Main Offender

2 settembre 2007

La ragazza del quarto piano

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 21:27

Sono piccola e bianca.

Ho capelli diritti e castani. Ho il naso adunco e un sorriso dal quale la gente si sottrae nervosa. Sono vestita di marrone e ho le mani ossute. Potrei essere una ragazza qualsiasi, ma non vi piacerebbe incrociare il mio sguardo.

Sono piccola e bianca.

E sono PAZZA.

Mentre attraversa la hall dell’albergo, la maglietta fradicia di sudore, Daniele sente il sangue scorrere nei muscoli stanchi. Ha corso mezz’ora sul tapis roulant; ha caricato sulle braccia tutti i pesi del centro fitness dell’hotel. Ora è rilassato e canticchia fra sé camminando verso l’ascensore: fra poco una doccia a massaggiare le sue membra, poi la carezza profumata della sua camicia preferita, e poi via, con la sua ragazza, verso un margarita e una cena carnivora. Le porte dell’ascensore si aprono silenziose. Daniele preme il pulsante numero 4, la cabina sussulta e poi sale, lenta e sicura penetra nelle viscere dell’edificio.

Appoggio la schiena al muro in questo corridoio illuminato di neon, le braccia abbandonate lungo i fianchi. Lui non lo sa, ma io lo sento salire. Lo sento dentro di me. Chiudo gli occhi, chino il capo: dietro le palpebre le mie pupille danzano frenetiche.

Le porte scorrono ancora all’altezza del quarto piano: solo una ventina di passi ora separa Daniele dalla stanza 407, dove la sua ragazza lo aspetta, probabilmente leggendo un libro, stravaccata sul letto a piedi nudi, i grandi occhi neri pronti ad illuminarsi per salutare il suo uomo. Daniele si incammina lungo il corridoio. Lì in mezzo, appoggiata al muro, c’è una figura stranamente sinistra. Daniele si ferma per un secondo. La guarda. Un brivido leggero e inconsapevole: poi riprende la sua strada.

Non l’ho mai visto e non lo vedo ma sento che si avvicina. Tengo gli occhi chiusi, ma sento i suoi passi e sento il suo odore.

Daniele cammina piano. Aspetta che lei si volti verso di lui, non è così che si fa quando si sente arrivare qualcuno? Ma lei non lo fa. No. E’ appoggiata al muro e non si muove. La testa è china, gli occhi sembrano chiusi. Hehehe minchia questa è (PAZZA???) strafatta, chissà cosa si è calata.

Si avvicina, si avvicina, è a pochi metri ormai, le mie mani tremano forte, le mie labbra fremono. I miei occhi…oh ma non li potete mica vedere. Sono chiusi.

Hehehe cazzo ma quanto è fuori questa? Un altro brivido. Daniele avanza, aspettandosi che all’ultimo momento lei apra gli occhi (ORBITE VUOTE???). Le passa vicino ostentando sicurezza, poi guarda avanti, la stanza è sempre lì in fondo, la doccia, la camicia, i suoi occhi neri.

Eeeccootiii. Intero, un bel pezzo di carne. Non ti vedo, ma ci sei. Non ti ho mai visto, ma ci sei. Se tu stupido non guardassi avanti vedresti le mie labbra contrarsi e scoprire i denti. Ti sento ora e sento il cucciolo che eri. Sento…ciò che sei stato. Sento il dolore che si propaga. Fuoco liquido dentro di me.

Daniele si lascia alle spalle la figura che lo inquieta (NON GUARDARE INDIETRO NON GUARDARE INDIETRO).

Apro gli occhi ma tu non mi puoi vedere, le mie iridi volano verso l’alto, bianchi i miei occhi iniettati di sangue, la mia bocca ora è aperta mentre allungo le braccia verso di te. L’ombra delle mie mani sfiora la tua schiena…

Daniele apre, e veloce richiude dietro di sé, la porta della sua stanza: ma una brezza gelida è entrata insieme a lui.

Carne speziata e troppo alcol: forse per questo ora Daniele non riesce a dormire. E mentre la sua ragazza riposa inconsapevole, lui si rotola fra le lenzuola torride, in bilico tra veglia e sonno: la stanza 407 è un sabba di ombre oscure e deformi. Tranquillo, Daniele, tranquillo: dormi. Provaci.

In ginocchio a pochi metri da te appoggio il viso e le mani alla tua porta, gli occhi ancora chiusi, nei polmoni l’affanno del tuo respiro. Quando sei uscito con lei dall’ascensore, mi hai cercata con uno sguardo nervoso: ma io stavo fra ombre che tu non ricordi. Come non ricordi tutto il resto, non è vero?

Daniele apre gli occhi, e per un attimo trema pensando a quella ragazza strana appoggiata al muro nel corridoio, molte ore prima: poi si gira nel letto, e senza accorgersene, sprofonda indietro nel tempo, verso memorie lontane e cattive.

La porta è diventata calda e molle, ragazzo, se tu stupido non fossi girato dall’altra parte vedresti l’impronta delle mie mani e del mio viso. Stai ricordando, lo sento…un giorno di molti anni fa, giusto? Un brutto incidente? Un bambino che gioca e si fa tanto male, o perlomeno questo ti hanno sempre raccontato…

Sdraiato a pancia in giù Daniele scivola verso la sua infanzia. Perché? Perché, si chiede, sono passati così tanti anni, tutto è (SEPOLTO?) dimenticato ormai no? Ma…ma qualcosa, qualcosa lo afferra e lo trascina all’indietro nel tempo, e giù, verso un sonno inquieto. Un soffio gelido accarezza la sua schiena; i fantasmi della stanza 407 si dissolvono per lasciare spazio al terrore di un bambino. Daniele ha

cinque anni e la mamma lo ha vestito con una maglietta sulla quale è stampata una locomotiva. A Daniele piacciono i treni, e gli piace la sua maglietta. Daniele corre per la casa, Daniele entra in cucina, la mamma…

Era lì con te Daniele.

No! No! Papà mi ha detto che mamma era in un’altra stanza e…

Sì invece. Era proprio lì con te. E dopo è stata anche…

…ricoverata, certo, l’hanno ricoverata in clinica la mamma perché al suo bambino era successa una brutta cosa e lei era tanto triste così mi ha detto papà! Non è stata colpa sua quello che è successo e neanche colpa mia perché ero piccolo e stavo giocando. E poi tu che cazzo ne sai? Sei una (STREGA) drogata di sicuro. Drogata e puttana! Puttana! Puttana!

Shhhh…silenzio Daniele. Silenzio. Sogna.

SOGNA!

Daniele in sogno cammina giù per il corridoio del quarto piano, stranamente in discesa ripida. I neon si accendono e si spengono impazziti, le porte delle camere sbattono violentemente, come in mezzo a una tempesta. Daniele ha paura e vorrebbe tornare indietro, ma per qualche motivo continua a camminare. La porta della stanza 403 si spalanca all’improvviso mentre lui vi passa davanti.

Daniele si affaccia sulla soglia. Nella stanza 403 è in corso uno spettacolo di burattini. L’unico spettatore è un bambino di cinque anni, seduto a gambe incrociate sul pavimento. Indossa una maglietta fradicia di sangue. Sul palchetto improvvisato, la sua versione marionetta saltella stupidamente qua e là in una microscopica cucina. Sul minuscolo fornello troneggia la miniatura di una pentola.

“Oohh che bella la cucina!” dice il burattinaio in un falsetto stridulo, imitando la parlata di un bambino. Ma Daniele sa a chi appartiene quella voce.
“Ho cinque anni! Mi piace giocare!”
Il piccolo spettatore insanguinato spalanca gli occhi.
“Ooooohhh e che bella la pentolona che sta bollendo sul fuoco! ”
Il bambino burattino saltella ancora un po’. Si avvicina al fornello.
“Chissà che ci sarà dentro!”
Con un veloce movimento del polso, il burattinaio fa saltare il piccolo Daniele di pezza e gli fa afferrare la pentola.
“FLUUUSHHH!!!!” fa il burattinaio e il bambino in miniatura cade a terra.
“Aaaaaaaahhh! Aaaaaaaahhh! L’acqua bollente! Che male! Che male! Chiamate il dottore!”
Il sipario si chiude. Il bambino spettatore si nasconde il viso fra le mani.
“Il piccolo Daniele ha scoperto che giocare è pericoloso!” dice il burattinaio, nascosto dietro il suo palco.
Daniele ha le lacrime agli occhi. Dietro il palchetto scorge l’ombra familiare del burattinaio.
“Papà? Sei tu lì dietro, papà?”
Nessuna risposta.

Una voce all’improvviso, alle sue spalle, nel corridoio:

“Vieni con me…”

Daniele si volta piano, il suo cuore batte frenetico nel terrore di sapere cosa lo aspetta.

Lei è ancora appoggiata al muro, ma ora i suoi occhi sono aperti, se di occhi si può parlare perché le pupille non ci sono, solo bianco, bianco iniettato di sangue. Tende verso Daniele una mano ossuta.

“Vieni…”

Daniele afferra quella mano come sapendo che non c’è altra strada. La strana coppia si incammina per il corridoio.

Adesso tutto il piano sembra tremare, come scosso da un terremoto: Daniele non osa guardare la sua compagna, ma stringe la sua mano. Ora sono davanti a una porta bianca, sulla quale la calligrafia incerta di un bambino ha tracciato a grandi lettere dorate il numero 407.

“E’ ora che tu ricordi, Daniele.”

Daniele afferra la maniglia e apre la porta. Dietro, c’è una vecchia cucina.

Il bambino ha sempre cinque anni, ed è sempre seduto sul pavimento, con le gambe incrociate; ma la sua maglietta è fresca e pulita. Sfoglia un albo di Tiramolla. Mamma alle sue spalle sta cucinando. Una grossa pentola bolle sul fornello. Lì vicino, sul piano della cucina, c’è mezza bottiglia di gin.

“Shei un piccolo bashtardo.” dice mamma, con quella voce strana che le viene quando papà non c’è e lei beve dalla sua bottiglia.
“Cos’è un bashtardo, mamma?”
“Un ba…stardo ecco, come tuo padre. Come mio padre, siete tutti uguali.”
Mamma si volta e lo guarda negli occhi.
“Un bastardo. Bastardo, bashtardo! Ora sei piccolo ma crescerai e diventerai un bashtardo. Andrai a puttane come tuo padre. E farai fare una vita di merda a qualche povera ragazza. Oh, dopo averla messa incinta, certo! Dopo averla inchiodata in un appartamentino del cazzo con in brascio un piccolo cagone.”
“Ma mamma, papà ci vuole bene…”
Mamma si inginocchia e gli stringe forte un braccio. Daniele ha paura, e non sa cos’è una puttana.
“Bene? Bene? Tu pensi che ti voglia bene! Oh shì certo e anche alle shue troie!”
“Mamma, il braccio mamma mi fai male!”
“Male? Male? Oh tu non hai mai sentito male piccolo bastardo! ”
“Non è vero mi fai male! Mi fai male! Mamma!”
“Ora ti faccio sentire io cosa vuol dire sentire male bashtardo!”
Mamma si alza e afferra la pentola che bolle sul fuoco, mamma la afferra e si gira e ha gli occhi cattivi e

Daniele spalanca gli occhi nella stanza 407. Dalle finestre filtra la luce grigia dell’alba. Daniele si mette a sedere, vicino a lui la sua ragazza dorme tranquilla. Daniele si china e sorridendo le bacia la testa. Sorride anche se ora ricorda; sorride anche se la sua vita non sarà più la stessa.

Sono pazza sì, o almeno così pensereste. Giro per le strade e i palazzi di questa città, ma non sempre la gente ci fa caso. Qualcuno nemmeno mi vede.

MA IO VI SENTO TUTTI.

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24 commenti »

  1. si, sta nascosta in attesa.
    E’ pronta ad incarnare i nostri dolori, le nostre storie.

    Commento di emma — 3 settembre 2007 @ 6:55 | Rispondi

  2. O___o

    Commento di Michela — 3 settembre 2007 @ 14:30 | Rispondi

  3. Michela, puoi ripetere l’ultima frase per favore? :-)

    Commento di offender — 3 settembre 2007 @ 14:37 | Rispondi

  4. certamente!

    ò____ò

    (stavolta con le ciglia da brava bambina…quella appoggiata al muro, al quarto piano, ovvio!)

    Commento di Michela — 3 settembre 2007 @ 15:01 | Rispondi

  5. Aaaaaaaaah ok ora è tutto molto più chiaro ;-)

    Commento di offender — 3 settembre 2007 @ 15:02 | Rispondi

  6. Bravo!

    Commento di nataconlavaligia — 3 settembre 2007 @ 21:07 | Rispondi

  7. Grazie!

    Commento di offender — 3 settembre 2007 @ 21:32 | Rispondi

  8. Un po’ confuso, ma interessante! ^_^

    Commento di Arumi — 4 settembre 2007 @ 10:35 | Rispondi

  9. Rispetto ad altri tuoi racconti, è più attorcigliato (come un gomitolo arruffato da una mano innervosita). Ma forse è una scelta voluta.
    Come sempre, corre veloce e avvincente, con questo forte senso di inesorabilità (la tua tipica cifra narrativa)

    Commento di luciano / il ringhio di Idefix — 4 settembre 2007 @ 10:41 | Rispondi

  10. @arumi, @luciano, forse con confuso e attorcigliato intendete la stessa cosa, e può darsi abbiate entrambi ragione. Certo non è un racconto in cui è l’azione a farla da padrone, una buona parte della storia è “vissuta” in sogno, e il sogno è confuso e attorcigliato come spesso i sogni sono. Il racconto è un tentativo di utilizzare la dimensione onirica.
    @emma, sì, il senso è quello.

    Commento di offender — 4 settembre 2007 @ 10:49 | Rispondi

  11. Un segreto: la ragazza esiste veramente, forse e dico forse non ha gli stessi poteri paranormali, ma fa senz’altro altrettanta paura :-)

    Commento di offender — 4 settembre 2007 @ 10:54 | Rispondi

  12. Ok, ti dico meglio la mia.
    Solo un appuntino: mi piacerebbe di più senza che fosse citato il nome del protagonista.
    :-)
    Sorrisi,
    M-

    Commento di Michela — 4 settembre 2007 @ 12:50 | Rispondi

  13. Michela questa è interessante…tipo con solo l’iniziale? O proprio senza citarlo? O magari in prima persona?

    Commento di offender — 4 settembre 2007 @ 13:07 | Rispondi

  14. ciao Offender, allora credi in qualcosa di supernaturale, che non è visibile, un mondo sconosciuto? ;-)
    speriamo che le leggi, un giorno, diventino universali e che ci spalanchino la via dell’Essere senza prevaricazioni, finalmente liberi,privi di paraocchi!
    Ciao
    Mayra

    Commento di mayraglouis — 4 settembre 2007 @ 13:50 | Rispondi

  15. “ciao Offender, allora credi in qualcosa di supernaturale, che non è visibile, un mondo sconosciuto?”

    Credo nella complessità della psiche umana :-)

    Commento di offender — 4 settembre 2007 @ 14:06 | Rispondi

  16. Il racconto è volutamente confuso, schegge che si alternano per tenere incollato il lettore, per non farlo respirare, per non dargli il tempo di staccarsi e pensare. Non si deve pensare o tutto svanisce. E’meglio leggere e aspettare.
    Davvero carino, forse la suspance-confusione si protrae un pò troppo però va bene.

    Barbara

    Commento di barbaragozzi — 4 settembre 2007 @ 16:08 | Rispondi

  17. ammazza complimenti!
    Ti leggo per la prima volta, ma tornerò

    Commento di barbie — 4 settembre 2007 @ 16:49 | Rispondi

  18. grazie barbie :-) anch’io verrò a farti visita.

    Commento di offender — 4 settembre 2007 @ 17:06 | Rispondi

  19. mai vestirsi di marrone.
    …si potrebbe finire in un racconto.

    Commento di arya — 5 settembre 2007 @ 10:24 | Rispondi

  20. veramente bello.

    Commento di liber — 5 settembre 2007 @ 20:44 | Rispondi

  21. Grazie mille liber!

    Commento di offender — 6 settembre 2007 @ 0:31 | Rispondi

  22. mamma mia fa paura…bello!mi sembrava di vederla, una spettrale ragazza scarabocchiata di carbone dolore e sangue…mi piace molto anche la struttura frammentata…c’è un po’ di hitchcock nell’atmosfera…
    complimenti

    Commento di sophieboop — 6 settembre 2007 @ 21:32 | Rispondi

  23. Grazie Sophie! Anche a me faceva un po’ paura la ragazza che mi ha ispirato la storia, ma ora l’ho imprigionata in queste righe ;-)

    Commento di offender — 6 settembre 2007 @ 21:35 | Rispondi

  24. no vabbè…

    Commento di barbie — 6 maggio 2016 @ 17:00 | Rispondi


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