Main Offender

Respect

Ore 16:24

“Nnnnpppvvvnnnhhhhh!!!!!!!”
“Che cazzo dici, Dolores??? Che cazzo dici??? Non capisco porca di una troia non capisco schiattiamo tutteddue cazzo non lo sai??? Porca troia! Porca troiaaaa!!!!!”

Ore 14:08

La villa è proprio di quelle da figlio di puttana. Il cancello imponente e minaccioso sbarra l’ingresso a un lungo viale; in fondo, la casa è assurdamente grande e opulenta, gonfia dei soldi con cui è stata costruita, del sangue che per quei soldi è stato versato. Droga, armi, corruzione: dai bassifondi di Bogotà, Augusto ne ha fatta di strada. Io curo i suoi rapporti con gli Estados Unidos…unofficially, ovviamente. Il cancello si apre lento e silenzioso, ingrano la prima mentre le guardie mi salutano con un cenno della testa. Augusto mi ha mandato a chiamare d’urgenza, sembra ci sia in ballo qualcosa di grosso con los americanos.

Ore 15:54

Devo avere una costola rotta, ogni respiro è una lama nel petto. La mia faccia è incrostata di sangue, zoppico mentre gli uomini di Augusto mi prendono a calci per farmi avanzare. Ma Dolores è messa peggio di me, la mandibola fracassata, il naso rotto, gli occhi tumefatti. Il suo vestito azzurro è lacerato, e sulla schiena nuda, incisa con un coltello, sanguina la parola “puta”. Il sole ci divora spietato: non fossi vicino alla morte, troverei il caldo veramente opprimente.

Ore 14:31

La stanza è squisitamente fresca grazie all’aria condizionata. Sprofondato nella poltrona di cuoio, sorseggio un calice di ottimo champagne. Augusto lo fa volare direttamente dalla Francia, è un uomo che ci tiene alle sue cantine. E a tutto ciò che è suo, se è per quello.

“Il mio uomo a New York, eccolo qui il mio uomo!”
Mi alzo e gli sorrido mentre cammina verso di me. Vecchio bastardo, splendente nel suo abito bianco, i gioielli sfarzosi a ricordare la miseria in cui è nato.
“Come stai, Augusto?”
“Tutto bene, ragazzo, tutto bene…ora siediti.”
(Ragazzo? Ora siediti?)
Mi siedo. Augusto si adagia sulla poltrona davanti alla mia, immemore del suo centinaio di chili. Accende un enorme sigaro, chiude gli occhi espirando fumo.
(Che cosa stai tramando, vecchio figlio di puttana?)
“Ragazzo, tu non sei sposato, vero?”
Mi guarda. In fondo ai suoi occhi neri intravedo qualcosa che non mi piace.
“No, Augusto.”
“E perché no? Sei un bel ragazzo, Brian…e giovane…avrai più o meno trent’anni, no? E non sei una checca vero?”
“No.”
“E allora?”
Ingoio saliva.
“Non…forse non ho ancora trovato la donna giusta.”
“Ooooh, questa è sfortuna ragazzo! Io invece la donna giusta l’ho trovata, lo sai Brian? La MIA Dolores?”
“Sì, Augusto”
Sorride e annuisce con la testa, a lasciar intendere qualcosa che non voglio sapere. Un brivido mi scorre lungo la schiena.
“DO-LO-RES!!!”
La moglie di Augusto si materializza dal nulla. Non ho mai capito come faccia il vecchio a far comparire in una frazione di secondo la sua dolce metà, in una villa di tremila metri quadri, ma è un numero che gli ho visto eseguire parecchie volte.
“Eccomi, Augusto.”
Dolores è una donna di mezza età sullo stile tricheco, più o meno centoventi chili mal distribuiti. La ciccia, a stento contenuta da un orrido abito color pastello, ondeggia senza ritegno ad ogni passo, culminando verso l’alto in un trionfo di doppi menti che si incuneano sotto il viso sgraziato e bovino. L’espressione vaga ed assente è sottolineata da un paio di baffetti resi nobili dall’ingrigire dei peli, e posizionati sotto uno dei nasi più ritorti che abbia mai visto. Si ferma vicino ad Augusto e resta lì, in piedi, senza proferire parola.
“Lo sai da quanto tempo siamo sposati, io e Dolores, Brian?”
“No, Aug…”
“Trent’anni. Trenta lunghi e fottutissimi anni, Brian. Quando ci siamo conosciuti ad una festa, probabilmente tu non eri ancora nato. La prima canzone che abbiamo ballato è stata “Strangers in the night”. E da quella notte ci amiamo e ci rispettiamo, e dal nostro amore sono nati Augusto Jr, Ernesto e Cesar. Tre figli maschi, forti come papà, belli come mamma. Ti sembra una cazzata, Brian?”
“No certo Au…”
“Ora Brian, ti devo raccontare una storia. Apri le orecchie e chiudi quel culo che hai al posto della bocca.”
(Non potrei aprire la bocca: sono terrorizzato)
“Più di sessant’anni fa, in una baracca nei sobborghi di Bogotà, viveva una donna di nome Maria. Era forte e coraggiosa, di mestiere faceva la puttana.”
(Dio no sei impazzito cazzo no ti prego no)
“Faceva la puttana, Brian, ma non era puttana, capisci cosa voglio dire?”
Non oso rispondere. Augusto fa un cenno affermativo con la testa.
“Certo.”
“Bene. Ora tu devi sapere, ragazzo, che questa donna faceva la puttana solo per nutrire il figlio, unico frutto del suo seno. I tempi erano duri, e il padre della creatura se ne era andato. Che poteva fare? Niente, Brian, niente, solo tenere duro. Ma sappi, Brian, che questa donna non ha mai parlato male al figlio di suo padre. E non ha mai parlato male di lui con nessuno. E lo sai perché? Rispondi.”
“No.”
“Perché lei era una donna che aveva rispetto del suo uomo, Brian.”
Augusto aspira teatralmente dal suo sigaro. Dolores è immobile come la statua di un ippopotamo. Io mi cagherei volentieri sotto.
“E il suo bambino…il suo bambino la amava tanto. Lo capisci questo? Non rispondere.”
“…”
“Bene. Il suo bambino, Brian, è cresciuto forte e orgoglioso della mamma, e quando lei è morta di una brutta malattia di quelle che si prendono a fare la puttana, lui ha fatto celebrare il più bel funerale che si potesse permettere, e al funerale c’era tanta gente, tanti signori della città che la piangevano, e la piangevano perché la rispettavano, capisci cosa voglio dire? Rispondi!”
“Sì, Augusto.”
“Ora ragazzo tieniti forte, perché sto per farti una confessione.”
Mi guarda negli occhi. Per un attimo penso che stia per piangere.
“Quella donna era la mia mamma.”
Fissa un punto in lontananza, immerso in dolci ricordi.
“E la gente la rispettava, Brian, perché lei rispettava il suo uomo, lo capisci questo?”
Annuisco con la testa. Gli occhi di Augusto sono diventati due fessure. Morirò. So che morirò. Ma non so il perché.
“Dolores, e tu?”
“Che cosa, Augusto?”
“TU MI RISPETTI, DOLORES?”
“C…certo, Augusto!”
“E ALLORA MI SPIEGHI CHE COSA CAZZO E’ QUESTO? EH?”
Estrae dalla tasca un pezzetto di carta rosa, dove sono scribacchiate alcune parole. Lo sventola davanti alla moglie, poi lo porge a me.
“Leggi ad alta voce.”
Le mie mani tremano. Afferro il foglietto. Guardo Dolores. Anche lei sa che morirà.
“Io…”
“AVANTI! LEGGI!”
“Da quando lo abbiamo fatto, mio dolce B., vorrei addormentarmi tutte le notti abbracciata a te!”
(Chiudo gli occhi, ogni speranza mi abbandona, cazzo ora ho capito Augusto no, io non ho scopato la tua elefantessa, non riesco nemmeno a pensare che qualcuno possa fare una cosa del genere, ti prego Augusto, ti prego risparmiami)
Riapro gli occhi, Augusto è in piedi a fianco della moglie. Stringe tra le mani una mazza da baseball. Dolores ha la stessa espressione di una mucca al macello.

Ore 16:02

Ed eccoci qua, io e Dolores, seduti uno di fronte all’altro in un maledetto capanno in mezzo alla foresta. Siamo legati stretti ciascuno alla sua sedia. Quella di Dolores scricchiola esausta. In mezzo a noi, in pieno stile action movie, di cui il vecchio è un fottutissimo fan, il timer di un ordigno esplosivo conta i minuti mancanti all’Apocalisse. Trenta, in questo momento: il bastardo ci lascia tempo per meditare sui nostri peccati. Dolores piange come una foca a cui abbiano pestato le pinne.

Brian O’Reilly, mezzo irlandese e mezzo canadese, sta per morire in Colombia perché una balena artica si è infatuata di un figlio di troia con la sua stessa iniziale. Cazzoooooooo! No, no, ci deve essere una soluzione. Calma. Sì. Le corde che mi legano le mani dietro la schiena sono un po’ lente.

“Dolores”
“Mmmffmmllhhhh…”
“Dolores io penso di potermi slegare, e poi di poter liberare te. Ma solo se tu mi aiuti.”
“Bbbmmmbbbbhhh…”
“Lo so che è una bomba Dolores, e so che la mandibola fa tanto male! Ma se usciamo di qui e sopravviviamo, io ti porterò dove Augusto non ti potrà mai trovare.”
“Nnnnvvrrrhhhhh….”
“Invece è vero, Dolores! Non abbandonare la speranza! Ora io cercherò di girare la sedia fino a voltarti le spalle, fin qui ci sei, Dolores?”
“Sshh…”
“Bene! Perfetto! Quando mi sarò voltato, tu mi indicherai come muovere le dita, sarai la mia guida e io dovrò contare su di te, ma sarò tranquillo perché io di te mi fido, ok, Dolores?”
Fa cenno di sì con la testa. Maledetta vacca.

Ore 16:30

Finalmente libero, poco meno di due minuti all’Apocalisse, dalla quale sfuggirò, come è giusto che sia. Mi massaggio i polsi mentre la donna chiamata betoniera mi guarda speranzosa. Ma io ho qualcosa da chiarire in questi novantasei secondi.

“Dolores”
“Scccpppphhh!”
“Stai tranquilla Dolores, ora ti slego, ma prima mi devi dire una cosa”
“Hhhhhhh…”
“Non piangere e stammi a sentire. Io penso, anzi cazzo no, io so, IO SONO SICURO di avere il diritto di sapere chi è il fottutissimo e sifilitico B. per colpa del quale Augusto mi ha ridisegnato i lineamenti, SEI D’ACCORDO???”
“…”
“Dolores, mancano sessantadue secondi, ce ne metto almeno venti a slegarti, rispondimi cazzoooo!”
“Bbbrrrnnrrrdddhh!”
“Bernardo?”
Annuisce. La ucciderei con le mie mani.
“Bernardo il fetente giardiniere zoppo, settant’anni suonati???”
Piange.
“E io sono qui, dannata troia, in compagnia di un cetaceo e di una bomba, con una costola rotta, perché tu e il vecchio giardiniere zoppo, che Dio vi perdoni, fate le cosacce alle spalle di Augusto?”

Annuisce e piange a dirotto.

Mancano quaranta secondi.

Corro fuori più veloce che posso.

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4 commenti »

  1. La tua traccia letteraria è crudelmente originale.
    Sai di America.
    Tereza

    Commento di Tereza — 18 dicembre 2007 @ 10:51 | Rispondi

  2. Grazie Tereza, per l’originalità, per la crudeltà e pure per l’America

    Commento di offender — 18 dicembre 2007 @ 10:58 | Rispondi

  3. Pessimo (nel senso più positivo del termine, intendo ;) ).

    Fortissima la descrizione del vecchio cetaceo, quasi commovente che persino una così possa ritagliarsi un amore extraconiugale, ma… speriamo che certi boss abbiano una rete d’informatori più efficiente, in grado di non farli cadere in certi “errori giudiziari”.

    Nelle aziende no, non ce l’hanno, e fanno esplodere innocentissimi B., e C., e D., e F. …

    Commento di Diemme — 2 febbraio 2010 @ 5:37 | Rispondi

  4. Ciao Diemme, Augusto è accecato dall’amore per la moglie che trova bellissima, quindi nella sua mente B. non può essere il vecchio giardiniere, ma è senz’altro il giovane e aitante collaboratore :-) Penso che abbia trovato lui stesso la nota, non ho mai pensato sinceramente a una rete di informatori :-) Grazie per il pessimo.

    Commento di offender — 2 febbraio 2010 @ 11:14 | Rispondi


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