Main Offender

21 gennaio 2010

Cani

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 2:29

1.

Non vedo niente.

Solo buio.

Non sento il mio corpo e non riesco ad aprire la bocca, ma sento le voci trafelate intorno a me, sento cigolare le rotelle di quello che penso sia il lettino di un’ambulanza. Le voci corrono insieme a me e al lettino e gridano, gridano che il tempo è poco, che bisogna fare in fretta, che ho tre proiettili nel petto e uno in testa. Cazzo! Quattro me ne sono beccati? Bisogna fare in fretta. In fretta. In frett…

2.

– Mi spiega con chi abbiamo a che fare, ispettore?
– Eh, dottore, con chi abbiamo a che fare? Con un farabutto abbiamo a che fare.
– Apprezzo la sintesi, ma come magistrato temo di avere bisogno di qualche particolare in più. Tenga conto che sono stato trasferito qui solo da un mese.
– Sì, mi scusi. Allora: Mitrione Diego detto Dimitri, nato a Milano il 12 aprile del ’68 e ivi residente in Via Gagarin 26. Precedenti penali per…per tutto dottore. Spaccio di droga, rapina a mano armata, sfruttamento della prostituzione, quello che uno si può immaginare lui l’ha fatto. Sono più di vent’anni che lo conosco.
– E’ stato in carcere, immagino?
– Che scherza dottore? Ci ha passato metà della sua vita, e l’altra a fare casini. Si è appena fatto tre anni per rapina, è tornato in libertà lunedì scorso.
– Solo una settimana fa?
– Sì. Ma quello non ci mette niente a ricacciarsi nella fogna.
– Capisco. Mi riassume le circostanze della sparatoria in cui è rimasto ferito? Mi diceva che si è preso quattro proiettili.
– Sì. E’ in fin di vita. I medici dicono che probabilmente non si risveglierà più, e se le devo dire la verità non è che proprio mi metterei a piangere se dovesse lasciarci la pelle.
– Questo l’avevo capito. La sparatoria?
– Dottore, che le devo dire? Intorno alle 4 e 30 di questa mattina il 113 ha ricevuto una chiamata da Satalino Nunzio, di anni 72, portinaio dello stabile di Via Gagarin 17 in cui risiede. Il Satalino dichiarava di avere sentito degli spari, e che affacciandosi alla finestra aveva visto un individuo riverso a terra.
– La Volante è intervenuta?
– Prontamente dottore e anche l’ambulanza. L’individuo a terra presentava quattro ferite da arma da fuoco, tre al petto e una alla testa. Veniva trasportato d’urgenza al San Raffaele, dove più tardi lo identificavamo come Mitrione Diego.
– Il portinaio, come ha detto che si chiama…
– Satalino Nunzio, dottore.
– Satalino, sì. Non ha visto nient’altro? Delle persone, un’automobile, qualcosa?
– No. E pure tutti i condomini che sono scesi per strada all’arrivo della Volante dichiarano di non avere visto né sentito nulla.
– Come al solito.
– Già.
– Sembra un regolamento di conti, che ne pensa ispettore?
– Questo è sicuro, dottore. Questo è sicuro.

3.

Seduto nella penombra attendo che Klodjan si svegli. Stronzo albanese. Giusto lui poteva farsi un cazzo di letto a quattro piazze come questo. Ronfa come un bisonte in calore e sotto le lenzuola nere vedo il suo enorme torace alzarsi e abbassarsi ritmicamente. Le sue braccia tatuate sono scomposte sui cuscini che lo circondano, i possenti muscoli si godono il meritato riposo dopo una notte brava. Un raggio di luce filtra dalle tende e illumina le sue nocche graffiate, spaccare la faccia alle puttane è uno sport che non va d’accordo con la manicure. Quante ragazze hai menato ieri sera, amico, perché non volevano andare sulla strada? Cristo santo, quante ne ABBIAMO menate in una decina d’anni che ci conosciamo? Quante ce ne siamo scopate su questo letto, scelte ogni volta dalle stanze al piano di sotto, quelle con le sbarre alle finestre? Accendo una sigaretta con lo zippo di Klodjan.  Il suo russare si interrompe all’improvviso: sapevo che l’odore della benzina lo avrebbe svegliato. Balza a sedere, tasta le lenzuola fradice, poi si guarda intorno confuso e scorge la mia sagoma accanto al letto.

– Ciao Chiodo.
– Di…Dimitri? Ma che cazz…
Con la mano che regge la sigaretta indico le lenzuola intrise di benzina.
– Ti conviene non muoverti, Chiodo. E’ esattamente quello che pensi che sia.
Gli occhi piccoli e cattivi mi guardano increduli.
– Ma che cazzo c’è? Che cazzo…dove sono le ragazze?
– Se ti riferisci alle tre sgarzole che stavano nel letto, mi sono permesso di mandarle in libera uscita. Ah, ho anche aperto le gabbie al piano di sotto. Temo che i tuoi uccellini siano volati via.
– Pezzo di merda io ti ammaz…
– Stai tranquillo Chiodo. Stai tranquillo o mi innervosisco e magari questa sigaretta mi scappa di mano.
– Che cazzo vuoi da me? Sei appena uscito di galera, giusto? Vuoi soldi? Cosa vuoi Dimitri? Ti ho sempre pagato! Ti ho sempre dato la tua parte, che cazzo c’è ora?
– No, non voglio soldi. A dirtela tutta non me ne faccio più niente dei tuoi soldi.
– Ah no? E allora? Cosa sei venuto a fare?
– A darti un ultimo saluto, Chiodo.
Con un gesto rapido accendo lo zippo e lo getto  fra le lenzuola, l’esplodere delle fiamme divora l’ultima bestemmia di Klodjan.

4.

– Ma quindi è impossibile che si risvegli, giusto?
– Non si può dire con certezza, ispettore. L’unica cosa certa è che quest’uomo è vivo per miracolo ed è incredibile che il suo cuore continui a battere. Un proiettile ha perforato il polmone sinistro e un altro il fegato. Il terzo non ha toccato organi vitali, ma è quello alla testa che ha causato il danno maggiore. La lesione cerebrale è molto estesa.
– Quindi se anche dovesse tornare cosciente non sarebbe in grado di parlare, giusto? Sarebbe tipo un vegetale?
– Ovviamente non le so dire nemmeno questo, ispettore. Anche perché stiamo osservando delle anomalie.
– Cioé?
– L’attività cerebrale del paziente è costantemente elevata e presenta dei picchi di estrema intensità.
– E non è normale in questi casi?
– No.

5.

– Mi dica, signora.
– Grazie per avermi ricevuto signor magistrato! Grazie veramente, lei non sa…
– Non si preoccupi signora. La ascolto.
– Allora, io mi chiamo Emma Ferreri e lavoro come assistente sociale.
– Al carcere di Opera.
– Anche.
– E lì ha conosciuto Diego Mitrione.
– Sì. Nell’ambito del progetto di reinserimento sociale. E le assicuro che Diego era uno di quelli che potevano farcela.
– In che senso?
– Nel senso che voleva davvero cambiare vita! Io vedo centinaia di detenuti, e tanti sembrano impegnarsi e poi quando escono ci ricascano, ma le posso dire che Diego ci credeva veramente. Era stufo di essere quello che era. Si era anche disintossicato dall’eroina. Madonna, se penso che ho parlato con lui non più di due settimane fa…
– Signora, non capisco perché mi sta raccontando queste cose.
– Perché gli hanno sparato e io le so dire che aveva paura.
– Paura di cosa?
– Di cosa? Di essere ucciso, signor magistrato. Che quando si fosse chiamato fuori dal suo giro, qualcuno non avrebbe gradito e avrebbe cercato di eliminarlo. Qualcuno che gestiva i traffici in cui era coinvolto.
– E le ha fatto nomi?
– Signor magistrato, io ho paura anche per me.
– Capisco, ma se sa qualcosa di concreto è il momento di dirlo.
– Mi ha parlato di un poliziotto.
– Che cosa?
– Di un poliziotto, signor magistrato. Di un ispettore. Ma il nome non me l’ha voluto dire.

6.

Il ristorante puzza di fritto e delle uova rancide che Antoine usa per la carbonara (“quella vera, de Roma”).  A quest’ora però il locale è chiuso, la porta dietro di me è serrata. Mi guardo intorno e mi sembra di vedere me stesso in mille notti strafatte di ero, lì al tavolo nell’angolo dove ci attardavamo: io, Chiodo, Antoine, due o tre puttane, tante bottiglie di vino e di vodka. E io e Chiodo che compravamo l’ero e la coca che Antoine tiene nel magazzino, e lui che si lamentava perché a noi doveva fare lo sconto e all’Ispettore dare la percentuale. E Chiodo che pigliava per il culo Antoine perché è ricchione, lo chiamava Er Froshòn, ché Antoine è romano ma gli piace fare la signora francese. Io so che gli piace anche fare il bagno con la schiuma, a mezzogiorno quando il ristorante è chiuso. Salgo le scale senza fare rumore. L’appartamento sopra il ristorante sa di incenso e di mille altre merde che il mio amico sparge per l’aria. La sua puzza non gli piace. Non ho bisogno di cercare il bagno, seguo l’abbaiare di Antoine, che sta torturando “Un anno d’amore” sovrapponendosi alla voce di Mina che esce da uno stereo portatile. Quanto ci ha rotto il cazzo con quella canzone.

“RIIICOORDEEERAIIII…TUTTI I GIORNI FELIIICIIIIIIII!!!”

I giorni felici sono finiti, vecchio mio.  Ancora un passo e nel vapore della vasca da bagno faccio la mia apparizione al cospetto di Antoine. Il mio amico fa un urletto stridulo, come le signore dei vecchi film quando vedevano un topo. Io resto impassibile.

– Bonjour, Antoine.
– Dimitri! Cazzo m’hai fatto pija’ ‘n colpo. Dimitri. Mortacci tua, ma avevo sentito che…
– Stai zitto.
– Che c’è Dimitri? Nun me piace la faccia che c’hai.
Mina racconta che di notte qualcuno si sentirà molto solo.
– Neppure a me piace la tua voce, Antoine. E non mi piace più neanche la merda che vendi. Alle puttane. Ai ragazzini.
– Dimitri, ma che t’è preso? Ma che è? Te presenti qua all’improvviso come un fantasma e me fai la morale? Che t’han fatto in galera?
Afferro lo stereo e lo faccio penzolare sopra il pelo dell’acqua, a pochi centimetri dalla pancia di Antoine. Mina è impegnata nell’acuto finale.
– Dimitri! Cazzo Dimitri che te sei impazzito? Che stai a fa’? E’ pe’ la droga? Io non conto un cazzo, lo sai pure tu che non conto un cazzo, che è l’Ispettore che…
Lascio cadere lo stereo nell’acqua, la vasca ribolle in un inferno di scosse e il mio vecchio amico smette per sempre di cantare.

7.

– Cosa succede, dottore? Si sta svegliando? Muove gli occhi dietro le palpebre, lo vede anche lei?
– Signora Ferreri, non so cosa dirle. E’ da quando è arrivato che assistiamo a questi episodi. Non ho mai visto una cosa del genere signora, veramente non so cosa dirle.

Senza fare rumore cammino lento per il corridoio. Quando venivo qui a pagare, per le puttane o per le rapine, cercavo a tastoni l’interruttore per illuminare lo schifo di questo palazzo, i muri, i graffiti, le chiazze di piscia. Ma ora il buio mi appartiene, la luce non mi serve più. Inspiro forte e sento nel naso la merda di tutta la mia vita, solo un passo e sono davanti alla porta che cercavo ma…

– Dottore, ma li ha visti i suoi occhi? Li ha visti? Posso prendergli la mano? Diego! Diego ti stai svegliando?

…ma non serve aprirla per entrare. E’ tutto più facile ora.

– Diego, sono Emma!

L’appartamento è oscuro e grigio e puzza come il suo padrone. Padrone di tanti cani, randagi che frugano nella spazzatura, come me, come Chiodo, come Antoine. Bastardi senza futuro, rognosi e assetati, la gola di sabbia, la testa nel cazzo. Infetti e rabbiosi, fottuti per sempre.

– Diego mi senti? Mi senti? Sono Emma, che succede?

La TV al plasma era sempre spenta quando venivo qui, lui contava i soldi con le dita unte e mi offriva un caffè. Ora il viso di una ragazza orientale circondata di cazzi gronda sperma a 50 pollici. Lui è sul divano, nudo come un grasso lombrico, e mugola rumorosamente mentre si spara una sega.

– Hey.
Lui sobbalza lanciando un grido, il divano si lamenta. Si volta e sbarra gli occhi, mi guarda come si guarda un fantasma.
– Dio santo! Dimitri?
– Sorpreso, Ispettore?
Scatta in piedi e si mette le mani sulla pelata. E’ sudato e fradicio di paura.
– Non puoi essere tu! Cristo, non è possibile!
Accendo una sigaretta. Aspiro e la assaporo come fosse l’ultima.
– Dimitri è in ospedale! E’ in coma cazzo! E’ in coma!
– Bene, la memoria non ti manca, Ispettore…
Sorrido e avanzo piano.
– …quindi  ricorderai anche di essere stato tu a spararmi , vero?
Lui indietreggia tremando. Un ultimo tiro, butto la sigaretta.
– Dimitri, cazzo non è possibile!
Inciampa e la sua schiena lardosa sbatte contro il muro, un quadro scadente e una foto incorniciata si infrangono al suolo in mille pezzi. Annaspa per restare in piedi, io afferro la sua gola e stringo con tutte le mie forze, le mie braccia tremano, i suoi occhi si iniettano di sangue.

– Dottore, lo vede come si sta agitando? Dio, ma che succede? CHE SUCCEDE DIEGO?????

L’Ispettore ha smesso di rantolare e sento il suo corpo esanime scivolare tra le mie mani. Mollo la presa e lui casca a terra strisciando sul muro, le braccia abbandonate lungo il corpo, gli occhi sbarrati. Mi guardo intorno e vedo la stanza girare, la testa si sta facendo pesante, il respiro faticoso.

Cado in ginocchio. L’appartamento dell’Ispettore sembra svanire lentamente.

Dio, sono stanco.

– Dottore! Dottore, non si muove più!

Tanto stanco.

– Si sposti signora!

Non vedo niente…

– Esca di qui! Non c’è più battito! Esca di qui signora!

…solo buio.

8.

– L’avete trovato nudo?
– Sì, signor magistrato, e con evidenti segni di strangolamento.
– E naturalmente nessuno ha visto né sentito nulla.
– No. Ma la porta di ingresso era chiusa a quattro mandate, quindi sicuramente si tratta di qualcuno che aveva la chiave.
– Commissario, lei ha una qualche idea su tutto questo? Prima Mitrione, poi i suoi due amici, ora l’ispettore.  E anche la porta del ristorante al Gratosoglio era chiusa a chiave, esatto?
– Esatto. Però francamente non so ancora cosa pensare di tutta questa storia.
– Io neppure, commissario, io neppure. Comunque mi dia mezz’ora e sono da voi.
– La aspetto, signor magistrato. A dopo.


Annunci

14 commenti »

  1. belli questi tuoi mordi e fuggi!!!

    Commento di barbie — 21 gennaio 2010 @ 13:01 | Rispondi

  2. Sentirselo dire da una donna è sempre bello ;-)

    Commento di offender — 21 gennaio 2010 @ 13:26 | Rispondi

  3. Quando ti decidi a metterli insieme in un libro?
    Sarebbe ora.

    Commento di luciano / idefix — 21 gennaio 2010 @ 21:04 | Rispondi

  4. Grazie mille Luciano! Sto lavorando a una storia un po’ più lunga, vediamo che ne esce.

    Commento di offender — 21 gennaio 2010 @ 21:13 | Rispondi

  5. si sentiva la tua mancanza.
    bentornato.

    Commento di mantiduzza — 23 gennaio 2010 @ 11:08 | Rispondi

  6. Clap, clap… bis! dovresti scrivere più spesso, sai? ;)
    So*

    Commento di Sophieboop — 23 gennaio 2010 @ 14:50 | Rispondi

  7. Grazie Sophie, ho ricominciato da un mesetto…finora sono stato occupato in un progetto un po’ più ampio ma anche con i racconti brevi dovevo darmi una mossa. Rieccomi comunque :-)

    Commento di offender — 23 gennaio 2010 @ 15:09 | Rispondi

  8. (guarda qui chi è tornato, eh?)
    ;-)

    Commento di Michela — 26 gennaio 2010 @ 12:31 | Rispondi

  9. ;-)

    Commento di offender — 26 gennaio 2010 @ 17:57 | Rispondi

  10. oh!
    non è che ora te ne stai altri 2 anni in silenzio, ve’?
    vedi di scrivere.
    ;)

    Commento di mantiduzza — 27 gennaio 2010 @ 13:30 | Rispondi

  11. mantiduzza! tranquilla! basta lunghe pause :-)

    Commento di offender — 27 gennaio 2010 @ 13:46 | Rispondi

  12. Guarda che io ci credo a queste cose… non proprio così, le anime non credo che agiscano in prima persona, ma agiscono, agiscono… oh se agiscono!

    Complimenti!

    Commento di Diemme — 1 febbraio 2010 @ 16:41 | Rispondi

  13. Grazie Diemme, benvenuta! E il bello della fantasia è che ci si può credere :-)

    Commento di offender — 1 febbraio 2010 @ 17:12 | Rispondi

  14. A quando ‘sto libro??!!

    Commento di luciano / idefix — 6 aprile 2010 @ 21:50 | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: