Main Offender

29 gennaio 2010

L’ultimo atto

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 10:18

Seduto in platea nella sala buia, soffio sulle mani intirizzite. Fuori, la neve avvolge in spire gelate il vecchio teatro di provincia. Il vento si abbatte sui muri, scuote le vetrate e penetra nella sala, scivolando ghiacciato sui pavimenti. L’impianto di riscaldamento combatte eroicamente, ma la battaglia è persa, specialmente stasera che certo non si può dire ci sia il pienone. Ah, il calore umano! Si potrà sentirsi soli in mezzo a una folla, ma almeno si evita di congelare. Ecco, le luci sul palco si accendono. Speriamo che sia l’ultimo atto.

La scenografia è spoglia ed essenziale: pochi tavoli di legno grezzo, circondati da piccoli sgabelli. Un bancone  da bar, con la spina della birra; dietro al bancone, la macchina per l’espresso e due file di bottiglie variopinte. Potrebbe essere un’osteria, ma anche un piccolo pub.

Entra in scena un uomo sulla sessantina dall’aspetto dimesso e trasandato. E’ magrissimo e un po’ ingobbito, cammina con andatura ciondolante. Si ferma al centro del piccolo palcoscenico e si guarda intorno grattandosi la testa calva, come se si stesse chiedendo da dove cominciare. Poi si avvicina ai tavoli e comincia ad appoggiarvi sopra gli sgabelli rovesciati. L’orario di chiusura è passato da un po’. Ora l’uomo prende una scopa e comincia a spazzare il pavimento. Ha un’aria stanca e la sua espressione dice che il suo lavoro gli è da tempo venuto a noia. Si muove lentamente, assorto nei suoi pensieri; ma forse presto sarà richiamato alla realtà, perché sulla scena si sta affacciando un altro personaggio.

E’ una donna piccola e grassoccia, più o meno della stessa età dell’uomo. Indossa un pesante cappotto, una sciarpa grigia e guanti di lana. Porta scarpe consumate da signora anziana e si muove incerta sulle gambe stanche. Nel suo viso arrossato dalla couperose e dal gelo, gli occhi guardano fissi il vecchio che spazza il pavimento e ancora non si è accorto di lei. Si ferma dopo pochi passi e per un attimo resta immobile, stringendo nervosamente fra le mani la borsa. Poi si rivolge al suo compagno di scena.

– Domenico.
L’uomo sembra svegliarsi all’improvviso da un sogno. Scuote un brivido dalla schiena e si volta verso la donna sbarrando gli occhi.
– Mariuccia? Cosa ci fai qui?
La donna per un istante sembra intimorita, le dita si stringono sui manici della borsa. Poi tira il fiato e ricomincia a parlare.
– Questo posto è anche mio, Domenico. Ci posso venire, no?
L’uomo la guarda incredulo, senza dire nulla. Il silenzio fra i due si addensa.
– Comunque sono venuta a parlare.
Il vecchio aggrotta le sopracciglia.
– A parlare? Di cosa?
Sotto lo sguardo stupito di Domenico, Mariuccia  si avvicina a uno dei tavoli e vi appoggia la borsa. Posa due degli sgabelli sul pavimento, si siede e guarda in basso.
– Per favore, siediti Domenico.
– Mariuccia, ma sei pazza? Cosa c’è?
– Per favore.
Domenico si siede. Nella sua mano ossuta la scopa sembra la lancia di un buffo cavaliere. Il suo sguardo è un punto interrogativo. Mariuccia apre la borsa ed estrae una bottiglia e due bicchierini, poi comincia a versare da bere per sé e per l’uomo che ha di fronte. Lo guarda negli occhi.
– Ti ricordi la grappa, Domenico?
– Tu facevi la cameriera…
– …e tu eri militare. Eri venuto a mangiare con quel tuo amico di Napoli.
– Francesco.
– Sì, vi ho serviti tutta sera e alla fine il mio capo vi ha offerto una bottiglia di grappa.
– Perché anche lui aveva fatto l’alpino.
– Sì. E io poi mi sono seduta con voi a bere perché era quasi l’orario di chiusura e voi eravate carini.
– E un anno dopo ci siamo sposati e il tuo capo ci ha regalato un’altra bott…
– Salute, Domenico!
Domenico osserva la moglie vuotare il bicchiere d’un fiato. I suoi occhi sono sempre più stupiti. Lei si fa cupa e triste in volto, poi mette di nuovo le mani nella borsa e comincia a frugare. Il vecchio beve un sorso dal suo bicchiere.

Una nuova folata di vento investe gelida il teatro. Mi stringo nella poltrona e osservo attento la scena.

Mariuccia estrae dalla borsa alcuni ritagli di giornale e ne mostra uno al marito. Le sopracciglia di Domenico fremono. La voce della anziana donna ora è un tono più alta.
– Domenico, questa non è la figlia della signora Anna, quella con i cani che abita qui in piazza?
– Sì.
– Lo sai che l’hanno trovata nel parco, no? Morta? Con la gola tagliata?
La mano di Domenico si stringe sulla scopa.
– Eh.
– E che dicevano sul giornale che era stata violentata?
– Sì ma…
– Veniva sempre qui il venerdì sera.

Scambio un’occhiata di intesa con il mio vicino di poltrona: sembra che stia arrivando il colpo di scena. Sul palco la schiena di Domenico è sempre più ricurva, nel suo viso si è fatta strada un’ombra di paura.

– Mariuccia, non capisco…
La moglie di Domenico sventola di fronte al marito un altro pezzo di carta.
– E questa non è Roberta? La nipote di Nino, che studiava all’Accademia delle Belle Arti? Aveva ventidue anni! L’hanno trovata morta e violentata pure lei, ti ricordi Nino come piangeva? Non veniva sempre qui anche lei, povera creatura?
Domenico cerca di aprire bocca ma la moglie non gli lascia spazio, la sua voce ora è un grido di dolore, uno dopo l’altro getta tutti i ritagli in faccia al marito.
– Anche Patrizia, la figlia del fioraio, veniva qui! E Simona, te la ricordi? E la ragazza  che lavorava all’edicola? Te le ricordi Domenico? Frequentavano tutte questo posto e sono tutte morte! SONO TUTTE MORTE!
L’ultimo ritaglio di giornale cade sulle assi del palcoscenico, soffice e silenzioso come un fiocco di neve. Mi immagino che mostri la foto di una ragazza sorridente, ritratta con le amiche al mare, a mille miglia dall’orrore che l’inverno ha in serbo per lei. Domenico tiene gli occhi bassi.
– Sei stato tu Domenico, non è vero?
Il vecchio è immobile come una statua di sale, lo sguardo è fisso sul tavolo, la testa imperlata di sudore scintilla sotto i riflettori.
– Tutte le notti in cui queste povere ragazze sono morte, tu sei tornato a casa tardissimo. E la mattina dopo eri sempre strano ed euforico e io ti conosco da quarant’anni.
– Mariuccia, te l’ho detto, restavo qui nel retro a costruire quel…
– Non c’è niente nel retro Domenico. Sono venuta a controllare, una mattina. Non c’è niente.
Il silenzio avvolge nuovamente la sala. Per un istante  Mariuccia e Domenico sembrano congelati in una surreale istantanea. Poi il vecchio alza la testa e il suo viso si contrae in un  sorriso grottesco, nei suoi occhi ora si intravede l’abisso della follia.
– E brava Mariuccia che ha capito tutto.
Domenico lascia cadere la scopa e comincia ad applaudire lentamente. Il volto di Mariuccia si riga di lacrime.
– Domenico, tu sei malato.
– Stai zitta. Tu non sai cosa si prova a uccidere.
– Ti devi fare curare Domenico.
– Certo, come no…
Una lama scintilla sotto le luci del palco e in un secondo Mariuccia ha un coltello  puntato alla gola.

E’ il momento di intervenire. La mia voce risuona nella sala.

– Domenico!
Le luci della platea si accendono all’improvviso, illuminando la tappezzeria ingiallita e le poltrone consunte che il vecchio credeva vuote: del resto è quasi l’una di notte e lo spettacolo serale è finito da un po’. Domenico balza in piedi e osserva sconcertato gli spettatori inattesi dell’ultimo atto andato in scena nel suo teatro.
– Lasci cadere il coltello e alzi le mani. Sono il maresciallo Gatti e il mio collega che ha appena acceso le luci è il brigadiere Russo. Siamo qui per arrestarla.
Mariuccia si è presentata in caserma stamattina, stringendo fra le mani quella stessa borsa, mostrandoci quegli stessi ritagli di giornale. La tesi della donna aveva un senso: nelle indagini sugli omicidi del parco, quello del teatro era uno dei tanti schemi emersi. Sul vecchio però non c’erano prove, così come non ce ne erano sui suoi dipendenti e sui frequentatori abituali. Come raccoglierne a sufficienza per effettuare un arresto? Mariuccia era convinta di riuscire a fare confessare Domenico. Ci ha dato appuntamento al teatro a mezzanotte, l’ora in cui il marito, diceva, era di solito intento a spazzare il palcoscenico. Ci ha fatti entrare in platea, dove io e Russo abbiamo preso posto indisturbati, protetti dall’oscurità e dai rumori della tormenta. Poi l’anziana donna, passando dalle quinte, ha fatto il suo ingresso in scena.
– Domenico, glielo ripeto un’ultima volta: lasci cadere il coltello e alzi le mani.
Il vecchio fissa con occhi vitrei la pistola che gli sto puntando contro. Poi abbandona la sua lama e solleva le braccia senza parlare.

In un istante Russo è sul palco e Domenico è in manette. Mariuccia singhiozza con la testa fra le mani. Là fuori il vento continua a urlare.

Annunci

17 commenti »

  1. piaciuto molto :)

    Commento di morenafanti — 29 gennaio 2010 @ 15:32 | Rispondi

  2. Benvenuta Morena! Grazie mille! Ho ripreso a scrivere da pochissimo dopo un periodo di stallo. Mi ha divertito molto scrivere questo racconto, e anche il precedente (“Cani”). Sono contento che ti sia piaciuto. Hai un link per farmi leggere qualcosa di tuo?

    Commento di offender — 29 gennaio 2010 @ 15:38 | Rispondi

  3. però scusa, neppure i RIS di Parma non si sarebbero accorti che tutte le vittime andavano da Domenico…
    CSI poi, 10 minuti e ti svelavano il mistero. neanche il tempo di una pubblicità ;)

    dettocciò, che figo che sei tornato a pieno ritmo. meno male che non ti ho mai tolto dagli RSS nonostante fossi sempre silente…
    :)

    Commento di mantiduzza — 29 gennaio 2010 @ 16:57 | Rispondi

  4. Mmmmhhh, dici? Non ne sono così sicuro, non so se sia così facile triangolare con immediatezza questo tipo di informazioni. Ma del resto non faccio il poliziotto :-) Ci rifletterò, comunque, in effetti quel passaggio non è nemmeno fondamentale. In quanto al pieno ritmo, mi sono ripromesso di pubblicare almeno un racconto alla settimana: spero di riuscire a tenere fede a questo proposito :-)

    Commento di offender — 29 gennaio 2010 @ 17:11 | Rispondi

  5. Leggerò i tuoi racconti (perchè ne scriverai altri, vero?)volentieri.
    Ciao
    Zelda

    Commento di Zelda — 30 gennaio 2010 @ 18:15 | Rispondi

  6. Ciao Zelda! Certo, ma ce n’è tanti anche di vecchi! :-) Te ne scelgo uno, dai :-)

    https://offender.wordpress.com/2007/10/28/pasqualina/

    Commento di offender — 30 gennaio 2010 @ 18:24 | Rispondi

  7. molto bello!
    anche se concordo con mantiduzza.
    ma davvero bello.
    ciao!

    Commento di lucia — 31 gennaio 2010 @ 17:13 | Rispondi

  8. Ok, ok! Mi avete convinto, ho modificato il passaggio :-) Grazie mille Lucia per l’apprezzamento, e grazie a entrambe per il contributo.

    Commento di offender — 31 gennaio 2010 @ 17:23 | Rispondi

  9. Due osservazioni.
    Certamente ha ragione Mantiduzza: viste le circostanze, i carabinieri o la Polizia non dovevano avere nessuna difficoltà nell’incastrare il colpevole.
    Però va anche detta un’altra cosa: la costruzione del racconto è tale che il lettore è fuorviato e non pensa certo che gli spettatori siano forze dell’ordine.

    Commento di luciano / idefix — 31 gennaio 2010 @ 22:14 | Rispondi

  10. Ciao Luciano :-) Senz’altro questo è un racconto di fantasia e non ha pretese di esattezza scientifica. Provo a spiegare però in alcuni punti come ho immaginato io la storia.

    – A meno che le vittime non avessero addosso un biglietto del teatro, e/o gli omicidi fossero avvenuti dopo gli spettacoli (cosa che il nostro assassino è plausibile si curasse di evitare), poteva non essere così immediato scoprire il collegamento tra le ragazze e il teatro. Questo all’inizio mi sembrava sufficiente.
    – Quando anche lo schema del teatro fosse emerso interrogando amici e parenti delle vittime, per scoprirne le abitudini, probabilmente tale schema non era l’unico: si tratta di un paese di provincia, dove i ritrovi sono pochi ed è probabile che ragazze più o meno della stessa età frequentassero non solo lo stesso teatro, ma anche lo stesso parrucchiere, la stessa palestra, gli stessi pub e luoghi di ritrovo.
    – Il teatro in sé non conduce necessariamente al proprietario: sicuramente vi lavorano diverse persone oltre a Domenico, e oltre a chi ci lavora andavano considerati anche gli altri frequentatori abituali: tornando all’esempio della palestra, considerando tale schema sicuramente non si poteva pensare solo all’istruttore, ma in generale a chi la frequentava.
    – La dritta di Mariuccia sicuramente poteva condurre rapidamente i carabinieri alla verità sorvegliando Domenico o perquisendo la sua abitazione, ammesso che vi si trovassero prove. Ma perché non cogliere l’opportunità immediata di una confessione? In caso l’escamotage non avesse sortito l’effetto sperato, sarebbe stato comunque possibile seguire un iter più “classico”

    In ogni caso è divertente e stimolante pensare a questi retroscena :-)

    Commento di offender — 1 febbraio 2010 @ 0:34 | Rispondi

  11. basta labor limae!
    vai di nuovo racconto!
    :D

    Commento di mantiduzza — 3 febbraio 2010 @ 16:07 | Rispondi

  12. Guarda che sei tu che hai tirato fuori ‘sto casino ;-)

    Commento di offender — 3 febbraio 2010 @ 16:10 | Rispondi

  13. eheheheh
    non adossarmi colpe non mie, se sei un perfettino io non c’entro!

    Commento di mantiduzza — 4 febbraio 2010 @ 11:36 | Rispondi

  14. Mi hai scoperto. Come hai fatto? :-)

    Commento di offender — 5 febbraio 2010 @ 14:50 | Rispondi

  15. Le osservazioni fatte, ci stanno tutte, ma non credo che siano così importanti al fine del racconto in sé.
    Il racconto mi è piaciuto molto e trovo che la confessione sottoforma di piece teatrale sia buona.
    Io non me la aspettavo, ci ho messo un pò a capire che si trattava di realtà.
    Bravo Ste, continuna così.

    Commento di Carolina — 15 febbraio 2010 @ 14:37 | Rispondi

  16. Grazie Cal! Il nuovo racconto è quasi pronto…è che occupa una quindicina di pagine anziché le 3 di questo :-)

    Commento di offender — 15 febbraio 2010 @ 15:01 | Rispondi

    • Beh, vorrà dire che mi ci vorranno un paio di settmane per leggerlo, ma lo aspetto con trepidazione ;-)

      Commento di Carolina — 15 febbraio 2010 @ 17:03 | Rispondi


RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: