozio di alimentari che serviva l&#8217;istituto.<br />
- E sul quarto uomo non avete scoperto assolutamente niente? Quello che vi è sfuggito?<br />
L&#8217;ispettore si fa cupo in volto. Rivede se stesso e i suoi colleghi fare irruzione nel casolare. La porta che cede, le tuniche nere, le candele accese. Poi la voce di Scalise che grida  &#8220;Sono armati!&#8221;, le raffiche di mitra. Una sagoma scura che fugge verso il retro.<br />
- No, purtroppo. E mi creda, ci penso tutti i giorni e tutte le notti.<br />
- Lei pensa che Angela sia in pericolo finché quell&#8217;uomo è libero?<br />
Nella mente dell&#8217;ispettore, in un fotogramma insanguinato, appaiono le manine di Elisa.<br />
- Quello che penso, signor Orsini, è che se fossi in lei porterei la bambina il più lontano possibile.</p>
<p><em><a href="http://offender.wordpress.com/2010/02/20/per-elisa-ii/">Seconda parte</a></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/offender.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/offender.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/offender.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/offender.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/offender.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/offender.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/offender.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/offender.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/offender.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/offender.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/offender.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/offender.wordpress.com/401/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/offender.wordpress.com/401/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/offender.wordpress.com/401/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=401&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Lavori in corso</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Feb 2010 19:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Messaggio per tutti i miei instancabili 2.5 lettori: la storia che sto scrivendo è più lunga del solito e sta prendendo un po&#8217; di tempo. Spero che veda la luce a metà settimana, nel frattempo vi saluto, sicuro che l&#8217;attesa non vi peserà troppo :-)<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=398&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Messaggio per tutti i miei instancabili 2.5 lettori: la storia che sto scrivendo è più lunga del solito e sta prendendo un po&#8217; di tempo. Spero che veda la luce a metà settimana, nel frattempo vi saluto, sicuro che l&#8217;attesa non vi peserà troppo :-)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/offender.wordpress.com/398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/offender.wordpress.com/398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/offender.wordpress.com/398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/offender.wordpress.com/398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/offender.wordpress.com/398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/offender.wordpress.com/398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/offender.wordpress.com/398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/offender.wordpress.com/398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/offender.wordpress.com/398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/offender.wordpress.com/398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/offender.wordpress.com/398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/offender.wordpress.com/398/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/offender.wordpress.com/398/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/offender.wordpress.com/398/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=398&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ultimo atto</title>
		<link>http://offender.wordpress.com/2010/01/29/lultimo-atto/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 09:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Seduto in platea nella sala buia, soffio sulle mani intirizzite. Fuori, la neve avvolge in spire gelate il vecchio teatro di provincia. Il vento si abbatte sui muri, scuote le vetrate e penetra nella sala, scivolando ghiacciato sui pavimenti. L&#8217;impianto di riscaldamento combatte eroicamente, ma la battaglia è persa, specialmente stasera che certo non si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=341&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seduto in platea nella sala buia, soffio sulle mani intirizzite. Fuori, la neve avvolge in spire gelate il vecchio teatro di provincia. Il vento si abbatte sui muri, scuote le vetrate e penetra nella sala, scivolando ghiacciato sui pavimenti. L&#8217;impianto di riscaldamento combatte eroicamente, ma la battaglia è persa, specialmente stasera che certo non si può dire ci sia il pienone. Ah, il calore umano! Si potrà sentirsi soli in mezzo a una folla, ma almeno si evita di congelare. Ecco, le luci sul palco si accendono. Speriamo che sia l&#8217;ultimo atto.</p>
<p><span id="more-341"></span></p>
<p>La scenografia è spoglia ed essenziale: pochi tavoli di legno grezzo, circondati da piccoli sgabelli. Un bancone  da bar, con la spina della birra; dietro al bancone, la macchina per l&#8217;espresso e due file di bottiglie variopinte. Potrebbe essere un&#8217;osteria, ma anche un piccolo pub.</p>
<p>Entra in scena un uomo sulla sessantina dall&#8217;aspetto dimesso e trasandato. E&#8217; magrissimo e un po&#8217; ingobbito, cammina con andatura ciondolante. Si ferma al centro del piccolo palcoscenico e si guarda intorno grattandosi la testa calva, come se si stesse chiedendo da dove cominciare. Poi si avvicina ai tavoli e comincia ad appoggiarvi sopra gli sgabelli rovesciati. L&#8217;orario di chiusura è passato da un po&#8217;. Ora l&#8217;uomo prende una scopa e comincia a spazzare il pavimento. Ha un&#8217;aria stanca e la sua espressione dice che il suo lavoro gli è da tempo venuto a noia. Si muove lentamente, assorto nei suoi pensieri; ma forse presto sarà richiamato alla realtà, perché sulla scena si sta affacciando un altro personaggio.</p>
<p>E&#8217; una donna piccola e grassoccia, più o meno della stessa età dell&#8217;uomo. Indossa un pesante cappotto, una sciarpa grigia e guanti di lana. Porta scarpe consumate da signora anziana e si muove incerta sulle gambe stanche. Nel suo viso arrossato dalla couperose e dal gelo, gli occhi guardano fissi il vecchio che spazza il pavimento e ancora non si è accorto di lei. Si ferma dopo pochi passi e per un attimo resta immobile, stringendo nervosamente fra le mani la borsa. Poi si rivolge al suo compagno di scena.</p>
<p>- Domenico.<br />
L&#8217;uomo sembra svegliarsi all&#8217;improvviso da un sogno. Scuote un brivido dalla schiena e si volta verso la donna sbarrando gli occhi.<br />
- Mariuccia? Cosa ci fai qui?<br />
La donna per un istante sembra intimorita, le dita si stringono sui manici della borsa. Poi tira il fiato e ricomincia a parlare.<br />
- Questo posto è anche mio, Domenico. Ci posso venire, no?<br />
L&#8217;uomo la guarda incredulo, senza dire nulla. Il silenzio fra i due si addensa.<br />
- Comunque sono venuta a parlare.<br />
Il vecchio aggrotta le sopracciglia.<br />
- A parlare? Di cosa?<br />
Sotto lo sguardo stupito di Domenico, Mariuccia  si avvicina a uno dei tavoli e vi appoggia la borsa. Posa due degli sgabelli sul pavimento, si siede e guarda in basso.<br />
- Per favore, siediti Domenico.<br />
- Mariuccia, ma sei pazza? Cosa c&#8217;è?<br />
- Per favore.<br />
Domenico si siede. Nella sua mano ossuta la scopa sembra la lancia di un buffo cavaliere. Il suo sguardo è un punto interrogativo. Mariuccia apre la borsa ed estrae una bottiglia e due bicchierini, poi comincia a versare da bere per sé e per l&#8217;uomo che ha di fronte. Lo guarda negli occhi.<br />
- Ti ricordi la grappa, Domenico?<br />
- Tu facevi la cameriera&#8230;<br />
- &#8230;e tu eri militare. Eri venuto a mangiare con quel tuo amico di Napoli.<br />
- Francesco.<br />
- Sì, vi ho serviti tutta sera e alla fine il mio capo vi ha offerto una bottiglia di grappa.<br />
- Perché anche lui aveva fatto l&#8217;alpino.<br />
- Sì. E io poi mi sono seduta con voi a bere perché era quasi l&#8217;orario di chiusura e voi eravate carini.<br />
- E un anno dopo ci siamo sposati e il tuo capo ci ha regalato un&#8217;altra bott&#8230;<br />
- Salute, Domenico!<br />
Domenico osserva la moglie vuotare il bicchiere d&#8217;un fiato. I suoi occhi sono sempre più stupiti. Lei si fa cupa e triste in volto, poi mette di nuovo le mani nella borsa e comincia a frugare. Il vecchio beve un sorso dal suo bicchiere.</p>
<p>Una nuova folata di vento investe gelida il teatro. Mi stringo nella poltrona e osservo attento la scena.</p>
<p>Mariuccia estrae dalla borsa alcuni ritagli di giornale e ne mostra uno al marito. Le sopracciglia di Domenico fremono. La voce della anziana donna ora è un tono più alta.<br />
- Domenico, questa non è la figlia della signora Anna, quella con i cani che abita qui in piazza?<br />
- Sì.<br />
- Lo sai che l&#8217;hanno trovata nel parco, no? Morta? Con la gola tagliata?<br />
La mano di Domenico si stringe sulla scopa.<br />
- Eh.<br />
- E che dicevano sul giornale che era stata violentata?<br />
- Sì ma&#8230;<br />
- Veniva sempre qui il venerdì sera.</p>
<p>Scambio un&#8217;occhiata di intesa con il mio vicino di poltrona: sembra che stia arrivando il colpo di scena. Sul palco la schiena di Domenico è sempre più ricurva, nel suo viso si è fatta strada un&#8217;ombra di paura.</p>
<p>- Mariuccia, non capisco&#8230;<br />
La moglie di Domenico sventola di fronte al marito un altro pezzo di carta.<br />
- E questa non è Roberta? La nipote di Nino, che studiava all&#8217;Accademia delle Belle Arti? Aveva ventidue anni! L&#8217;hanno trovata morta e violentata pure lei, ti ricordi Nino come piangeva? Non veniva sempre qui anche lei, povera creatura?<br />
Domenico cerca di aprire bocca ma la moglie non gli lascia spazio, la sua voce ora è un grido di dolore, uno dopo l&#8217;altro getta tutti i ritagli in faccia al marito.<br />
- Anche Patrizia, la figlia del fioraio, veniva qui! E Simona, te la ricordi? E la ragazza  che lavorava all&#8217;edicola? Te le ricordi Domenico? Frequentavano tutte questo posto e sono tutte morte! SONO TUTTE MORTE!<br />
L&#8217;ultimo ritaglio di giornale cade sulle assi del palcoscenico, soffice e silenzioso come un fiocco di neve. Mi immagino che mostri la foto di una ragazza sorridente, ritratta con le amiche al mare, a mille miglia dall&#8217;orrore che l&#8217;inverno ha in serbo per lei. Domenico tiene gli occhi bassi.<br />
- Sei stato tu Domenico, non è vero?<br />
Il vecchio è immobile come una statua di sale, lo sguardo è fisso sul tavolo, la testa imperlata di sudore scintilla sotto i riflettori.<br />
- Tutte le notti in cui queste povere ragazze sono morte, tu sei tornato a casa tardissimo. E la mattina dopo eri sempre strano ed euforico e io ti conosco da quarant&#8217;anni.<br />
- Mariuccia, te l&#8217;ho detto, restavo qui nel retro a costruire quel&#8230;<br />
- Non c&#8217;è niente nel retro Domenico. Sono venuta a controllare, una mattina. Non c&#8217;è niente.<br />
Il silenzio avvolge nuovamente la sala. Per un istante  Mariuccia e Domenico sembrano congelati in una surreale istantanea. Poi il vecchio alza la testa e il suo viso si contrae in un  sorriso grottesco, nei suoi occhi ora si intravede l&#8217;abisso della follia.<br />
- E brava Mariuccia che ha capito tutto.<br />
Domenico lascia cadere la scopa e comincia ad applaudire lentamente. Il volto di Mariuccia si riga di lacrime.<br />
- Domenico, tu sei malato.<br />
- Stai zitta. Tu non sai cosa si prova a uccidere.<br />
- Ti devi fare curare Domenico.<br />
- Certo, come no&#8230;<br />
Una lama scintilla sotto le luci del palco e in un secondo Mariuccia ha un coltello  puntato alla gola.</p>
<p>E&#8217; il momento di intervenire. La mia voce risuona nella sala.</p>
<p>- Domenico!<br />
Le luci della platea si accendono all&#8217;improvviso, illuminando la tappezzeria ingiallita e le poltrone consunte che il vecchio credeva vuote: del resto è quasi l&#8217;una di notte e lo spettacolo serale è finito da un po&#8217;. Domenico balza in piedi e osserva sconcertato gli spettatori inattesi dell&#8217;ultimo atto andato in scena nel suo teatro.<br />
- Lasci cadere il coltello e alzi le mani. Sono il maresciallo Gatti e il mio collega che ha appena acceso le luci è il brigadiere Russo. Siamo qui per arrestarla.<br />
Mariuccia si è presentata in caserma stamattina, stringendo fra le mani quella stessa borsa, mostrandoci quegli stessi ritagli di giornale. La tesi della donna aveva un senso: nelle indagini sugli omicidi del parco, quello del teatro era uno dei tanti schemi emersi. Sul vecchio però non c&#8217;erano prove, così come non ce ne erano sui suoi dipendenti e sui frequentatori abituali. Come raccoglierne a sufficienza per effettuare un arresto? Mariuccia era convinta di riuscire a fare confessare Domenico. Ci ha dato appuntamento al teatro a mezzanotte, l&#8217;ora in cui il marito, diceva, era di solito intento a spazzare il palcoscenico. Ci ha fatti entrare in platea, dove io e Russo abbiamo preso posto indisturbati, protetti dall&#8217;oscurità e dai rumori della tormenta. Poi l&#8217;anziana donna, passando dalle quinte, ha fatto il suo ingresso in scena.<br />
- Domenico, glielo ripeto un&#8217;ultima volta: lasci cadere il coltello e alzi le mani.<br />
Il vecchio fissa con occhi vitrei la pistola che gli sto puntando contro. Poi abbandona la sua lama e solleva le braccia senza parlare.</p>
<p>In un istante Russo è sul palco e Domenico è in manette. Mariuccia singhiozza con la testa fra le mani. Là fuori il vento continua a urlare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/offender.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/offender.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/offender.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/offender.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/offender.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/offender.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/offender.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/offender.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/offender.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/offender.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/offender.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/offender.wordpress.com/341/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/offender.wordpress.com/341/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/offender.wordpress.com/341/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=341&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Cani</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 01:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[1. Non vedo niente. Solo buio. Non sento il mio corpo e non riesco ad aprire la bocca, ma sento le voci trafelate intorno a me, sento cigolare le rotelle di quello che penso sia il lettino di un&#8217;ambulanza. Le voci corrono insieme a me e al lettino e gridano, gridano che il tempo è poco, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=201&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<h2 style="text-align:center;">1.</h2>
<p><em>Non vedo niente. </em></p>
<p><em>Solo buio. </em></p>
<p><em>Non sento il mio corpo e non riesco ad aprire la bocca, ma sento le voci trafelate intorno a me, sento cigolare le rotelle di quello che penso sia il lettino di un&#8217;ambulanza. Le voci corrono insieme a me e al lettino e gridano, gridano che il tempo è poco, che bisogna fare in fretta, che ho tre proiettili nel petto e uno in testa. Cazzo! Quattro me ne sono beccati? Bisogna fare in fretta. In fretta. In frett&#8230;</em></p>
<h2 style="text-align:center;"><em> </em><span id="more-201"></span> 2.</h2>
<p>- Mi spiega con chi abbiamo a che fare, ispettore?<br />
- Eh, dottore, con chi abbiamo a che fare? Con un farabutto abbiamo a che fare.<br />
- Apprezzo la sintesi, ma come magistrato temo di avere bisogno di qualche particolare in più. Tenga conto che sono stato trasferito qui solo da un mese.<br />
- Sì, mi scusi. Allora: Mitrione Diego detto Dimitri, nato a Milano il 12 aprile del &#8217;68 e ivi residente in Via Gagarin 26. Precedenti penali per&#8230;per tutto dottore. Spaccio di droga, rapina a mano armata, sfruttamento della prostituzione, quello che uno si può immaginare lui l&#8217;ha fatto. Sono più di vent&#8217;anni che lo conosco.<br />
- E&#8217; stato in carcere, immagino?<br />
- Che scherza dottore? Ci ha passato metà della sua vita, e l&#8217;altra a fare casini. Si è appena fatto tre anni per rapina, è tornato in libertà lunedì scorso.<br />
- Solo una settimana fa?<br />
- Sì. Ma quello non ci mette niente a ricacciarsi nella fogna.<br />
- Capisco. Mi riassume le circostanze della sparatoria in cui è rimasto ferito? Mi diceva che si è preso quattro proiettili.<br />
- Sì. E&#8217; in fin di vita. I medici dicono che probabilmente non si risveglierà più, e se le devo dire la verità non è che proprio mi metterei a piangere se dovesse lasciarci la pelle.<br />
- Questo l&#8217;avevo capito. La sparatoria?<br />
- Dottore, che le devo dire? Intorno alle 4 e 30 di questa mattina il 113 ha ricevuto una chiamata da Satalino Nunzio, di anni 72, portinaio dello stabile di Via Gagarin 17 in cui risiede. Il Satalino dichiarava di avere sentito degli spari, e che affacciandosi alla finestra aveva visto un individuo riverso a terra.<br />
- La Volante è intervenuta?<br />
- Prontamente dottore e anche l&#8217;ambulanza. L&#8217;individuo a terra presentava quattro ferite da arma da fuoco, tre al petto e una alla testa. Veniva trasportato d&#8217;urgenza al San Raffaele, dove più tardi lo identificavamo come Mitrione Diego.<br />
- Il portinaio, come ha detto che si chiama&#8230;<br />
- Satalino Nunzio, dottore.<br />
- Satalino, sì. Non ha visto nient&#8217;altro? Delle persone, un&#8217;automobile, qualcosa?<br />
- No. E pure tutti i condomini che sono scesi per strada all&#8217;arrivo della Volante dichiarano di non avere visto né sentito nulla.<br />
- Come al solito.<br />
- Già.<br />
- Sembra un regolamento di conti, che ne pensa ispettore?<br />
- Questo è sicuro, dottore. Questo è sicuro.</p>
<h2 style="text-align:center;">3.</h2>
<p><em> </em></p>
<p><em>Seduto nella penombra attendo che Klodjan si svegli. Stronzo albanese. Giusto lui poteva farsi un cazzo di letto a quattro piazze come questo. Ronfa come un bisonte in calore e sotto le lenzuola nere vedo il suo enorme torace alzarsi e abbassarsi ritmicamente. Le sue braccia tatuate sono scomposte sui cuscini che lo circondano, i possenti muscoli si godono il meritato riposo dopo una notte brava. Un raggio di luce filtra dalle tende e illumina le sue nocche graffiate, spaccare la faccia alle puttane è uno sport che non va d&#8217;accordo con la manicure. Quante ragazze hai menato ieri sera, amico, perché non volevano andare sulla strada? Cristo santo, quante ne ABBIAMO menate in una decina d&#8217;anni che ci conosciamo? Quante ce ne siamo scopate su questo letto, scelte ogni volta dalle stanze al piano di sotto, quelle con le sbarre alle finestre? Accendo una sigaretta con lo zippo di Klodjan.  Il suo russare si interrompe all&#8217;improvviso: sapevo che l&#8217;odore della benzina lo avrebbe svegliato. Balza a sedere, tasta le lenzuola fradice, poi si guarda intorno confuso e scorge la mia sagoma accanto al letto. </em></p>
<p><em>- Ciao Chiodo.<br />
- Di&#8230;Dimitri? Ma che cazz&#8230;<br />
Con la mano che regge la sigaretta indico le lenzuola intrise di benzina.<br />
- Ti conviene non muoverti, Chiodo. E&#8217; esattamente quello che pensi che sia.<br />
Gli occhi piccoli e cattivi mi guardano increduli.<br />
- Ma che cazzo c&#8217;è? Che cazzo&#8230;dove sono le ragazze?<br />
- Se ti riferisci alle tre sgarzole che stavano nel letto, mi sono permesso di mandarle in libera uscita. Ah, ho anche aperto le gabbie al piano di sotto. Temo che i tuoi uccellini siano volati via.<br />
- Pezzo di merda io ti ammaz&#8230;<br />
- Stai tranquillo Chiodo. Stai tranquillo o mi innervosisco e magari questa sigaretta mi scappa di mano.<br />
- Che cazzo vuoi da me? Sei appena uscito di galera, giusto? Vuoi soldi? Cosa vuoi Dimitri? Ti ho sempre pagato! Ti ho sempre dato la tua parte, che cazzo c&#8217;è ora?<br />
- No, non voglio soldi. A dirtela tutta non me ne faccio più niente dei tuoi soldi.<br />
- Ah no? E allora? Cosa sei venuto a fare?<br />
- A darti un ultimo saluto, Chiodo.<br />
Con un gesto rapido accendo lo zippo e lo getto  fra le lenzuola, l&#8217;esplodere delle fiamme divora l&#8217;ultima bestemmia di Klodjan.</em></p>
<p><em> </em></p>
<h2 style="text-align:center;">4.</h2>
<p>- Ma quindi è impossibile che si risvegli, giusto?<br />
- Non si può dire con certezza, ispettore. L&#8217;unica cosa certa è che quest&#8217;uomo è vivo per miracolo ed è incredibile che il suo cuore continui a battere. Un proiettile ha perforato il polmone sinistro e un altro il fegato. Il terzo non ha toccato organi vitali, ma è quello alla testa che ha causato il danno maggiore. La lesione cerebrale è molto estesa.<br />
- Quindi se anche dovesse tornare cosciente non sarebbe in grado di parlare, giusto? Sarebbe tipo un vegetale?<br />
- Ovviamente non le so dire nemmeno questo, ispettore. Anche perché stiamo osservando delle anomalie.<br />
- Cioé?<br />
- L&#8217;attività cerebrale del paziente è costantemente elevata e presenta dei picchi di estrema intensità.<br />
- E non è normale in questi casi?<br />
- No.</p>
<h2 style="text-align:center;">5.</h2>
<p>- Mi dica, signora.<br />
- Grazie per avermi ricevuto signor magistrato! Grazie veramente, lei non sa&#8230;<br />
- Non si preoccupi signora. La ascolto.<br />
- Allora, io mi chiamo Emma Ferreri e lavoro come assistente sociale.<br />
- Al carcere di Opera.<br />
- Anche.<br />
- E lì ha conosciuto Diego Mitrione.<br />
- Sì. Nell&#8217;ambito del progetto di reinserimento sociale. E le assicuro che Diego era uno di quelli che potevano farcela.<br />
- In che senso?<br />
- Nel senso che voleva davvero cambiare vita! Io vedo centinaia di detenuti, e tanti sembrano impegnarsi e poi quando escono ci ricascano, ma le posso dire che Diego ci credeva veramente. Era stufo di essere quello che era. Si era anche disintossicato dall&#8217;eroina. Madonna, se penso che ho parlato con lui non più di due settimane fa&#8230;<br />
- Signora, non capisco perché mi sta raccontando queste cose.<br />
- Perché gli hanno sparato e io le so dire che aveva paura.<br />
- Paura di cosa?<br />
- Di cosa? Di essere ucciso, signor magistrato. Che quando si fosse chiamato fuori dal suo giro, qualcuno non avrebbe gradito e avrebbe cercato di eliminarlo. Qualcuno che gestiva i traffici in cui era coinvolto.<br />
- E le ha fatto nomi?<br />
- Signor magistrato, io ho paura anche per me.<br />
- Capisco, ma se sa qualcosa di concreto è il momento di dirlo.<br />
- Mi ha parlato di un poliziotto.<br />
- Che cosa?<br />
- Di un poliziotto, signor magistrato. Di un ispettore. Ma il nome non me l&#8217;ha voluto dire.</p>
<h2 style="text-align:center;">6.</h2>
<p><em> </em></p>
<p><em>Il ristorante puzza di fritto e delle uova rancide che Antoine usa per la carbonara (&#8220;quella vera, de Roma&#8221;).  A quest&#8217;ora però il locale è chiuso, la porta dietro di me è serrata. Mi guardo intorno e mi sembra di vedere me stesso in mille notti strafatte di ero, lì al tavolo nell&#8217;angolo dove ci attardavamo: io, Chiodo, Antoine, due o tre puttane, tante bottiglie di vino e di vodka. E io e Chiodo che compravamo l&#8217;ero e la coca che Antoine tiene nel magazzino, e lui che si lamentava perché a noi doveva fare lo sconto e all&#8217;Ispettore dare la percentuale. E Chiodo che pigliava per il culo Antoine perché è ricchione, lo chiamava Er Froshòn, ché Antoine è romano ma gli piace fare la signora francese. Io so che gli piace anche fare il bagno con la schiuma, a mezzogiorno quando il ristorante è chiuso. Salgo le scale senza fare rumore. L&#8217;appartamento sopra il ristorante sa di incenso e di mille altre merde che il mio amico sparge per l&#8217;aria. La sua puzza non gli piace. Non ho bisogno di cercare il bagno, seguo l&#8217;abbaiare di Antoine, che sta torturando &#8220;Un anno d&#8217;amore&#8221; sovrapponendosi alla voce di Mina che esce da uno stereo portatile. Quanto ci ha rotto il cazzo con quella canzone. </em></p>
<p><em>&#8220;RIIICOORDEEERAIIII&#8230;TUTTI I GIORNI FELIIICIIIIIIII!!!&#8221;</em></p>
<p><em>I giorni felici sono finiti, vecchio mio.  Ancora un passo e nel vapore della vasca da bagno faccio la mia apparizione al cospetto di Antoine. Il mio amico fa un urletto stridulo, come le signore dei vecchi film quando vedevano un topo. Io resto impassibile.</em></p>
<p><em> &#8211; Bonjour, Antoine.<br />
- Dimitri! Cazzo m&#8217;hai fatto pija&#8217; &#8216;n colpo. Dimitri. Mortacci tua, ma avevo sentito che&#8230;<br />
- Stai zitto.<br />
- Che c&#8217;è Dimitri? Nun me piace la faccia che c&#8217;hai.<br />
Mina racconta che di notte qualcuno si sentirà molto solo.<br />
- Neppure a me piace la tua voce, Antoine. E non mi piace più neanche la merda che vendi. Alle puttane. Ai ragazzini.<br />
- Dimitri, ma che t&#8217;è preso? Ma che è? Te presenti qua all&#8217;improvviso come un fantasma e me fai la morale? Che t&#8217;han fatto in galera?<br />
Afferro lo stereo e lo faccio penzolare sopra il pelo dell&#8217;acqua, a pochi centimetri dalla pancia di Antoine. Mina è impegnata nell&#8217;acuto finale.<br />
- Dimitri! Cazzo Dimitri che te sei impazzito? Che stai a fa&#8217;? E&#8217; pe&#8217; la droga? Io non conto un cazzo, lo sai pure tu che non conto un cazzo, che è l&#8217;Ispettore che&#8230;<br />
Lascio cadere lo stereo nell&#8217;acqua, la vasca ribolle in un inferno di scosse e il mio vecchio amico smette per sempre di cantare. </em></p>
<h2 style="text-align:center;">7.</h2>
<p>- Cosa succede, dottore? Si sta svegliando? Muove gli occhi dietro le palpebre, lo vede anche lei?<br />
- Signora Ferreri, non so cosa dirle. E&#8217; da quando è arrivato che assistiamo a questi episodi. Non ho mai visto una cosa del genere signora, veramente non so cosa dirle.</p>
<p><em>Senza fare rumore cammino lento per il corridoio. Quando venivo qui a pagare, per le puttane o per le rapine, cercavo a tastoni l&#8217;interruttore per illuminare lo schifo di questo palazzo, i muri, i graffiti, le chiazze di piscia. Ma ora il buio mi appartiene, la luce non mi serve più. Inspiro forte e sento nel naso la merda di tutta la mia vita, solo un passo e sono davanti alla porta che cercavo ma&#8230;</em></p>
<p>- Dottore, ma li ha visti i suoi occhi? Li ha visti? Posso prendergli la mano? Diego! Diego ti stai svegliando?</p>
<p><em>&#8230;ma non serve aprirla per entrare. E&#8217; tutto più facile ora.</em></p>
<p>- Diego, sono Emma!</p>
<p><em>L&#8217;appartamento è oscuro e grigio e puzza come il suo padrone. Padrone di tanti cani, randagi che frugano nella spazzatura, come me, come Chiodo, come Antoine. Bastardi senza futuro, rognosi e assetati, la gola di sabbia, la testa nel cazzo. Infetti e rabbiosi, fottuti per sempre.</em></p>
<p>- Diego mi senti? Mi senti? Sono Emma, che succede?</p>
<p><em>La TV al plasma era sempre spenta quando venivo qui, lui contava i soldi con le dita unte e mi offriva un caffè. Ora il viso di una ragazza orientale circondata di cazzi gronda sperma a 50 pollici. Lui è sul divano, nudo come un grasso lombrico, e mugola rumorosamente mentre si spara una sega.</em></p>
<p><em>- Hey.<br />
Lui sobbalza lanciando un grido, il divano si lamenta. Si volta e sbarra gli occhi, mi guarda come si guarda un fantasma.<br />
- Dio santo! Dimitri?<br />
- Sorpreso, Ispettore?<br />
Scatta in piedi e si mette le mani sulla pelata. E&#8217; sudato e fradicio di paura.<br />
- Non puoi essere tu! Cristo, non è possibile!<br />
Accendo una sigaretta. Aspiro e la assaporo come fosse l&#8217;ultima.<br />
- Dimitri è in ospedale! E&#8217; in coma cazzo! E&#8217; in coma!<br />
- Bene, la memoria non ti manca, Ispettore&#8230;<br />
Sorrido e avanzo piano.<br />
- &#8230;quindi  ricorderai anche di essere stato tu a spararmi , vero?<br />
Lui indietreggia tremando. Un ultimo tiro, butto la sigaretta.<br />
- Dimitri, cazzo non è possibile!<br />
Inciampa e la sua schiena lardosa sbatte contro il muro, un quadro scadente e una foto incorniciata si infrangono al suolo in mille pezzi. Annaspa per restare in piedi, io afferro la sua gola e stringo con tutte le mie forze, le mie braccia tremano, i suoi occhi si iniettano di sangue.</em></p>
<p>- Dottore, lo vede come si sta agitando? Dio, ma che succede? CHE SUCCEDE DIEGO?????</p>
<p><em>L&#8217;Ispettore ha smesso di rantolare e sento il suo corpo esanime scivolare tra le mie mani. Mollo la presa e lui casca a terra strisciando sul muro, le braccia abbandonate lungo il corpo, gli occhi sbarrati. Mi guardo intorno e vedo la stanza girare, la testa si sta facendo pesante, il respiro faticoso. </em></p>
<p><em>Cado in ginocchio. L&#8217;appartamento dell&#8217;Ispettore sembra svanire lentamente. </em></p>
<p><em>Dio, sono stanco. </em></p>
<p>- Dottore! Dottore, non si muove più!</p>
<p><em>Tanto stanco.</em></p>
<p>- Si sposti signora!</p>
<p><em>Non vedo niente&#8230;</em></p>
<p>- Esca di qui! Non c&#8217;è più battito! Esca di qui signora!</p>
<p><em>&#8230;solo buio.</em></p>
<h2 style="text-align:center;">8.</h2>
<div id="_mcePaste">- L&#8217;avete trovato nudo?</div>
<div id="_mcePaste">- Sì, signor magistrato, e con evidenti segni di strangolamento.</div>
<div id="_mcePaste">- E naturalmente nessuno ha visto né sentito nulla.</div>
<div id="_mcePaste">- No. Ma la porta di ingresso era chiusa a quattro mandate, quindi sicuramente si tratta di qualcuno che aveva la chiave.</div>
<div>- Commissario, lei ha una qualche idea su tutto questo? Prima Mitrione, poi i suoi due amici, ora l&#8217;ispettore.  E anche la porta del ristorante al Gratosoglio era chiusa a chiave, esatto?</div>
<div>- Esatto. Però francamente non so ancora cosa pensare di tutta questa storia.</div>
<div id="_mcePaste">- Io neppure, commissario, io neppure. Comunque mi dia mezz&#8217;ora e sono da voi.</div>
<div id="_mcePaste">- La aspetto, signor magistrato. A dopo.</div>
<p><em><span style="font-style:normal;"><br />
</span></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/offender.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/offender.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/offender.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/offender.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/offender.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/offender.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/offender.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/offender.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/offender.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/offender.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/offender.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/offender.wordpress.com/201/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/offender.wordpress.com/201/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/offender.wordpress.com/201/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=201&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Moviola</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 20:03:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[offender]]></category>

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		<description><![CDATA[Sera qualsiasi di un giorno marchiato a fuoco, nella camicia nera pulsa lento il mio sudore. Respiro piano la mia sigaretta, attorno al piccolo forno della pizzeria da asporto si è radunato un pugno d&#8217;anime surriscaldate. Respirano anch&#8217;esse, seppure in moviola, affaticate si trascinano, bisbigliano al cellulare. Un ricordo di alcol sul mio palato, le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=181&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sera qualsiasi di un giorno marchiato a fuoco, nella camicia nera pulsa lento il mio sudore.</p>
<p>Respiro piano la mia sigaretta, attorno al piccolo forno della pizzeria da asporto si è radunato un pugno d&#8217;anime surriscaldate. Respirano anch&#8217;esse, seppure in moviola, affaticate si trascinano, bisbigliano al cellulare. Un ricordo di alcol sul mio palato, le palpebre si chiudono in un sospiro di brezza calda. Poi in due passi di sandali annoiati la brezza mi porta te. Non apro gli occhi dietro le lenti scure, il tuo profumo è colorato e impetuoso, i sensi esplodono come lava, trasportano ricordi di questo stesso profumo, di pelle, di labbra, di gesti disegnati al buio. No, non mi va di aprire gli occhi, non so chi sei né chi mi ricordi, mi va di cullarmi nel profumo che hai addosso, di accarezzare memorie che tornano a pezzi, di toccare una donna di cui non so più il nome. Ti sento camminare lenta, nel passo di chi attende, poi da dietro il bancone qualcuno chiama</p>
<p>- Giulia!</p>
<p>Il tuo passo ora è affrettato, non so se sei bionda, bruna o rossa ma in qualche modo ti sento sorridere. Prendi la tua pizza e te ne vai, i ricordi che ho sfiorato si dissolvono abbracciati al tuo profumo.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/offender.wordpress.com/181/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/offender.wordpress.com/181/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/offender.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/offender.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/offender.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/offender.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/offender.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/offender.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/offender.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/offender.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/offender.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/offender.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/offender.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/offender.wordpress.com/181/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/offender.wordpress.com/181/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/offender.wordpress.com/181/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=181&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Senza Parole</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 21:07:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[offender]]></category>

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		<description><![CDATA[<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=176&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://offender.wordpress.com/2008/06/11/senza-parole/"><img src="http://img.youtube.com/vi/bjlhhj82Ws4/2.jpg" alt="" /></a></span>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/offender.wordpress.com/176/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/offender.wordpress.com/176/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/offender.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/offender.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/offender.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/offender.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/offender.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/offender.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/offender.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/offender.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/offender.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/offender.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/offender.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/offender.wordpress.com/176/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/offender.wordpress.com/176/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/offender.wordpress.com/176/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=176&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Da Sola</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jun 2008 19:39:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[offender]]></category>

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		<description><![CDATA[Sento nei muscoli l&#8217;assenza del tuo abbraccio, anche se tu non l&#8217;hai provato mai.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=174&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://offender.files.wordpress.com/2008/06/sylm.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-175" src="http://offender.files.wordpress.com/2008/06/sylm.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p><em>Sento nei muscoli l&#8217;assenza del tuo abbraccio, anche se tu non l&#8217;hai provato mai.</em></p>
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		<title>Narciso</title>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2008 19:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
				<category><![CDATA[offender]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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		<description><![CDATA[Lurida la pioggia gonfia senza ritegno l&#8217;afa che non può sciogliere. Le auto in fila sono un solco colorato nel finestrino del treno, segni di vandali sulla strada che un tempo accolse legioni vittoriose. Dove sto andando? Da dove sono partita? Cosa ne è stato dei sogni che inseguivo? Sfasciacarrozze e supermercati inseguono senza sosta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=172&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lurida la pioggia gonfia senza ritegno l&#8217;afa che non può sciogliere. Le auto in fila sono un solco colorato nel finestrino del treno, segni di vandali sulla strada che un tempo accolse legioni vittoriose.</p>
<p><em>Dove sto andando? Da dove sono partita? Cosa ne è stato dei sogni che inseguivo?</em></p>
<p>Sfasciacarrozze e supermercati inseguono senza sosta il mio sguardo, carta vetrata sulle mie iridi. Lo squallore monta nello stomaco, la nausea si alza dal profondo.</p>
<p><em>Le nuvole là fuori ansimano.</em></p>
<p>Le risa  sguaiate della Regina del Quartaccio, sordida compagna di scompartimento in questo viaggio mai desiderato svegliano in me la voglia di urlare, ma non c&#8217;è suono e non c&#8217;è confine, i pezzi cadono in me uno dietro l&#8217;altro.</p>
<p><em>Io, io in questa vita avrei potuto&#8230;se solo&#8230;</em></p>
<p>poi i freni i binari esplodono in dissonante agonia il mio corpo improvvisamente leggero si stacca dal sedile senza speranza batte duro sull&#8217;acciaio il naso che si spezza il sapore del mio sangue le orecchie colme del grido delle ruote, dell&#8217;urlo tuo, del macchinista</p>
<p><em>Chi eri? Da dove eri partito? Cosa ne è stato dei sogni che inseguivi?</em></p>
<p>Ora il tuo sangue è sparso dove in un giorno lontano marciavano sicuri i centurioni, le tue membra scomposte e immemori delle vite che hai sfiorato sono sale sulla mia lingua. Ti odio Narciso e ti disprezzo, superbo tu, invadente nel Suicidio, ti odio anche se mi hai liberata anche se infine la pace mi abbraccia.</p>
<p><em>Il mio respiro rallenta.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Da qualche parte al di là delle palpebre chiuse sento il pianto del macchinista.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/offender.wordpress.com/172/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/offender.wordpress.com/172/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/offender.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/offender.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/offender.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/offender.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/offender.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/offender.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/offender.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/offender.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/offender.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/offender.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/offender.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/offender.wordpress.com/172/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/offender.wordpress.com/172/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/offender.wordpress.com/172/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=172&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Chiuso per inventario</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 09:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>offender</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi prendo una pausa.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=170&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi prendo una pausa.</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/offender.wordpress.com/170/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/offender.wordpress.com/170/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/offender.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/offender.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/offender.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/offender.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/offender.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/offender.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/offender.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/offender.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/offender.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/offender.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/offender.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/offender.wordpress.com/170/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/offender.wordpress.com/170/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/offender.wordpress.com/170/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=offender.wordpress.com&amp;blog=1499384&amp;post=170&amp;subd=offender&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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