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20 febbraio 2010

Per Elisa (II)

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 18:37

Attenzione!

Per la prima parte della storia cliccare qui

Parte Seconda:
Il Quarto Uomo

Luglio 2009


IX.

Angela cammina da sola in mezzo a un immenso prato. E’ notte e il cielo è pieno di stelle. Avanza piano reggendo fra le mani un bicchiere colmo di aranciata. Deve trovare Elisa, Elisa ha sete e ha bisogno di bere. (more…)

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18 febbraio 2010

Per Elisa (I)

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 20:51

Parte Prima:
Le Bambine del Cielo

Settembre 1985


I.

La notte è tiepida e avvolge delicata la penombra della stanza. Suor Letizia ha spento la luce già da un po’, ma Angela ancora non riesce a dormire. Se ne sta a pancia in su sopra le coperte, le mani intrecciate dietro la testa, i piedini accarezzati dall’aria che entra dalla finestra e fa danzare leggera le tende. Nel lettino a fianco, il respiro di Elisa è lento e regolare. (more…)

7 febbraio 2010

Lavori in corso

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 20:56

Messaggio per tutti i miei instancabili 2.5 lettori: la storia che sto scrivendo è più lunga del solito e sta prendendo un po’ di tempo. Spero che veda la luce a metà settimana, nel frattempo vi saluto, sicuro che l’attesa non vi peserà troppo :-)

29 gennaio 2010

L’ultimo atto

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 10:18

Seduto in platea nella sala buia, soffio sulle mani intirizzite. Fuori, la neve avvolge in spire gelate il vecchio teatro di provincia. Il vento si abbatte sui muri, scuote le vetrate e penetra nella sala, scivolando ghiacciato sui pavimenti. L’impianto di riscaldamento combatte eroicamente, ma la battaglia è persa, specialmente stasera che certo non si può dire ci sia il pienone. Ah, il calore umano! Si potrà sentirsi soli in mezzo a una folla, ma almeno si evita di congelare. Ecco, le luci sul palco si accendono. Speriamo che sia l’ultimo atto.

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21 gennaio 2010

Cani

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 2:29

1.

Non vedo niente.

Solo buio.

Non sento il mio corpo e non riesco ad aprire la bocca, ma sento le voci trafelate intorno a me, sento cigolare le rotelle di quello che penso sia il lettino di un’ambulanza. Le voci corrono insieme a me e al lettino e gridano, gridano che il tempo è poco, che bisogna fare in fretta, che ho tre proiettili nel petto e uno in testa. Cazzo! Quattro me ne sono beccati? Bisogna fare in fretta. In fretta. In frett…

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29 maggio 2008

Narciso

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 20:52
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Lurida la pioggia gonfia senza ritegno l’afa che non può sciogliere. Le auto in fila sono un solco colorato nel finestrino del treno, segni di vandali sulla strada che un tempo accolse legioni vittoriose.

Dove sto andando? Da dove sono partita? Cosa ne è stato dei sogni che inseguivo?

Sfasciacarrozze e supermercati inseguono senza sosta il mio sguardo, carta vetrata sulle mie iridi. Lo squallore monta nello stomaco, la nausea si alza dal profondo.

Le nuvole là fuori ansimano.

Le risa sguaiate della Regina del Quartaccio, sordida compagna di scompartimento in questo viaggio mai desiderato svegliano in me la voglia di urlare, ma non c’è suono e non c’è confine, i pezzi cadono in me uno dietro l’altro.

Io, io in questa vita avrei potuto…se solo…

poi i freni i binari esplodono in dissonante agonia il mio corpo improvvisamente leggero si stacca dal sedile senza speranza batte duro sull’acciaio il naso che si spezza il sapore del mio sangue le orecchie colme del grido delle ruote, dell’urlo tuo, del macchinista

Chi eri? Da dove eri partito? Cosa ne è stato dei sogni che inseguivi?

Ora il tuo sangue è sparso dove in un giorno lontano marciavano sicuri i centurioni, le tue membra scomposte e immemori delle vite che hai sfiorato sono sale sulla mia lingua. Ti odio Narciso e ti disprezzo, superbo tu, invadente nel Suicidio, ti odio anche se mi hai liberata anche se infine la pace mi abbraccia.

Il mio respiro rallenta.

Da qualche parte al di là delle palpebre chiuse sento il pianto del macchinista.

8 gennaio 2008

Esterno giorno

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 0:18

Esterno giorno in primavera, sole e sangue. Ossa spezzate. La voce di una bambina rotta dai singhiozzi.

– Ti prego. Ti pregooooooooo! Ti prego n….

Il tuo sorriso è carezza sul mio basso ventre, sei come carne putrida nei mille occhi di una mosca. Le tue labbra umide. I tuoi capelli. L’idea di toccarti e distruggerti mi scava nel profondo. La brama di strapparti i capezzoli inietta i miei occhi di sangue, succhia tutta la mia saliva e il cuore batte indemoniato e non mi importa più di avere settantasei anni. Non mi importa nemmeno che tu ne abbia nove.

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9 dicembre 2007

La Luna

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“And when I’m walking a dark road
I am a man who walks alone”

La morte mi avvolge come il gelo la pioggia. La sera è profonda, la luna racconta storie perverse. La cerata nera è un sudario sulle mie spalle, gli stivali arrancano nel fango. Le mie mani rosse del ghiaccio di dicembre stringono appassionate la vanga. La terra ti copre da poche ore Isabella: terra bagnata e molle, l’odore di pioggia mi fa già assaporare la tua pelle fredda. Cammino lungo i vialetti del cimitero, i lumi delle tombe mi fanno da guardia. Poi la tua lapide Isabella…la tua lapide grigia. Il vento e la pioggia la accarezzano, scavo nella terra. Non si può morire a diciotto anni. Isabella io e te e la nostra infanzia spesa ad inseguirci sui prati, fiori rossi Isa, rotolavamo nell’erba e nel rosso e ridevamo. Ricordi? Ora l’acqua scende, dal cielo e non ha pietà Isabella, mentre la vanga rimuove il peso che ti schiaccia le tue immagini tornano nella mia mente. Ci volevamo bene io e te io ti accarezzavo eri così bianca, tu ti guardavi in giro perché avevi paura che qualcuno ti vedesse con me, che i dottori dicevano ero ritardato. La buca ormai è profonda, l’odore della terra nelle narici, respiro il freddo mentre spunta la tua bara. Ti ricordi il Luna Park? La notte era chiara e tu avevi bevuto, Isa-bella bionda io pensavo di essere in cima alla montagna io pensavo di pisciare giù sul mondo. Le mie braccia tremano mentre sollevo il coperchio, sei bella, sei bianca Isabella, il tuo collo ha segni viola ma a me piaci così. Ti abbraccio. Quella sera e il Luna Park, Isa, quel tuo sorriso imbarazzato mi hai detto che io non ero il tuo ragazzo che eravamo solo amici che abbracciarsi e darsi due baci non vuol dire niente che…sollevo la tua testa, sai di terra Isa mentre ti bacio ancora. Ma quella sera mi hai fatto tanto arrabbiare, eravamo soli sulla stradina di fango, i tuoi occhi erano verdi e tu mi dicevi che non ci potevamo sposare mai. Mai…MA ORA COSA SONO QUESTE LUCI ISA QUESTI RUMORI CHI E’ CHE GRIDA DI ALZARE LE MANI, IO SONO SCAPPATO QUELLA SERA DOPO CHE MI AVEVI FATTO ARRABBIARE DOPO CHE TI AVEVO STRETTO LA GOLA AMORE MI METTONO LE MANETTE AMORE URLANO TUTTI PERCHE’? PERCHE’?

Piango in macchina con i signori poliziotti, piango perché ti ho uccisa. Perché ero tanto arrabbiato perché ti ho stretto la gola e poi me ne sono andato come niente fosse, perché ti amavo, perché quando è arrivato quel tizio non mi sono voltato perché tu gridavi aiuto ma io avevo paura Isa, anch’io come te e mentre tu morivi io camminavo nel fango.

6 dicembre 2007

Il cuore di Carmelo

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 0:32

Le gomme bruciano l’asfalto, divorano la strada. Due sagome nere incidono nel vento una scia scura, si inseguono a perdifiato verso un’unica rossa e palpitante meta. Il cuore di Carmelo.

La casa è una boa di mattoni in un oceano di colline nude, una brezza nervosa fa tremare i panni nel cortile: macchie colorate nelle iridi scure di Anna, immerse nelle nuvole che passano davanti alla finestra della cucina.

Anna è innamorata, oggi e da sempre.

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22 novembre 2007

Zanardi

Filed under: offender,Racconti,Scrittura — offender @ 12:49

Bologna, Ferragosto 2006. Una città fantasma, uno stato d’animo particolare. Due righe scribacchiate su un taccuino, che Emma mi ha ricordato con il suo post su Pazienza.

Zanardi

Sotto i portici deserti della Bologna di Ferragosto non c’eri più nemmeno tu, Zanna, eppure ti ricordi quante ne abbiamo fatte insieme.

Sotto il sole spietato e nel silenzio irreale, ho cercato nelle piazze e lungo i viali dell’Università: ma dei giorni passati a ritrovare il male, solo i volantini dimenticati sulle bacheche sembravano conservare la memoria.

Però tanto lo sai che alla fine ci rivedremo, Zanna, per ridere ancora di mille feste pagane, per brindare con il sangue dei nostri bottini, per un poker e per un Jack Daniel’s e per scoprire

CHI ERAVAMO

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