Main Offender

18 febbraio 2010

Per Elisa (I)

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 20:51

Parte Prima:
Le Bambine del Cielo

Settembre 1985


I.

La notte è tiepida e avvolge delicata la penombra della stanza. Suor Letizia ha spento la luce già da un po’, ma Angela ancora non riesce a dormire. Se ne sta a pancia in su sopra le coperte, le mani intrecciate dietro la testa, i piedini accarezzati dall’aria che entra dalla finestra e fa danzare leggera le tende. Nel lettino a fianco, il respiro di Elisa è lento e regolare.

Uff! Che noia! Elisa si addormenta sempre in un lampo, come se non gliene fregasse niente di niente. E sì che domani la vengono a prendere! I signori che sono venuti oggi hanno deciso di adottarla. Suor Letizia e Suor Michela stamattina hanno svegliato prestissimo tutte noi bambine. Ci hanno mandate alle docce, poi ci hanno fatto indossare il vestitino buono e ci hanno spazzolato i capelli. Quando sono entrati i signori, eravamo tutte in fila e sorridenti, come sempre quando arrivano delle coppie in cerca di bambine da adottare. Stavolta si sapeva che andava Elisa. Ha cinque anni ed è la più piccola di quelle rimaste. Io ne ho sette come Roberta e Melissa. Melissa dice che oggi ha sentito le suore mormorare che ormai siamo troppo grandi perché qualcuno ci voglia portare a casa. All’inizio ci sono rimasta male ma poi ho pensato che in fondo non mi interessa molto, cosa me ne faccio di una mamma e un papà che non conosco neanche? Però è triste che domani sera non ci sarà più la mia amica. Speriamo che non rimango in stanza da sola, anzi speriamo che non mi mandano Giulia o Valeria che sono due streghe e mi stanno antipatiche. Oggi prendevano in giro Elisa perché era tutta contenta e felice: stamattina ha chiesto ai signori se poteva portare con sé Ernesto se la sceglievano. I signori hanno riso e hanno detto di sì. Ernesto è un piccolo cinghiale di pezza e dorme tutte le notti con lei. Oggi però è sparito durante l’ora della merenda. Secondo me lo hanno nascosto Giulia e Valeria perché sono invidiose. Elisa ha pianto, ma poi Suor Michela le ha detto che sicuramente Ernesto era andato a salutare le farfalle e i grilli che vivono in giardino e che quando tornava glielo avrebbe riportato. Lei è piccola e ci ha creduto. Suor Michela è buona. Anche Suor Letizia è buona. Stamattina in classe ci ha raccontato la storia della Cometa di Alli. E’ una stella con la coda luminosa come quella di Gesù Bambino. Suor Letizia ci ha detto che dopo tantissimi anni la cometa sta passando di nuovo sopra la Terra. Io le ho chiesto se noi bambine potevamo restare alzate un po’ ad aspettarla, magari fino alle dieci, ma lei ha detto che non si sa quando passa e che non possiamo stare tutte le sere a vedere se appare. Che peccato. A Natale quando facciamo il presepe le suore mi lasciano sempre mettere la cometa. E’ tutta lucente come uno specchio e ti lascia sulle mani un po’ di polvere dorata. All’Epifania io la faccio volare intorno alla stalla ed Elisa fa arrivare i Re Magi. Uff! Pensa se la Cometa di Alli passa proprio stasera e io sono qui a guardare il soffitto. Certo che quasi quasi…poco fa il campanile ha suonato e ho contato fino a undici. A quest’ora le suore dormono già di sicuro. E se facessi un giro in giardino? Mi porto la coperta e sto sdraiata a guardare il cielo. Se quando il campanile suona la mezzanotte la cometa non è apparsa torno a letto, tanto a quel punto ormai passerà un’altra sera.

Nel buio della viuzza sul retro dell’edificio, a pochi metri dalla stanza di Angela ed Elisa, un uomo sta sistemando una scala sotto la finestra delle bambine.

Angela si siede sul letto e si massaggia i piedini. E’ indecisa se svegliare l’amica e coinvolgerla in questa avventura notturna, o se lasciarla dormire. E se le suore ci scoprono? Senz’altro ci sgridano tanto, e magari domani quando arrivano i signori a prendere Elisa glielo dicono e loro non se la vogliono più portare a casa. E’ meglio che vado da sola. Se vedo la cometa, domattina a colazione faccio schiattare di invidia Giulia e Valeria. Angela si alza e comincia a tirare verso di sé la coperta. Uff! Suor Letizia fa sempre i letti stretti stretti!

L’uomo sta salendo su per la scala, lento e silenzioso. Il suo cuore batte veloce, impaziente di assaporare il terrore delle bambine.

La coperta alla fine cede e Angela se la avvolge intorno alle spalle. Poi in punta di piedi raggiunge la porta e abbassa piano la maniglia, stando attenta a non fare rumore.

La bambina si volta a guardare Elisa che dorme tranquilla e la saluta con la mano. L’uomo è arrivato in cima alla scala.

Angela chiude la porta dietro di sé. La finestra si spalanca e un’ ombra scura entra nella stanza con un balzo. L’uomo si guarda intorno: uno dei due letti è vuoto. Cazzo.

II.

In un angolo del giardino, Angela è sdraiata sulla coperta e guarda affascinata il cielo limpido e luccicante di stelle. La cometa ancora non si è fatta vedere. I grilli cantano rumorosamente. Angela sorride pensando ad Ernesto e alla storia inventata da Suor Michela per calmare Elisa: chissà se il piccolo cinghiale è davvero impegnato a chiacchierare con gli amici del giardino. Magari i grilli e le farfalle gli hanno anche offerto un’aranciata e lui sta raccontando a tutti che domani partirà con Elisa. Uff! Dove è finita la cometa? Perché le cose belle della vita si devono sempre fare aspettare così tanto? Angela si stiracchia: comincia a sentirsi stanca. Che ore saranno ormai? Il campanile per adesso tace. Certo che il cielo è proprio bello stasera, le stelle sono tantissime. Magari anche loro aspettano la cometa. Tutte in fila e sorridenti, come noi bambine quando arrivano i signori. Chissà se una di loro partirà insieme alla cometa quando passa. La bambina sbadiglia, le sue palpebre sono sempre più pesanti. I grilli continuano a cantare, probabilmente commentando le notizie della giornata. Un attimo prima di addormentarsi, Angela pensa che forse le stelle sono le bambine del cielo.

III.

Suor Michela apre gli occhi nel buio della sua stanza. Lo stomaco stasera ha deciso di non lasciarla dormire. Maledetta golosità! Le tre porzioni di melanzane alla parmigiana ora si sono trasformate in un bruciore infernale. Il campanile suona la mezzanotte. La suora si siede sul letto e strizza gli occhi comprimendosi l’addome con le mani. Ah, la vecchiaia! Suor Letizia ha l’età dalla sua, e infatti digerisce anche le pietre. Ora starà ronfando della grossa. Cosa fare per questo povero stomaco? Suor Michela si alza e indossa la vestaglia: nella dispensa in cucina ci deve essere un po’ di bicarbonato. La suora esce dalla stanza e comincia a scendere le scale massaggiandosi la pancia. Si sente stanca, ma pensa che è stata una giornata felice, perché una delle bambine ha trovato una famiglia. Ogni volta che succede il suo cuore si riempie di gioia, anche se è difficile reggere lo sguardo deluso delle compagne, specie di quelle più grandi. Giulia ha otto anni, Valeria quasi dieci. Le loro speranze diventano sempre più sottili. Suor Michela accende le luci nella cucina e si dirige decisa verso la dispensa. Apre le ante di legno, sbarra gli occhi e poi soffoca una risata: tra una pila di scatole di tonno e un barattolo di olive, un cinghiale di pezza la sta osservando con uno sguardo che sembra incuriosito. La suora sorride mettendo i pugni sui fianchi.

– Ah, ecco dove eri finito! Lo sai che è tutto il giorno che ti stiamo cercando? Su, vieni con me, prendo un cucchiaino di bicarbonato e poi ti metto a nanna insieme alla tua padrona.

IV.

Angela ed Elisa sono sedute su una coperta in mezzo a un immenso prato. E’ sera e il cielo è pieno di stelle. Stanno bevendo un’aranciata ed Elisa è allegra e sorridente. Anche Angela si sente felice, perché sa che fra poco arriverà la cometa. Ernesto saltella in mezzo all’erba rincorrendo le farfalle. Speriamo non si allontani troppo, altrimenti Elisa sarà di nuovo triste. Come è buona e fresca l’aranciata, possibile che l’abbiano veramente preparata i grilli? Mentre Angela si versa un altro bicchiere, il prato si illumina di una luce azzurra. Lei alza gli occhi al cielo e spalanca la bocca estasiata. La cometa è arrivata ed è bellissima. E’ enorme, ha la coda lunga lunga ed è blu, non gialla come se la immaginava! Anche Elisa la guarda sognante. Ernesto e le farfalle hanno smesso di correre e si stanno godendo lo spettacolo. La cometa continua a pulsare della sua strana luce azzurra. Anche i grilli sono eccitati dal suo arrivo, e cantano a pieni polmoni, sempre più forte. La loro voce è diventata quasi umana e ad Angela sembra di distinguere delle parole

– …che non siano scappate? O che non siano da qualche parte nell’edificio?
– Sono due bambine tranquille, è impossibile che siano scappate, è la terza volta che glielo dico! Le abbiamo cercate da tutte le parti! Perché non mi vuole ascoltare?
– Suor Michela, stia calma, stiamo solo cercando di capire cosa possa essere successo, va bene?

Angela apre gli occhi e si mette a sedere. Elisa è sparita. Le stelle sono ancora al loro posto, ma la cometa non c’è più. Davanti al cancello, i lampeggianti di una macchina della polizia invadono il giardino con la loro luce azzurra e intermittente. Oddio, hanno scoperto che sono uscita! Ora sono dolori! Le suore se ne stanno in piedi in vestaglia insieme a due poliziotti. Suor Letizia ha la faccia scura e le braccia conserte e tiene la testa bassa. Suor Michela punta il dito contro i due uomini in divisa. Dalla voce sembra molto arrabbiata.

– State perdendo tempo! Due bambine sono state rapite e voi state perdendo tempo! Dovete andare a cercarle!

Due bambine rapite? Cosa è successo? Angela si alza e si incammina verso il cancello, i piedini nudi sull’erba umida. La macchina della polizia è sempre più vicina e ora le sembra enorme e minacciosa. Uno dei due poliziotti si volta verso di lei, fa un sorrisetto e poi si rivolge alle suore.

– Forse una l’abbiamo già trovata.

Angela si ferma. Non sa perché, ma ha tanta paura. Gli occhi di tutti sono puntati su di lei. Suor Michela si avvicina e la guarda negli occhi preoccupata.

– Piccola, stai bene?
La suora le accarezza i capelli. La bambina sente un nodo alla gola.
– Sì.
– Cosa è successo tesoro? Dov’è Elisa?
Angela scoppia a piangere.

V.

L’uomo è pallido e ossuto e le sue costole sembrano sul punto di forare la pelle tatuata. In mezzo al torace nudo campeggia una stella a cinque punte marchiata a fuoco. Il cranio rasato a zero gronda di sudore, il volto è una maschera di sangue. L’uomo alza gli occhi e le sue labbra tumefatte sogghignano.
– Non ti dico un cazzo.
Il calcio della pistola lo colpisce duro in pieno viso e lui finisce a terra con la sedia alla quale è legato. La testa batte sull’assito di legno, l’uomo cerca di urlare ma sputa sangue e denti, poi un peso schiaccia il suo petto e nella vista annebbiata dal dolore si compone la sagoma del poliziotto che è chinato sopra di lui, con un ginocchio puntato sul suo torace.
– Bastardo mi stai soffoc…
Il poliziotto gli infila in bocca la canna della pistola.
– Ascoltami bene, testa di cazzo. Ora valutiamo insieme la situazione in cui ti trovi, ok?
L’uomo ansima lottando per respirare, l’aria entra ed esce a fatica con un sibilo acuto.
– Innanzitutto, il fatto che tu e i tuoi compari vi siate scelti come rifugio un casolare abbandonato in mezzo alla campagna, in questo momento non è un punto a tuo favore, perché se anche io e i miei colleghi qui presenti ti strappassimo le unghie ad una ad una con la pinza, nessuno ti sentirebbe urlare. Non è vero, ragazzi?
Gli agenti armati di mitra fanno un cenno affermativo con il capo. Le pupille dell’uomo si muovono frenetiche.
– In secondo luogo, come puoi notare tu stesso, due dei tuoi amici sono sul pavimento ripieni di pallottole, con ancora in mano le loro pistoline e questo, lo ammetterai, non è di buon auspicio per te.
Il viso dell’uomo si sta facendo cianotico, negli occhi scavati comincia ad affiorare la paura.
– Ma soprattutto, nella stanza qui a fianco c’è il cadavere di una bambina di cinque anni, con il cranio sfondato e segni di torture schifose. Ora figlio di puttana, queste sono cose che la gente a posto non prende bene e che a me personalmente mettono voglia di farti fuori qui. Hai capito? Niente udienza preliminare, niente giudice né processo, ti spariamo nei coglioni e la facciamo finita. Ci sediamo a fumare una sigaretta e ti guardiamo morire dissanguato.
Il respiro dell’uomo ora è il rantolo di un moribondo.
– Quindi, per l’ultima volta, dato che ci manca un quarto pezzo di merda con il pentacolo sul petto per fare poker, mi dici come si chiama il topo di fogna che è scappato dal retro quando siamo entrati? E dove lo possiamo andare a prendere? Risparmiaci un po’ di lavoro, perché alla fine lo becchiamo lo stesso ma magari se ci metti un po’ di impegno finirai in galera e non direttamente sottoterra.
Gli occhi dell’uomo a terra si stanno rovesciando, il poliziotto scatta in piedi e lui tossisce sangue, inspira convulsamente cercando di riempire i polmoni d’aria, la sedia si ribalta su un fianco. L’uomo in divisa si china e gli punta la pistola in mezzo agli occhi.
– Allora, coglione?
L’uomo alza lo sguardo e osserva l’arma per un istante prima di aprire bocca:
– Vaf-fan-culo.
Il calcio della pistola si abbatte nuovamente sul suo viso e l’uomo perde i sensi. Il poliziotto si alza e lo osserva per un attimo massaggiandosi la fronte con una mano, poi ripone l’arma nella fondina e si volta verso i colleghi.
– Scalise, dammi una sigaretta.
Uno degli agenti estrae dalla tasca un pacchetto stropicciato.
– Tenga, ispettore.
L’ispettore afferra una sigaretta e la accende dal fiammifero che Scalise gli porge. Poi fa un passo e si ferma sulla soglia della stanza accanto. Il corpo nudo di Elisa è steso sul pavimento sozzo, in mezzo a un pentacolo disegnato probabilmente con il sangue della bambina in qualche istante delle venticinque ore più orribili della sua vita. Il poliziotto chiude gli occhi ma continua a vedere il corpo della piccola, i tagli, i lividi e le manine, Cristo santo le manine! Si volta di scatto e punta un dito verso i compagni che arretrano di un passo. La sua voce è un tuono, la sua mano trema di rabbia.
– Trovatemi quel figlio di puttana! Sfondate le porte di tutte le cascine, svegliate tutti i contadini del cazzo, prendete a calci chi vi pare MA NON TORNATE SENZA QUEL PEZZO DI MERDA!

VI.

Le suore stamattina hanno svegliato prestissimo tutte noi bambine e ci hanno mandate alle docce. Poi ci hanno fatto indossare il vestitino più scuro che avevamo e ci hanno spazzolato i capelli. Alle dieci c’è stato il funerale di Elisa. C’era tantissima gente, anche quelli della televisione che cercavano di chiederci se eravamo tristi e se la nostra amica ci mancava ma Suor Michela si è arrabbiata tanto e loro sono stati zitti. Abbiamo pianto tutte, anche Giulia e Valeria. Il prete ha fatto un discorso lungo lungo dicendo che tutto il paese voleva bene a Elisa e che ora lei sta in cielo ma io non so se ci credo. Quando la bara è scesa nella tomba, io mi sono sentita male e stavo per svenire, allora Suor Letizia mi ha presa in braccio e mi ha portata via. In questi giorni mi capita spesso di non sentirmi bene e avere paura e infatti per ora dormo con Suor Michela nella sua stanza, meno male perché faccio tanti incubi. La notte, sotto la finestra, c’è sempre anche una macchina della polizia. Oggi pomeriggio le suore ci hanno fatto fare dei disegni in ricordo della nostra compagna. Hanno detto che dopo li metteranno tutti in un libro così attraverso noi Elisa vivrà per sempre. Io ho disegnato me e lei che beviamo l’aranciata insieme a Ernesto e nel cielo c’è la cometa. Ci ho messo anche le farfalle di tutti i colori, i grilli però non li ho disegnati perché non so come sono fatti. Suor Letizia ha detto che andava bene anche se non era un ricordo.

VII.

Angela è seduta nell’ufficio di Suor Michela, che se ne sta dietro la sua scrivania a massaggiarsi la pancia. Suor Letizia è in piedi vicino alla finestra. A fianco di Angela sono seduti i signori che dovevano diventare il papà e la mamma di Elisa. Nessuno parla e la bambina ha un po’ paura perché pensa che la vogliano sgridare. Poi Suor Michela sorride e lei si sente più tranquilla.

– Tesoro, ti ricordi questi signori?
Angela deglutisce prima di rispondere.
– Sono i genitori di Elisa.
– Certo cara, ma tu lo sai che lei purtroppo non è più con noi, vero?
– Sì.
– Vedi Angela, loro hanno pensato che anche se non possono più fare del bene a Elisa, lo possono fare a un’altra bambina, lo capisci?
– Sì.
Angela si chiede cosa stia succedendo. Il sorriso di Suor Michela si fa ancora più largo.
– Bene tesoro. Ho una bellissima notizia da darti. Stamattina i signori Orsini sono venuti a trovare me e Suor Letizia e ci hanno detto che vorrebbero tanto, se a te va bene, diventare la tua mamma e il tuo papà.
La bambina si guarda intorno e per un istante il gruppetto di persone pende dalle sua labbra. Poi si volta decisa verso l’uomo e la donna che stanno seduti al suo fianco.
– Ernesto può venire con me?

VIII.

– Ispettore, siete sicuri che fossero solo in quattro?
– Niente è sicuro, signor Orsini, ma per quanto sappiamo in questo momento, sembra di sì. C’è un agente sotto copertura in cella con l’uomo che abbiamo arrestato, finora però non è riuscito a ottenere molto.
– Quello che sta in carcere faceva il meccanico in paese, esatto?
– Esatto, e ci era noto da tempo perché vicino agli ambienti neonazisti. Mentre gli altri due, come già saprà dai giornali e dalla televisione, avevano a che fare con l’orfanotrofio.
– Sì, quelli che sono rimasti uccisi, giusto? Uno era conducente di autobus…
– …e un paio di volte aveva accompagnato in gita le suore e le bambine. L’altro aveva un negozio di alimentari che serviva l’istituto.
– E sul quarto uomo non avete scoperto assolutamente niente? Quello che vi è sfuggito?
L’ispettore si fa cupo in volto. Rivede se stesso e i suoi colleghi fare irruzione nel casolare. La porta che cede, le tuniche nere, le candele accese. Poi la voce di Scalise che grida “Sono armati!”, le raffiche di mitra. Una sagoma scura che fugge verso il retro.
– No, purtroppo. E mi creda, ci penso tutti i giorni e tutte le notti.
– Lei pensa che Angela sia in pericolo finché quell’uomo è libero?
Nella mente dell’ispettore, in un fotogramma insanguinato, appaiono le manine di Elisa.
– Quello che penso, signor Orsini, è che se fossi in lei porterei la bambina il più lontano possibile.

Seconda parte

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10 commenti »

  1. quindi?
    sei peggio delle puntate di beautiful, lasci lì, col fiato sospeso, e mandi la pubblicità!
    PESSIMO!!!

    ;)

    Commento di mantiduzza — 19 febbraio 2010 @ 9:44 | Rispondi

  2. Ma cara, sei stata tu a dire che troppe pagine insieme non le leggeva nessuno :-)

    Commento di offender — 19 febbraio 2010 @ 10:02 | Rispondi

  3. vero, ma ora che IO ho letto la prima parte, gradirei leggere anche la seconda…tipo…SUBITO?
    ;)

    Commento di mantiduzza — 19 febbraio 2010 @ 10:36 | Rispondi

  4. pazienta, per domenica è online senz’altro :-)

    Commento di offender — 19 febbraio 2010 @ 10:38 | Rispondi

  5. un racconto angosciante fin dal titolo (ciò significa che è scelto bene).
    certo, rimanere così a metà…
    è vero, comunque, che tutto insieme sarebbe troppo lungo. hai fatto bene a dividerlo.

    Commento di morenafanti — 19 febbraio 2010 @ 10:58 | Rispondi

  6. Ciao Morena, solo una curiosità: è il titolo del racconto o quello della prima parte che trovi angosciante?

    Commento di offender — 19 febbraio 2010 @ 11:20 | Rispondi

  7. il titolo non è ‘le bambine del cielo’?
    … ah, è ‘per Elisa’?…

    allora mi riferivo a ‘le bambine del cielo’.

    Commento di morenafanti — 19 febbraio 2010 @ 11:53 | Rispondi

  8. ma non era un appunto. trovo il titolo perfetto (se è il titolo).
    era una constatazione. i titoli sono importanti ma non sempre devono essere camprensibili da subito. a volte si capiscono solo dopo avere letto tutta la storia.

    Commento di morenafanti — 19 febbraio 2010 @ 11:55 | Rispondi

  9. Ma figurati! Per me è un complimento! Mi chiedevo solo se ti riferissi a “Per Elisa” o a “Le Bambine del Cielo”

    Commento di offender — 19 febbraio 2010 @ 11:59 | Rispondi

  10. Eccomi arrivata ma… un pugno allo stomaco. Come vorrei che queste storie fossero incredibili, e invece purtroppo questo succede, in tutte le parti del mondo, e i bambini presi di mira sono soprattutto gli orfani, i bambini di strada, quelli che nessuno cercherà.

    Forse la parte meno veritiera è proprio quella della polizia che li trova, e gliela fa pagare.

    Passo alla seconda parte.

    Commento di Ifigenia — 21 febbraio 2010 @ 6:09 | Rispondi


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