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Carmen (una storia d’amore)

Nota: questo racconto è il seguito di “Respect”, che trovate nella barra a lato nella sezione “Vecchie(?) Storie”

I picked up my bag, I went lookin’ for a place to hide;
When I saw Carmen and the Devil walkin’ side by side.

I
said, “Hey, Carmen, come on, let’s go downtown.”
She said, “I gotta go, but my friend can stick around.”

La foresta ha sapore di morte, il dolore è un grido tiepido che lento si diffonde. I miei passi pesanti del mio respiro, terrore nel delirio che qualcuno mi insegua…Augusto. Tu e la tua cicciona fottetevi, ora ho la febbre che sale, non posso resistere per molto tempo ancora. Le forze mi abbandonano cazzo, e sono ancora vestito come per quell’ignaro calice di champagne…sudato, sudore e sangue, una formica che si dibatte in un inferno caldo e umido, che a fatica avanza in mezzo a questo verde deserto, verso di lei. Lei mi salverà. Il dolore mi ricorda che sono ferito e che i tuoi sgherri mi staranno seguendo Augusto. Ma io corro per quanto le mie costole rotte me lo consentano, corro e inseguo la vita che mi sta lasciando. E se il mio cuore reggerà, perderò coscienza fra le braccia e sul petto di Carmen.

Ero piccola, Brian…non avevo ancora le tette, ti ricordi? Ma tu me le guardavi lo stesso e io mi sentivo una donna, io bambina colombiana e tu fighettino biondino. La mia mamma puliva le stanze della tua famiglia Brian, io diventavo rossa quando tu mi sorridevi. Quel pomeriggio non so cosa sia successo quando il tempo si è fermato e tu mi hai baciata, ragazzino! Ragazzino ho pensato ma quando scopo con mio marito chiudo gli occhi e tu sei lì ed è sempre quel pomeriggio e siamo Carmen, Carmen e Brian.

Più avanti, avanti di poco, poche fitte nel mio petto e tu sarai lì e mi abbraccerai, le tue mani, le tue mani docili a guarire i miei sogni ora che poco ci separa, ora che il mio dolore si sposa con te. Carmen sarai di sicuro vestita di bianco, io ti verrò incontro tu mi sorreggerai. E io ti darò me stesso e l’odore della morte, ma non aspettarti di più Carmen ché troppi respiri ho soffocato senza di te e il male che ho dentro ha troppa voglia di scoppiare.

Ragazzino, io però ero piccola e non ce l’ho fatta ad ammazzare i tuoi fantasmi. Le streghe. Sento che potrei, sì, potrei accoglierti nel mio grembo, chiudere gli occhi come quel pomeriggio, e pensare dorme, Brian dorme, non ricorda. Brian ha la febbre, Brian perdona la sua cattiveria. E dirti vieni, fatti toccare, stanotte non c’è confine domani, domani sarai con me, domani lo sai non esiste. Ma…

La foresta mi concede infine tregua Carmen e in fondo vedo la tua casa; e in fondo ai miei ricordi vedo te, e un giorno antico, un pomeriggio forse ma il dolore annebbia la mia mente e non ce la faccio, nei miei occhi un capanno e una bomba e il delirio mi confonde ma tu sei ed esisti e il resto sembra gioco, Carmen, il tuo nome è sangue, vino nelle mie membra.

…poi il tempo ha consumato l’amore e le mie tette, Brian. Tu non c’eri, che potevo fare? Niente Brian, solo tenere duro. Sopravvivere, solo questo, anche se quel pomeriggio per un attimo mi è sembrato che il mondo mi abbracciasse. Ma tu non odiarmi ti prego, non odiarmi ragazzino.

La tua casa è piccola e bianca come nei ricordi di un ragazzino. I tuoi capelli neri sono onda in cui morire mentre ormai in ginocchio striscio verso di te, Carmen…sì era un pomeriggio ma i tuoi occhi non sono quelli di allora, mi guardi arrancare piano e non ti muovi, per un attimo mentre i demoni si avvicinano mi sembra che tu stia per piangere.

Poi ti volti e ti allontani verso la vita che sola vivrai; io mordo l’erba, alzo gli occhi stanchi. Augusto mi sorride, il suo vestito bianco è macchiato del mio sangue.

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